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Archivi Categorie: Sobrietà

Copioincollo dal sito Occupiamoci di Contemporaneo:

Adesso basta. Vogliamo un tecnico vero e competente per evitare il disastro della cultura in Italia. Dopo la grottesca, misteriosa e tendenziosa vicenda del commissariamento del Maxxi da parte del Mibac, Occupiamoci di Contemporaneo si chiede: per quanto tempo ancora dovremo subire come rappresentanti della cultura italiana l’umiliazione di essere considerati un fastidio per il paese e non una risorsa? Dopo mesi e mesi di totale assenza dalla scena nazionale dell’attuale ministro, che ci fanno rimpiangere persino il “poeta”, diciamo basta e chiediamo le sue dimissioni. Ma soprattutto chiediamo al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio di scegliere e nominare un tecnico realmente competente e che abbia davvero a cuore la cultura italiana. Chiediamo anche che venga istituito un tavolo con i rappresentanti dei vari settori della produzione culturale, in modo da ragionare insieme sulle azioni che ormai non sono evidentemente più rinviabili. FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE…
Si chiedono le dimissioni di Lorenzo Ornaghi, e si invita a firmare la petizione. Anche nel mondo della cultura – quello che, va detto e ridetto, il 12 novembre scorso è sceso quasui compatto in piazza a festeggiare la caduta del Berluska e l’arrivo della Sobrietà al Governo - si stanno cominciando a levare  le critiche, forti, a uno che in un governo di tecnici è stato messo lì che manco lui sa come e perché e a fare cosa. Eppure, val la pena ripeterlo, l’Italia è zeppa di ottimi “tecnici” dei beni culturali; professionisti esperti, dalle idee e modi più o meno condivisibili, ma comunque addentro a quel mondo che – ci dicono sempre – è il nostro petrolio ma che poi, non si riesce davvero a capire perché, alla fine, quando si parla di finanziamenti e attenzione, da petrolio si trasforma puntualmente in Cenerentola. Vecchia storia. Che si è ripetuta pure col governerrimo Monti, che tra tanti tecnici non ne ha saputo tirar fuori uno veramente degno di questo nome da porre alla guida del Ministero dei Beni Culturali, dove è finito semplicemente uno degli Eletti. Uno di quelli che dovevano essere piazzati, un amico dell’uomo in loden. Ai ciechi che ancora non vogliono vedere e comprendere in quali mani siamo caduti, basterebbe ricordare e far presente proprio questa storiella, la cui morale è: se davvero questi qui che ora stanno a Palazzo Chigi fossero stati chiamati a occuparsi dell’Italia per merito delle loro competenze, al Ministero dei Beni Culturali avrebbe dovuto essere mandato un tecnico vero, visto che i montaroli si vantano della propria preparazione accademica, della propria professionalità e delle proprie infallibili competenze, tutte sfruttate ad hoc solo ed esclusivamente per il nostro bene. E visto che l’Italia è piena di tecnici da beni culturali veri e bravi.
E’ andata così?

Dal Il Giornale di ieri:

