Salta la navigazione

Archivi Categorie: Governo Monti

Ricordiamocelo. Ricordatevelo la prossima volta che li vedrete cianciare in tv con aria partecipe e compunta sull’eccessivo costo della politica, che bisogna tagliare, e la spending review (ma taglio delle spese no, che così magari lo capisce pure mia nonna?), e che ti credo poi che si vota Grillo ma che l’antipolitica no, e che blablablablablablablabla… E ariblablablablablablablabla…

Ieri a Montecitorio è andata in scena questa cosa vomitevole qui: si iniziava a discutere la riforma dei rimborsi elettorali ai partiti e si sono presentati in 15. Gli altri 615 dove stavano? E il loro presidente Fini il Super Partes, l’Uomo Nuovo della politica italiana, il Giusto? Il Che fai mi cacci? Il Probo, la Vittima… dove stava? A scegliere il costumino nuovo per la prossima stagione balneare? E tutti gli altri? Dove stavano? Dove stavate, l’anima de li mejo antenati vostri?

Poi, già che ci stiamo, gustatevi pure questa:

Mi devo sentire un’imbecille troglodita ignorante di politica se desidero che tutti quelli che ieri non si sono presentati a Montecitorio e quelli che qui sopra hanno votato contro vadano a zappare la terra, che non è nemmeno detto ci riescano perché quella del contadino è un’arte nobile e antica? Chi continua a difendere questi schifosi è solo chi desidera di fare parte della loro combriccola, prima o poi. Si vergognino! Gli uni e gli altri!

Ieri sera mi sono imbattuta nell’intervista fatta da Corrado Formigli ad Andrea Riccardi durante la trasmissione Piazza Pulita. Dopo un primo trasalimento e la tentazione di cambiare canale, mi son detta: “Ma sì, ascoltiamo che ha da dirci, magari ci scappa pure un post, tanto qualche cazzata questo la spara sicuro”. E sono rimasta sintonizzata. L’intervista è qui.

La tentazione di mettere il video qui, così, sic et simpliciter, e di lasciarlo al commento di chi capita da questi pizzi è tanta. Forse è quello che farò. Anzi: lo faccio.

Solo qualcosina:

1. ”Siamo tutti professori” (E basta con questa storia! Ma che vuol dire? Ma professori de che? Io, se fossi un professore, sarei indignata e incazzata nera da quest’uso a membro di segugio che si fa continuamente del termine! Li state rendendo invisi a tutta la Nazione i professori, i laureati e quelli che lavorano col cervello! Basta!);

2. Guardatelo come sguscia e non risponde a Formigli;

3. L’uscita, ennesima, sui-lavori-che-gli-Italiani-non-vogliono-fare e sull’Italia che ha bisogno degli immigrati? M’è salito il sangue al cervello! Ma è possibile che a quest’imbecille nessuno dica che, se pure questo è vero in parte, ci sono eserciti di italiani che se vanno a chiedere uno di quei lavori che ormai per qualche legge non scritta sembra debbano essere assegnati solo agli immigrati, si vedono sbattere in faccia un bel no? Lo ha detto pure lui del resto che gli ultimi dati ISTAT dicono che molti immigrati se ne sono andati perché non c’è più lavoro, no? E lui, cieco e sordo a quella cosa chiamata “realtà” (vizietto di tutta la categoria, del resto, compreso il loro mentore), ne vuol portare qui altri!

4. E alla fine… cucù! Spunta il libro che il Ministro ha appena pubblicato e per fare promozione al quale è andato in tv! Eccola la vera ragione della sua presenza a La7! Coglioni tutti quelli (me compresa) che hanno creduto che fosse andato lì per parlare dei problemi della Nazione e per metterci la faccia! Riccardi in giro per tv a fare le marchette al libro… Il Ministro Marchettaro.

Il Ministro Professore Marchettaro.

Ho come la sensazione che con la duplice uscita di oggi (prima questa e poi questa) il Governo Monti sia passato dalla fase  SalvaItalia (che hanno visto solo loro) a quella TiPrendoSenzaRitegnoPerIlCuloItalia.

Intelligentissimi e astutissimi prof italiani avere pensato che con soldi famiglie pescatori di India morti ammazzati stare buoni, ritirare loro accuse e così prof di Italia portare a casa prigionieri. Ma gente di India non avere anello al naso!

