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Archivi Categorie: l'Amica Mia

[post per conto terzi]

L’Amica Mia sta cominciando a sopravvalutarmi. E sta decisamente sopravvalutando il coso. Ma siccome ogni suo desiderio è per me un ordine: io eseguo.

Quando mi ha mandato l’sms in cui mi chiedeva di fare quel che sto per fare, pensavo stesse cazzarando; l’ho chiamata: faceva sul serio. Mi preoccupa sapere che da Barcellona mi sarà difficile vegliare su di lei come farei stando qui…

Comunque: anche lei ha da poco la Brankite, cioè la fissa di sapere quel che dice Branko. Non comprando abitualmente Il Messaggero, e non avendo collegamento internet, lo chiede a me. Io, ormai, ho preso a dirglielo senza che lei me lo chieda. Oggi Branko per il suo segno dice:

Luna passa nel settore del patrimonio, ma è sempre forte il richiamo sulla famiglia, persone anziane, figli. Pranzo domenicale, tutti insieme appassionatamente! Preparate gli atti scritti per la prossima settimana

L’Amica Mia, inutile dirlo, da Branko aspetta un altro tipo di previsioni, che non comprendano famiglia, carte e pranzi domenicali. Anche perché con me lui ogni tanto ci prende di brutto. E quindi lei spera. Ma Branko con il suo segno non ci prende quasi mai. E quasi mai parla dell’argomento di cui lei vorrebbe sentir parlare. Quindi l’Amica Mia poco fa, dopo aver saputo da me via sms le parole di Branko, mi ha inviato la seguente risposta (testuale):

Facce post e scrivice da parte mia: A Branko, nun continuà a sparà minkiate. A casa ce stai te a fà la calzetta!

Relata refero…

La frase che fa da titolo al post l’ha pronunciata ieri sera l’Amica Mia. Si parlava del potere delle persone (nella fattispecie: degli uomini… di certi uomini…) di fare male. Di farci male. Di avere comportamenti disorientanti e poco affettuosi (o quel che è peggio: altamente vigliacchi e supremamente ipocriti) in grado di mandare i nostri poveri cervelli (già così poco smart) al manicomio. Con conseguente rincoglionimento, e tutto quel che ne deriva. Compresa l’incazzatura finale contro noi stesse, perché ti rode all’infinito che il cervello tuo se ne vada in pappa e che tu passi le tue giornate e le tue nottate da ebete pura allo stadio finale.

E lei, tra un vaffanculo  e l’altro ai suddetti, se ne è uscita - sublime – così: “Ma io dico! Mamma nostra c’ha messo nove mesi pe’ facce! Ha sofferto, e poi c’ha fatto cresce. I nostri genitori hanno fatto un sacco de sacrifici pe’ noi. C’hanno fatto studià. E poi ariva ‘no stronzo quarsiasi e a noi ce deve rovinà la vita? Ma vaffanculo! De core!” (il quale vaffanculo era tipo il ventesimo in neanche mezzora di telefonata).

Tra l’altro, mamma mia pe’ famme c’ha messo quasi dieci mesi. Il che aggrava pure la cosa…

Credo che l’Amica Mia abbia detto ieri sera una santa e profonda verità, che troppo spesso dimentichiamo quando permettiamo al primo cretino che ci si para davanti di farci male.

E l’ha detto con la sua unica e infinita ironia, quella che me la fa amare. Sì, perché la sua mamma non c’è più, e da tanto.

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