Cara Signora Ministro Elsa Fornero,
in questi giorni ci siamo ritrovate in quattro generazioni: mia madre, 87 anni, io, Sua coetanea, mia figlia, 38 anni, e i miei nipoti di 12 e 11. Chiara, mia figlia, ha cominciato a leggere ad alta voce alcuni passi del libro segnalatole dalla nonna, Sanguisughe di Mario Giordano. Si era infatti indignata nell’apprendere dallo scritto alcune inquietanti notizie e ha voluto condividerle con noi. «Sai mamma, che un tuo collega avvocato, per essere stato un solo giorno deputato del partito radicale e per avere presentato come unico atto formale la propria lettera di dimissioni, percepisce dal 1983, cioé da quando aveva 44 anni, la pensione di 3.108 euro lordi al mese?». Da lì, poi, è emerso che altri deputati, cosiddetti a tempo, giacché dimessisi dopo pochi giorni dalla loro proclamazione ufficiale, hanno una pensione di 1.733 euro netti al mese, dagli anni ’80. Abbiamo poi tutti appreso, con orrore, che tale Felice Crosta, burocrate siciliano, è da noi cittadini mantenuto dal 2006, avendo lavorato poco più di 100 giorni, con ben 18.000 euro mensili che, dal 2010, sono saliti a 20.000, per diventare oggi, grazie al suo ricorso alla Corte dei conti, addirittura 41.500. Al mese! Per quattro mesi di «sudatissimo» lavoro ed essendosi spontaneamente dimesso. È ovvio il ribrezzo che suscitano queste cifre, al pensiero che Felice Crosta per tutta la vita avrà 1.300 euro al giorno, che un tal Sentinelli è da noi gratificato con 90.000 euro mensili, mentre la poverissima pensionata di 78 anni si è suicidata, in quanto la riforma, che Lei ha tecnicamente elaborato, Signora Ministro, le ha tolto duecento euro al mese! Sono notizie che giustificherebbero la rivoluzione. No? Mia madre ha peraltro sottolineato che lei, alla sua età, se non avesse i risparmi da erodere, e ormai abbondantemente erosi, non potrebbe mai vivere con la pensione di reversibilità che mio padre avvocato le ha lasciato: 1.250 euro. Pur avendo lei stessa per trent’anni sgobbato duramente, con quattro figli da crescere, ma non abbastanza da avere diritto alla pensione di insegnante e di avvocato; quando ci sono invece baby pensionati, che grazie alla sinistra, sono stati coccolati, dal 1983, da un significativo vitalizio dopo 14 anni di lavoro! Durante questo scambio di idee, è intervenuto mio nipote Francesco, undicenne, che ha voluto sapere cosa sia la pensione. Il fratello più grande gli ha spiegato che è un assegno che lo Stato versa ogni mese a chi è troppo vecchio per lavorare e come premio per avere faticato tutta la vita. Allora io gli ho domandato se sapesse perché lo Stato fa questo. Lui mi ha chiarito che lo Stato è protettivo, e che è rischioso risparmiare per la vecchiaia, tenendo i soldi a casa o in banca, perché ci sono le rapine. Poi però ha aggiunto «Non capisco come possa avere la pensione chi ha lavorato meno di un mese, quando i primi giorni di lavoro servono per accorgersi se uno è capace e si merita lo stipendio!». Il più piccolo allora si è informato perché, se lo Stato è protettivo, non dà un assegno uguale a tutti quelli che sono vecchi e stanchi. Il discorso si è approfondito e noi adulte ci siamo chieste se Lei, Signora Ministro, prima di programmare il miserevole e faticoso futuro di chi sta ancora lavorando e, prima di tagliare, con durezza inusitata, le pensioni davvero povere, abbia mai pensato di fare un po’ di pulizia sulle pensioni d’oro, quelle dei parlamentari per finta e per poco, quelle degli euro burocrati e le baby pensioni, nonché le pensioni truffa. Si sarebbe divertita, invece di piangere. E ci siamo interrogate sul perché non l’abbia fatto e, nel caso in cui avesse ipotizzato di farlo, come mai non se ne sia saputo niente. Avremmo tutti apprezzato una Sua manovra etica contrassegnata dalla giustizia distributiva, dalla volontà di punire i furbetti, dalla capacità di non sacrificare i più sani a favore della lealtà e del merito. I bambini hanno partecipato con autentico interesse alle nostre animate, precise e documentate considerazioni. E naturalmente hanno voluto sapere perché ci sono tante ingiustizie, tanta differenza, nessun merito riconosciuto e nessuna certezza. Hanno in pratica chiesto chi comanda e chi fa le regole. Abbiamo risposto in coro «I politici». A quel punto Alessandro, il dodicenne, ha detto «Ah, ecco perché nel film Ghost Rider, tra le anime dei cattivi da recuperare, insieme agli assassini, ai ladri e ai terroristi, c’erano anche i politici!». Signora Ministro, dobbiamo lasciare che questi ragazzi e i loro coetanei crescano privi dell’ideale politico? Dobbiamo accettare passivamente che restino queste obiettive clamorose ingiustizie sulle pensioni? Io davvero non ho saputo trovare argomenti veri e sinceri per fare cambiare loro idea. Anzi, ho dovuto rivelare loro che la politica ha delle ragioni che chi è onesto non può comprendere. Lei cosa racconterebbe ai Suoi nipotini?