Infatti, qualcosa nel vomitevole piano degli intelligentissimi e astutissimi prof italiani è andato storto. E già, perché poco adusi a concetti come onore, orgoglio e fermezza, ma al contrario imbevuti di un nauseante complesso di superiorità (poggiata su cosa lo sanno solo loro…), i prof con la valigetta piena di quei soldi che avrebbero dovuto comprare il silenzio, si sono trovati sbattuta in faccia la porta proprio da chi, invece, in concetti come onore, orgoglio e fermezza ancora ci crede, di chi è convinto delle proprie ragioni e ha deciso di andare fino in fondo per difenderle e farle valere. E così, con tutti i loro titoli accademici, le loro lauree, i loro master e i le loro specializzazioni, la loro spocchia, la loro cadenza nordissima nel parlare, i prof hanno ricordato a tutto il mondo che l’Italia è la patria della Mafia, che il silenzio se lo compra coi soldi e con le offerte che non si possono rifiutare. E infatti le famiglie dei pescatori mica avevano rifiutato: c’ha pensato la Corte Suprema del Kerala a spedire al mittente i soldi dell’accordo extragiudiziale.

Ecco che succede a trattare la gente come “selvaggi”, a volerne comprare il silenzio con qualche specchietto e un paio di collanine. Ma forse i nostri prof devono aver letto qualcosa a proposito del colonialismo inglese nelle Indie e delle imprese dei Conquistadores spagnoli in altre Indie - quelle Occidentali - e presi da grande invidia hanno pensato di emularne le gesta. Qualcuno dica loro che da quell’epoca e da quei fatti vergognosi sono passati svariati secoli e che con specchietti e collanine oggi non ci compri più nessuno, soprattutto da quelle parti…

L’ennesimo pasticcio. L’ennesimo inciucio. L’ennesima cosa fatta ad mentulam canis. L’ennesimo schifo. L’ennesima prova dell’inadeguatezza palese e dell’incapacità del Governerrimo Monti.

Il Governo italiano ha deciso di versare un indennizzo alle famiglie dei pescatori indiani del cui omicidio sono accusati i nostri marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. A che titolo, non si capisce. Il Ministro della Difesa Giampaolo Di Paola afferma che si tratta di un accordo extraprocessuale, “un atto di donazione, di generosità, ex gratia, al di fuori di un contesto giuridico“. E perché? In nome di cosa l’Italia deve sborsare questi soldi? Ci mettiamo adesso a fare beneficenza così? Random? Anzi, meglio: ci mettiamo a fare beneficenza a chi accusa due Italiani di omicidio di un suo parente?  Cioè, qualcuno mi spiega come cazzo sia possibile che invece di fare la voce grossa, di difendere allo strenuo i ragazzi tenuti in carcere laggiù, ragazzi che rischiano grosso, di credere nella loro innocenza per riportarceli a casa il prima possibile e di dimostrarlo coi fatti e con comportamenti fermi e inequivocabili, queste amebe senza palle e spina dorsale che ci governano non solo si piegano a 90° di fronte alle autorità indiane, ma cacciano pure dei soldi da versare nelle tasche di chi accusa Italiani che questi vermi al governo – indegni loro sì di essere chiamati Italiani – dovrebbero difendere con tutte le loro forze? Sono già convinti della colpevolezza dei nostri marò? O pensano, privi come sono di concetti come Orgoglio e Amor di Patria, di risolvere la cosa con l’unico linguaggio che conoscono? Quello dei soldi? Quello del ricco che compra il debole (o che crede di comprare quello che sembra debole ma che debole non è?)?

Che schifo…

Aggiornamento del pomeriggio: La moglie di Massimiliano Latorre chiede aiuto per la famiglia, per i figli. Ora vedremo se ci sarà qualche cacchio di ministro pronto a fare un atto di generosità.

Copioincollo dal sito Occupiamoci di Contemporaneo:

Adesso basta. Vogliamo un tecnico vero e competente per evitare il disastro della cultura in Italia. Dopo la grottesca, misteriosa e tendenziosa vicenda del commissariamento del Maxxi da parte del Mibac, Occupiamoci di Contemporaneo si chiede: per quanto tempo ancora dovremo subire come rappresentanti della cultura italiana l’umiliazione di essere considerati un fastidio per il paese e non una risorsa? Dopo mesi e mesi di totale assenza dalla scena nazionale dell’attuale ministro, che ci fanno rimpiangere persino il “poeta”, diciamo basta e chiediamo le sue dimissioni. Ma soprattutto chiediamo al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio di scegliere e nominare un tecnico realmente competente e che abbia davvero a cuore la cultura italiana. Chiediamo anche che venga istituito un tavolo con i rappresentanti dei vari settori della produzione culturale, in modo da ragionare insieme sulle azioni che ormai non sono evidentemente più rinviabili. FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE…
Si chiedono le dimissioni di Lorenzo Ornaghi, e si invita a firmare la petizione. Anche nel mondo della cultura – quello che, va detto e ridetto, il 12 novembre scorso è sceso quasui compatto in piazza a festeggiare la caduta del Berluska e l’arrivo della Sobrietà al Governo - si stanno cominciando a levare  le critiche, forti, a uno che in un governo di tecnici è stato messo lì che manco lui sa come e perché e a fare cosa. Eppure, val la pena ripeterlo, l’Italia è zeppa di ottimi “tecnici” dei beni culturali; professionisti esperti, dalle idee e modi più o meno condivisibili, ma comunque addentro a quel mondo che – ci dicono sempre – è il nostro petrolio ma che poi, non si riesce davvero a capire perché, alla fine, quando si parla di finanziamenti e attenzione, da petrolio si trasforma puntualmente in Cenerentola. Vecchia storia. Che si è ripetuta pure col governerrimo Monti, che tra tanti tecnici non ne ha saputo tirar fuori uno veramente degno di questo nome da porre alla guida del Ministero dei Beni Culturali, dove è finito semplicemente uno degli Eletti. Uno di quelli che dovevano essere piazzati, un amico dell’uomo in loden. Ai ciechi che ancora non vogliono vedere e comprendere in quali mani siamo caduti, basterebbe ricordare e far presente proprio questa storiella, la cui morale è: se davvero questi qui che ora stanno a Palazzo Chigi fossero stati chiamati a occuparsi dell’Italia per merito delle loro competenze, al Ministero dei Beni Culturali avrebbe dovuto essere mandato un tecnico vero, visto che i montaroli si vantano della propria preparazione accademica, della propria professionalità e delle proprie infallibili competenze, tutte sfruttate ad hoc solo ed esclusivamente per il nostro bene. E visto che l’Italia è piena di tecnici da beni culturali veri e bravi.
E’ andata così?

Dal Il Giornale di ieri:

Cara Signora Ministro Elsa Fornero,
in questi giorni ci siamo ritrovate in quattro generazioni: mia madre, 87 anni, io, Sua coetanea, mia figlia, 38 anni, e i miei nipoti di 12 e 11. Chiara, mia figlia, ha cominciato a leggere ad alta voce alcuni passi del libro segnalatole dalla nonna, Sanguisughe di Mario Giordano. Si era infatti indignata nell’apprendere dallo scritto alcune inquietanti notizie e ha voluto condividerle con noi. «Sai mamma, che un tuo collega avvocato, per essere stato un solo giorno deputato del partito radicale e per avere presentato come unico atto formale la propria lettera di dimissioni, percepisce dal 1983, cioé da quando aveva 44 anni, la pensione di 3.108 euro lordi al mese?». Da lì, poi, è emerso che altri deputati, cosiddetti a tempo, giacché dimessisi dopo pochi giorni dalla loro proclamazione ufficiale, hanno una pensione di 1.733 euro netti al mese, dagli anni ’80. Abbiamo poi tutti appreso, con orrore, che tale Felice Crosta, burocrate siciliano, è da noi cittadini mantenuto dal 2006, avendo lavorato poco più di 100 giorni, con ben 18.000 euro mensili che, dal 2010, sono saliti a 20.000, per diventare oggi, grazie al suo ricorso alla Corte dei conti, addirittura 41.500. Al mese! Per quattro mesi di «sudatissimo» lavoro ed essendosi spontaneamente dimesso. È ovvio il ribrezzo che suscitano queste cifre, al pensiero che Felice Crosta per tutta la vita avrà 1.300 euro al giorno, che un tal Sentinelli è da noi gratificato con 90.000 euro mensili, mentre la poverissima pensionata di 78 anni si è suicidata, in quanto la riforma, che Lei ha tecnicamente elaborato, Signora Ministro, le ha tolto duecento euro al mese! Sono notizie che giustificherebbero la rivoluzione. No? Mia madre ha peraltro sottolineato che lei, alla sua età, se non avesse i risparmi da erodere, e ormai abbondantemente erosi, non potrebbe mai vivere con la pensione di reversibilità che mio padre avvocato le ha lasciato: 1.250 euro. Pur avendo lei stessa per trent’anni sgobbato duramente, con quattro figli da crescere, ma non abbastanza da avere diritto alla pensione di insegnante e di avvocato; quando ci sono invece baby pensionati, che grazie alla sinistra, sono stati coccolati, dal 1983, da un significativo vitalizio dopo 14 anni di lavoro! Durante questo scambio di idee, è intervenuto mio nipote Francesco, undicenne, che ha voluto sapere cosa sia la pensione. Il fratello più grande gli ha spiegato che è un assegno che lo Stato versa ogni mese a chi è troppo vecchio per lavorare e come premio per avere faticato tutta la vita. Allora io gli ho domandato se sapesse perché lo Stato fa questo. Lui mi ha chiarito che lo Stato è protettivo, e che è rischioso risparmiare per la vecchiaia, tenendo i soldi a casa o in banca, perché ci sono le rapine. Poi però ha aggiunto «Non capisco come possa avere la pensione chi ha lavorato meno di un mese, quando i primi giorni di lavoro servono per accorgersi se uno è capace e si merita lo stipendio!». Il più piccolo allora si è informato perché, se lo Stato è protettivo, non dà un assegno uguale a tutti quelli che sono vecchi e stanchi. Il discorso si è approfondito e noi adulte ci siamo chieste se Lei, Signora Ministro, prima di programmare il miserevole e faticoso futuro di chi sta ancora lavorando e, prima di tagliare, con durezza inusitata, le pensioni davvero povere, abbia mai pensato di fare un po’ di pulizia sulle pensioni d’oro, quelle dei parlamentari per finta e per poco, quelle degli euro burocrati e le baby pensioni, nonché le pensioni truffa. Si sarebbe divertita, invece di piangere. E ci siamo interrogate sul perché non l’abbia fatto e, nel caso in cui avesse ipotizzato di farlo, come mai non se ne sia saputo niente. Avremmo tutti apprezzato una Sua manovra etica contrassegnata dalla giustizia distributiva, dalla volontà di punire i furbetti, dalla capacità di non sacrificare i più sani a favore della lealtà e del merito. I bambini hanno partecipato con autentico interesse alle nostre animate, precise e documentate considerazioni. E naturalmente hanno voluto sapere perché ci sono tante ingiustizie, tanta differenza, nessun merito riconosciuto e nessuna certezza. Hanno in pratica chiesto chi comanda e chi fa le regole. Abbiamo risposto in coro «I politici». A quel punto Alessandro, il dodicenne, ha detto «Ah, ecco perché nel film Ghost Rider, tra le anime dei cattivi da recuperare, insieme agli assassini, ai ladri e ai terroristi, c’erano anche i politici!». Signora Ministro, dobbiamo lasciare che questi ragazzi e i loro coetanei crescano privi dell’ideale politico? Dobbiamo accettare passivamente che restino queste obiettive clamorose ingiustizie sulle pensioni? Io davvero non ho saputo trovare argomenti veri e sinceri per fare cambiare loro idea. Anzi, ho dovuto rivelare loro che la politica ha delle ragioni che chi è onesto non può comprendere. Lei cosa racconterebbe ai Suoi nipotini?