* Il “la” davanti al cognome della Ministra è stravoluto. L’idiozia di rifiutarlo mi è sempre sembrata totale, tanto più perché detta da una come lei, che si vanta tanto di essere tosta e capace e che con tali qualità viene portata in palmo di mano dai suoi fans. Tutti attenti a non usare quel “la” quando la nominano, tutti attenti a parlare di lei al maschile, che poi la Ministra si incazza perché il “la” davanti al suo cognome non le piace. Pure la Bernnardini de Pace lo fa. Sarà, ma io non ci sto: a me, se mi chiamano col cognome preceduto da “la” (e capita spesso se nominano le cose che ho scritto e i lavori che ho fatto), non mi si rivolta la bile. Non mi piacciono le quote rosa ideologiche, non capisco perché per sentirmi figa e affermata in un mondo di maschi io debba rinunciare al mio essere nata femmina, o donna (fate voi, che a me cale poco: chi è femmina è pure donna). Io il “la” davanti al mio cognome non l’ho mai visto come indizio di disprezzo maschile o peggio: di ghettizzazione. Io nel ghetto non ci sto né mi ci sento. Io mi sento donna/femmina e sono felice di esserlo. Forse, invece, la Fornero e le sciamannate femministe – e non femmine - come lei, un po’ meno. Usano il ”la” davanti al mio cognome? Non lo usano? Cosa mi cambia? In cosa dovrei sentirmi offesa o menomata? ma, soprattutto: è questo un argomento? Sono queste le piccinerie di cui si deve dibattere? Dopo che io ho eliminato il “la” davanti al cognome della Ministra Fornero cosa ho risolto? Cosa ho guadagnato? Cosa ho conquistato? Questo giusto per essere chiara sul titolo e sull’uso dell’impronunciabile “la”.

Ah, l’ineffabile e cooperantissimo Andrea Riccardi! L’Uomo Nuovo. Il Buono. Quello che non avrebbe accettato MAI E POI MAI di fare il Ministro (e chi se li dimentica più i teatrini penosi dei suoi supporters qui sopra, non appena cominciò a circolare la voce di una sua possibile nomina a Ministro dei Beni Culturali, o in alternativa dell’Istruzione? Che ingenui che eravamo! Mica si poteva immaginare, all’epoca, che gli avrebbero addirittura creato un Ministero ad hoc, fatto e partorito su misura per lui! Lui, Quello Estraneo Alla Politica… Un Ministero per altro fondamentale e di cui si sentiva davvero bisogno… - Leggere qui, giusto per rifarsi due risate). Ecco, dicevamo: l’ineffabile Riccardi ieri si è lasciato andare a dichiarazioni molto cooperanti con la Ministra Severino, commentando il no di Alfano all’incontro con Monti:

«Vogliono solo strumentalizzare: è la cosa che mi fa più schifo della politica, ma quei tempi lì sono finiti»

Quei tempi lì sono finiti, capito? Ora (e per quanto ancora?) ci sono Riccardi l’Ecumenico e i Suoi. Riccardi, quello che mai sarebbe entrato in politica.

Amen.

Succede che finalmente arriva lunedì, gli impegni lavorativi fuori casa chiamano, la neve è ridotta a mucchietti abbandonati qui e là e tenuti in vita da un freddo polare. Ma c’è il sole, hai un sacco di cose da fare che causa uffici pubblici chiusi (= biblioteche) non hai potuto fare tra venerdì e sabato, ed esci. E nelle misere 3 ore che hai passato sbattendoti come una pallina da flipper qua e là, incappi in cose tipo queste a seguire.