* Il “la” davanti al cognome della Ministra è stravoluto. L’idiozia di rifiutarlo mi è sempre sembrata totale, tanto più perché detta da una come lei, che si vanta tanto di essere tosta e capace e che con tali qualità viene portata in palmo di mano dai suoi fans. Tutti attenti a non usare quel “la” quando la nominano, tutti attenti a parlare di lei al maschile, che poi la Ministra si incazza perché il “la” davanti al suo cognome non le piace. Pure la Bernnardini de Pace lo fa. Sarà, ma io non ci sto: a me, se mi chiamano col cognome preceduto da “la” (e capita spesso se nominano le cose che ho scritto e i lavori che ho fatto), non mi si rivolta la bile. Non mi piacciono le quote rosa ideologiche, non capisco perché per sentirmi figa e affermata in un mondo di maschi io debba rinunciare al mio essere nata femmina, o donna (fate voi, che a me cale poco: chi è femmina è pure donna). Io il “la” davanti al mio cognome non l’ho mai visto come indizio di disprezzo maschile o peggio: di ghettizzazione. Io nel ghetto non ci sto né mi ci sento. Io mi sento donna/femmina e sono felice di esserlo. Forse, invece, la Fornero e le sciamannate femministe – e non femmine - come lei, un po’ meno. Usano il ”la” davanti al mio cognome? Non lo usano? Cosa mi cambia? In cosa dovrei sentirmi offesa o menomata? ma, soprattutto: è questo un argomento? Sono queste le piccinerie di cui si deve dibattere? Dopo che io ho eliminato il “la” davanti al cognome della Ministra Fornero cosa ho risolto? Cosa ho guadagnato? Cosa ho conquistato? Questo giusto per essere chiara sul titolo e sull’uso dell’impronunciabile “la”.

Ha senso pubblicare questa foto ora, mentre là fuori sta succedendo di tutto? Intendo, principalmente, Bossi che si è dimesso dall’incarico di Segretario della Lega e tutta la strada che ha portato a queste dimissioni che suonano, in realtà, solo come la prima tappa del cammino. Mi fa quasi sorridere, tra l’altro, che tutto ‘sto casino stia venendo fuori nei giorni in cui sto leggendo Il libro che la Lega Nord non ti farebbe mai leggere, di Eleonora Bianchini (guardatevela l’intervista di Byoblu all’autrice: qui). Roba da non credere: leggi un libro e nella realtà va in scena il contenuto di quel libro portato al parossismo. Roba da cortocircuito mentale: la realtà è più vera del reale, tanto più vera del reale che ti sembra che uno sceneggiatore nascosto abbia deciso di dimostrarti coi fatti che quello che leggi incredula (ma nemmeno tanto) è proprio vero. Verissimo.

I fatti però non mi convincono. Bossi s’è dimesso, ma chissà: magari lo rieleggeranno per acclamazione al congresso, quando le acque si saranno calmate, e lui ne uscirà come eroe e martire. E poi, suvvia! Il botto è talmente forte che non si può pretendere di leggere e interpretare in maniera appropriata notizie sempre nuove che si rincorrono di minuto in minuto. Meglio stare a guardare. Tanto… di che stupirsi? Guardate il post che sta qui sotto, guardatene il titolo… profetico, quasi. Lega Ladrona da queste parti s’è sempre saputo. Mancavano solo le prove e le prove ora sembra ci siano. Tutto il resto è silenzio.

E allora sì: come se niente stesse succedendo, riprendo il filo dei pensieri di stamattina, quando passando davanti alla gelateria di Via dell’Angeletto ho visto con i miei occhi l’ormai mitico cartello: quello in cui si specifica che il gelato costa di più per deputati e senatori. Fu affisso qualche tempo fa e la notizia finì sui giornali. Stamattina, vederlo mi ha colpito, visto quello che poi è successo: prima Lusi, ora la Lega, la Commissione Giovannini che getta la spugna, Monti che prima ci dice che la crisi è finita, poi dice che non l’aveva detto, e intanto nel mondo reale le persone si suicidano per lavoro che non c’è e tasse che stritolano. E intanto loro mangiano, a quattro ganasce, senza sosta. Non tagliano nemmeno una spesa: tassano. Ignari che non puoi pretendere di curare uno che ha una ferita che continua a perdere sangue trasfondendo in lui altro sangue tolto a chi sta bene: prima devi curare e chiudere la ferita e poi puoi curare il malato con le trasfusioni. Cura la ferita, cura il malato, magari pure col mio sangue. Ma non in eterno, perché sennò poi – dai e dai – finisce che che il malato muore e a me m’ammazzi. Ed ecco quindi che il cartello della gelateria di Via dell’Angeletto appare in tutta la sua forza e essenzialità: il problema sta tutto lì, e io ormai mi chiedo ogni minuto che passa che cosa si aspetti a incazzarci come avremmo tutto il diritto di fare.