La Prima: Pancho Pardi a Via dei Fori Imperiali

Le Colonnacce, sempre loro, oggi assediate more solito. Scatta la foto, e l’idea di un nuovo post qui sopra. Ma c’è qualcosa di più interessante che avviene davanti a loro: un gruppo di volanti della Polizia Municipale, un po’ troppe rispetto a quelle che di solito stanno acquattate in quel posto a fermare macchine e motorini e a fare multe.

 Troppi vigili, troppe macchine private parcheggiate all’inizio di Via Alessandrina, che è zona pedonale e con divieto di sosta. C’è qualcosa che non quadra. E infatti accanto al gruzzolo di vigili urbani c’è una coppia: lei pare una badante russa, ma lui è Pancho Pardi.

Stanno lì, e confabulano con i vigili. Insieme a loro c’è un fotografo, che prende accordi con i vigili: “Ecco, qui… col Colosseo dietro che se vede…”.

Sono i vigili che parlano, e chiedono al fotografo di essere ripresi in quella maniera. Cosa che puntualmente avviene, mentre Pancho Pardi e la similbadante fanno su e giù al lato della scena, a controllare, lui continuamente al cellulare.

Poi, a casa, basta farsi un giretto sul sito dell’IdV e si capisce il perché della combutta tra Vigili Urbani (almeno questi qui di stamattina) e Pancho Pardi: pure questioni politiche. Tanto perché non è ancora chiaro che la neve e le polemiche montate hanno avuto solo un’origine politica. E per quelli che ancora si chiedono dove mai si infrattano certi vigili urbani invece di fare il loro dovere, che tanto poi se la Città va male la colpa è di Alemanno, mica dei vigili urbani che non lavorano. O che se la intendono coi politici e si fanno fotografare in posa mentre fanno finta di lavorare perché poi daje addosso ar sindaco. E uno.

L’ho visto: Mario Monti esiste

Piazza Venezia, verso le 13. Tutto bloccato, more solito pure qua. Altare della Patria in grande spolvero, sparata di corpi armati davanti, corazzieri in fila sulle scale. Via la cancellata.

In pompa magna arriva lui: Mario Monti, con il presidente della Germania (mi dicevano): è il secondo da destra nella foto. Salgono le scale, depongono la corona al Milite Ignoto e se vanno.

E mi passano pure davanti in macchina. Una splendida, sobria Maserati. Ho fatto la foto: fidateve, quello dentro è lui.

Diciamo che appena tornata a casa ho benedetto i blocchi del sindaco dei giorni scorsi e rimpianto ancora di più la neve che ci ha fatto restare a casa. 

Pensierini sparsi di mercoledì sera (io non volevo postare oggi… sto preparando la consegna di domani mattina e ho poco tempo, visto che nel pomeriggio m’è toccato dover arrivare alla Camilluccia (Roma Nord, XX Municipio, la parte più colpita dalla neve di venerdì), dove ho capito che cosa è voluto dire trovarsi con 30-50 cm di neve fuori della porta, visto che là le colline sono ancora tutte bianche; però ho chiuso accordi per un nuovo lavoretto, e quindi il viaggio me lo sono fatto mooolto volentieri. Poi però arrivano sollecitazioni niente male, e allora 5 minutini li trovo…)

1. Sul sito del Governo sono online i consigli per il freddo. Non commento. Si apprezza l’impegno, ma mi chiedo di nuovo se questi ci considerino un popolo di minus habentes con la sveglia al collo… Ma è la Sobrietà, bellezza. E mò ce la teniamo.

2. Questa è più importante: mi sto rendendo conto, e non solo io (se ne è parlato oggi con più di un amico), che i media stanno facendo passare un messaggio orribile, e che cioè qui a Roma non stiamo facendo altro che lamentarci per la neve, che siamo convinti di aver sopportato una catastrofe cosmica, incuranti – questo è il peggio - che nel resto di Italia si muore di freddo. Io vorrei che chi passa di qui, anche se per caso, e mi legge, sapesse che non è così. Io mi vergogno molto per questo, nel mio piccolo. Mi scuso, anche se non ho nulla per cui chiedere scusa: io sono preoccupatissima, e se apro i giornali e cerco notizie è solo per sapere cosa sta accadendo nella mia terra, che va dalla Valle d’Aosta alla Sicilia. Forse è chi ci sta dipingendo così che dovrebbe chiedere scusa a noi, ma da queste parti non ce l’aspettiamo e sappiamo che questo non accadrà mai: avete bisogno del vostro capro espiatorio, di un nemico rispetto al quale sentirvi migliori? Eccoci qui (sai che novità). Ed è ovvio che se i media continuano a parlare dell’emergenza a Roma come ne parlano, a tamburo battente e a reti unificate, e poi mandano immagini del Centro di Roma libero dalla neve (perché lì stanno i monumenti, e quelli fanno vedere; e perché tanto ormai questa è una vicenda solo ed esclusivamente politica e quindi quello che passa è pilotato all’origine) quelli che abitano nella Marsica e stanno bloccati dentro casa da due metri di neve poi si incazzano! Chi non si incazzerebbe? Puoi dar loro torto, se ti chiedono di parlare di loro e no dei Romani che invece se ne vanno a giocà a scivolarella al Circo Massimo? I disagi a Roma ci sono stati, ognuno di noi ne ha avuto grandi e piccoli (a me, per esempio, sono saltate già due visite guidate programmate da tempo, cosa per cui perderò dei soldi, e ho rimandato impegni e appuntamenti che ora devo recuperare, ma ci sta, e non me ne lamento nemmeno un po’. Per non dire del fatto che all’ora di pranzo mi sono trovata bloccata dentro casa perché col ghiaccio il balcone sopra il portone del mio palazzo ha cominciato a perdere pezzi e i vigili del fuoco hanno lavorato per almeno 3 ore; poi sono uscita dal negozio che comunica con l’androne, sennò alla Camilluccia come c’arrivavo? e non so quanto ancora siano stati qui). Per quello che mi riguarda, per le persone con cui ho parlato di questo, la gioia, l’eccitazione buona, il tornare bambini è il desiderio profondo di viversi questa cosa straordinaria è stata la cosa più forte. Ovunque mi giri, io trovo persone che parlano della nevicata di venerdì con gli occhi che brillano, e davvero mi stupisco di quello che poi devo leggere sui giornali o vedere in tv, che ci sta facendo passare per un popolo di indecenti chiagniefotti egoisti. Non è così, e vi prego: credetemi. E la città è tornata alla normalità, gli uffici sono aperti e tutto funziona. Oltretutto, i paesini bloccati da due metri di neve ce li abbiamo alle porte di Roma, e molti di noi lì hanno i propri parenti. E i morti ci sono stati anche a Roma…

3. Non ho potuto non pubblicare la foto. Gira su Facebook. Già, perché a Roma, i Romani con questa nevicata ci si divertono da matti e giocano anche così. Altro che chiagniefotti…

4. Bel post da The Front Page. Impara, Italia. Impara (se puoi).

5. Fine. Torno al lavoro.

E’ che i figli dei prof universitari sono geni. Nascono geni. E sono destinati a carriere velocissime. Se poi le mamme di siffatti geni sono pure ministri, allora la loro genialità raddoppia. Come gli incarichi a posto fisso. Tutta la mia solidarietà a Silvia Deaglio, figlia del Ministro Fornero: considerando i posti che occupa, la noia che deve provare deve essere insopportabile! Io la butto lì e mi permetto un consiglio alla povera Silvia: perché non segui il consiglio di mamma Elsa e di nonno Mario? Vedrai, tesoro: con tanta sana precarietà a vita la tua esistenza svolterà! Niente più noia, tanta adrenalina! Provato di persona: un paradiso! ;)

ps: io poi chiederei proprio a lei, a Silvia, se si annoia… Non so perché, ma ho l’impressione che Silvia non si annoi nemmeno un po’… Magari, Silvia, quanto non ti annoi potresti dirlo a mamma Elsa e pure a nonno Mario: ce lo fai ‘sto favore?

Aggiornamento delle 16.02: Giovanni ne sapeva una più di me! :P

Aggiornamento del 10 febbraio: ecco perché stanno fioccando (la parola va di moda…) tante visite al blog veicolate dal magico cognome “Frati”. Io però non capisco tanto accanirsi. Perché il figlio di Frati è un incapace e la figlia di Fornero-Deaglio un vero genio? Ci sono figli di più figli di di altri?