Mario Monti ieri a Tokyo ha detto, più o meno, che gli Italiani stanno con lui e con il governo, e non con i partiti. I quali, quindi, – ed è corollario che vien da sé alla potente affermazione - si stessero zitti e la smettessero di rompere, che tanto lui (lui Monti) va avanti per la sua strada. Sennò, com’era la storia? lui se ne va perché sta qui mica per tirare a campare (qui, con un bel commento di Franco Bechis).

Ecco, allora, giusto per mettere i puntini sulle i: Monti, io sono Italiana e con te non ci sto manco per niente. Quindi, evitati di parlare in mio nome e abbassa le penne. Che io poi (e molti come me, sai?) non stia nemmeno coi i partiti, è un altro paio di maniche: se ne parla nel mondo reale, quello che te e i tuoi conoscete poco e niente e che non avete voglia alcuna di conoscere. Ma pazienza: non si può del resto pretendere tanto da chi si crede il messia salvatore e non perde occasione per far sapere ai suoi sudditi che sta facendo loro un favore, mentre nel profondo del suo cuoricino non vede l’ora di tornarsene nell’empireo degli Migliori, abbandonando il volgo cafone e ignorante al proprio destino. E già: perché in fondo a chiamarti a salvare la Patria è stato un uomo, ben preciso, con nome, cognome e indirizzo specifici, e se qualcosa ti agita e ti fa proclamare davanti a tutti e senza ritegno che “Il dopo Monti sarà fantastico. Per me“, allora puoi anche tornartene da dove sei venuto, anticipare quel dopo, risparmiarci il tuo schifo per noi e per questa maltrattata Nazione. Che sarà infame, levantina e piena di difetti e di gente ovvibile, ma davvero non si merita di essere governata e rappresentata da uomini pieni di spocchia, ignoranza e disprezzo mal celato e per niente contenuto.

Un paio di link sul “consenso popolare” al governo Monti e suoi suoi effetti più visibili:

Liberty Fighter: Monti - Il consenso è proporzionale al numero di suicidi

Il Fazioso: La gente, strangolata dalle tasse, si dà alle fiamme mentre lo spocchioso Monti vive su Marte

E un’aggiunta serale, grazie al blog di Elly: Andrea Bellantone, La pedagogia rivoluzionaria del prof. Monti che soffoca l’Italia

occidentale.it/node/114868

Qualche giorno fa è uscita l’ennesima classifica delle migliori università del mondo: nelle prime cento posizioni, manco un’italiana. Che strano, eh?

Ecco: e noi ai professoroni dell’università italiana, quelli che non pubblicano, non scoprono, non vengono citati, non sanno mandare avanti gli atenei né catturare finanziamenti né preparare al futuro lavorativo e alla capacità di fare ricerca i propri alunni, a questi professori tanto incapaci che le università cinesi sono migliori delle nostre, le nostre fondate da secoli… a questi professori che poi ci fanno dire (e dicono loro stessi) che l’università va riformata e che schifo i baroni e io mi vergogno di essere italiana e vai all’estero e vedi come è tutto diverso. Ecco, noi a queste perle abbiamo messo in mano la salvezza dell’Italia, e li guardiamo con deferenza, così, belli, loro… quelli nati con il loden, la scarpa stringata perfetta, il capello sempre a posto e la mantella d’ermellino nell’armadio. Sono professori e sanno quello che fanno.

Chi li sostiene ne proclama la serietà, solo in virtù del loro status di professore universitario. Ignoranti voi, che in un’università non avete mai messo piede e non li avete mai visti da vicino questi mostri che fanno i professori universitari. Non avete mai saggiato la loro spocchia, la loro ignoranza, la loro arroganza. Vi fate intortare dai paroloni, dalla presunta serietà dell’incarico. O forse vorreste essere come loro, e guardarci tutti dall’alto in basso. Cosa che forse già fate, ed è per questo che poi vi sentite parte di quella cerchia di eletti, di migliori, rimasti nell’ombra mentre il Paese andava a rotoli e poi calati di cielo in terra a miracol mostrare e a salvare la nostra tartassata Nazione. Dove stavano, prima, questi esseri eccelsi? Dove stavano? Come potevano sopportare che la loro (è anche loro, no?) Italia marcisse così?

Ve lo dico io dove stavano, e la tagliamo qui: stavano all’università. A fare i professori. E a farlo tanto bene che nessuna università italiana figura nell’ennesima classifica mondiale delle università.

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.