Non ho resistito.

Non… no Mario non può non essere immortalato qui sopra. E’ una storia così sublime, così ridicola, così assurda, così folle. Così da nausea.

Vi prego, trovatemi Lisa, che a due anni e mezzo ha una proprietà di linguaggio che nemmeno i quarantenni col dottorato. Lisa, che vedendo in tv il nostro caro Leader… ahem, il nostro caro Premier, ed essendole chiesto cosa ha visto, formula questa risposta piena di buonsenso e di saggezza, di acume e perspicacia:

Ho visto il nonno Mario, quello che dice le cose giuste per il futuro…

Lisa, dolce Lisa: voglio vedere che faccetta hai, come parli, con cosa giochi (se giochi), cosa leggi (perché di sicuro leggerai). Una bambina come te è una perla rara, e a me le perle piacciono tanto, pure se non le porto.

Poi, vi imploro, trovatemi la coordinatrice pedagogica di una cooperativa sociale che ha raccolto la testimonianza della piccola Lisa e l’ha voluta condividere con tutti noi. Cosa fa una coordinatrice pedagogica di una cooperativa sociale? Vi supplico. Io questa gente voglio vederla in faccia. Capite che qui siamo oltre (all’indietro nell’età) l’ormai famoso Giovanni del Palasharp di Milano, il bimbetto tredicenne e già vagamente istericuccio che, davanti a un pubblico adorante, batteva i pugni sul leggio contro il cattivone dal nome che inizia per S. Ebbene, caro Giovanni, Lisa t’ha fregato! E’ più precoce di te.

Io questa gente voglio vederla in faccia, perché solo così potrò levarmi il dubbio atroce che mi tormenta da quando ho appreso della vicenda: ma niente niente fosse tutto uno scherzo? Un’azione futurista? Una sublime perculatio, come si dice dalle mie parti (Lisa me capisce: lei il latino monticiano lo parla)?

E se alla fine si dovesse capire che è stato tutto uno scherzo, vi imploro: fatemi vedere la faccia di quel coglione cosmico che ha pubblicato queste cose sul sito della Presidenza del Consiglio. Perché se le barzellette, le corna nelle foto di gruppo, le battute, le bandane e tutto il resto facevano ridere, questo cosa fa?

ps: grazie al Mango di Treviso per la foto. Da leggere poi magari anche questo. Per stasera può bastare.

Sobrietà!

ps: A Mario, la prossima volta facce vede’ pure gli scontrini!

pps: Qui per chi si fosse perso la puntata precedente e tutta la trama del film.

ppps: Ma siamo sicuri che si sia trattato di ironia? Ma da quando i comunicati ufficiali di Palazzo Chigi vengono scritti da un primo ministro per perculare un deputato? Riarrotolarsi la lingua e riporla bene in bocca, pls!

(Il comunicato ufficiale di Palazzo Chigi l’ho trovato qui)

Dal Giornale dell’Arte, notizia di oggi:

Niente otto per mille, i finanziamenti per l’arte dirottati sulle carceri. Con l’entrata in vigore del decreto legge del 22 dicembre saltano oltre 57 milioni di euro destinati ai beni artistici

Roma. Saltano oltre 57 milioni di euro dell’otto per mille destinati ai beni artistici: sono stati dirottati sull’emergenza carceri. Bloccati tutti gli interventi sui beni culturali, compresi quelli al patrimonio comunale ed ecclesiastico. Quest’anno erano state 1.600 le domande di contributo arrivate alla Presidenza del Consiglio, il 30% in più rispetto al 2010. Tutto fermo. Lo stabilisce il decreto legge del 22 dicembre scorso.  La distribuzione dei fondi dell’otto per mille è regolata dalla legge del 20 maggio 1985 che assegna ai beni culturali una quota privilegiata dell’incasso totale; è prevista tuttavia dalla legge la possibilità di destinare questi fondi ad altri scopi «per far fronte ad esigenze impreviste e assolutamente straordinarie».  E proprio l’emergenza carceri è stata giudicata tale dal Governo. Ora sono a rischio l’apertura e la manutenzione di molti musei, aree archeologiche, biblioteche, edifici storici: dalla Certosa di Padula alla Biblioteca dell’Istituto di studi Storici di Palazzo Filomarino di Napoli e a molte altre realtà culturali «minori» che riescono a sostenersi soltanto grazie alle sovvenzioni aggiuntive dei fondi dell’otto per mille.

In attesa che i tifosi del Prof ci vengano a dire che in realtà si trattava di una decisione già presa dal Governo Berlusconi che la stampa serva e codarda cerca di appioppare a Monti il Perfetto. E in attesa che quelli che operano nel campo, che al 99% il 12 novembre scorso hanno festeggiato in vari modi, se ne accorgano e si incazzino come se la decisione l’avesse presa Sandro Bondi.

Qualcosa però mi dice che posso risparmiarmi l’attesa e dormire tranquilla…

Simon Vouet, La Buona Ventura - 1617 (clicca sull'immagine se vuoi saperne di più sul quadro e perché l'ho scelto per illustrare il post)

Io mi chiedo, ancora e di nuovo, continuamente: ma Andrea Riccardi dove vive? Oh, be’, sì: in fondo casa sua è la Comunità di Sant’Egidio, la testa di ponte del multiculturalismo cieco. Quindi, a ben vedere, è parecchio consequenziale nelle proprie affermazioni e nelle proprie esternazioni.

Allora riformulo la domanda: ma Andrea Riccardi era necessario? Era necessario in un governo tecnico che è stato formato per risolvere i problemi, a quanto ci viene detto, soprattutto economici  dell’Italia? Era necessario metter su un bel Ministero per l’Integrazione e la Cooperazione? Ovvio che no! Solo i ciechi ne vedono l’utilità, l’importanza e, soprattutto, la coerenza col progetto del Governerrimo Monti. Già: perché quel ministero lì, e il suo ministro, sono uno sfregio costante, l’evidente marchio della presa per il culo a tutti gli Italiani. E tra questi c’è chi mostra le chiappe, felice di farsi prendere in giro (ed uso un eufemismo). Pensate! C’è ancora gente imbecille in giro che crede che Monti e i suoi siano stati messi lì per salvare l’Italia! Come no! Infatti s’è visto con la bella manovra approvata ieri alla Camera quanto questi pensino a salvare l’Italia. E nel salvare l’Italia, voi capite, un passo fondamentale qual è? Stabilizzare rom e sinti. Dare loro case e lavoro. Integrarli. Investire sui loro figli e sulla scolarizzazione. Aiutare i rimpatri assistiti per chi vuole tornare in patria… (Volete finire di incazzarvi? Non mi credete? Leggete qui e qui, e può bastare).

Certo, Ministro Riccardi. Certo… Infatti è notorio che rom e sinti abbiano da sempre una gran voglia di integrarsi. Di avere una casa stabile e un lavoro altrettanto stabile. Pagare le tasse. Rispettare le regole della società che li accoglie. Che non siano provvisti di macchine con le quali tornarsene a casa loro, dove tutti li aspettano a braccia aperte. I bambini rom, poi, sono così adorabili! Lei sicuramente avrà parlato con le maestre che se li ritrovano in classe, o con gli autisti che guidano i pullman che li vanno a prendere al campo e li portano a scuola, e poi dalla scuola di nuovo al campo… Ecco perché dice queste cose. Certo, Ministro Riccardi. Certo…

ps: non m’è sfuggita l’altra bestialità di giornata, e cioè l’apertura della Ministra della Giustizia all’indulto, oltre che l’approvazione del cosiddetto “Pacchetto svuota carceri”. Così si salva l’Italia: idiota chi non lo capisce. In fondo, non sono queste liberalizzazioni? Più libertà di così… Però, dovendo decidere per cosa avvelenarmi la giornata, ho optato per Riccardi: Riccardi nun se batte. Mai.

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