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Archivi Categorie: Gianfry

 

Confesso che una mezza idea malsana di buttare l’occhio a Ballarò stasera m’era venuta non appena avevo saputo che sarebbe stato ospite il Super Partes. Così, tanto per. Ho pensato: “Vediamo che va a fare, quanto potrà ancora fare schifo che tanto quello il fondo mica l’ha raggiunto ancora”. Alla fine però, visto che sinceramente non m’andava di avvelenarmi e che le mie ore e i miei giorni sono già pesanti di loro, ho lasciato stare.

Solo che poi ho acceso internet per il giretto di tarda sera, la controllatina al blog, alle email e alle ultime notizie, e sono incappata in questo condivisibilissimo post di Daw. Non solo: sulla pagina Facebook (ancora) di Daw un commentatore ha riportato le parole profetiche di Oriana Fallaci: l’inizio della lettera immaginaria al Super Partes in La forza della ragione. Io non ho visto Ballarò stasera e so che non si deve parlare e giudicare senza aver visto; se avrò tempo e voglia, magari domani me lo metto in sottofondo in streaming mentre lavoro al computer. Però io quelle parole di Oriana le voglio riportare lo stesso, e pure il seguito. Sì, perché non c’era bisogno di arrivare al Ballarò di stasera per sapere che razza di omuncolo sia il nostro presidente della Camera. E perché certe cose fa bene rileggersele, ogni tanto.

«Signor Vicepresidente del Consiglio, Lei mi ricorda Palmiro Togliatti. Il comunista più odioso che abbia mai conosciuto, l’uomo che alla Costituente fece votare l’articolo 7 ossia quello che ribadiva il Concordato con la Chiesa Cattolica. E che pur di consegnare l’Italia all’Unione Sovietica era pronto a farci tenere i Savoia, insomma la monarchia. Non a caso quelli della Sinistra La trattano con tanto rispetto anzi con tanta deferenza, su di Lei non rovesciano mai il velenoso livore che rovesciano sul Cavaliere, contro di Lei non pronunciano mai una parola sgarbata, a Lei non rivolgono mai la benché minima accusa.

Come Togliatti è capace di tutto. Come Togliatti è un gelido calcolatore e non fa mai nulla, non dice mai nulla, che non abbia ben soppesato ponderato vagliato per Sua convenienza. (E meno male se, nonostante tanto riflettere, non ne imbrocca mai una). Come Togliatti sembra un uomo tutto d’un pezzo, un tipo coerente, ligio alle sue idee, e invece è un furbone. Un maestro nel tenere il piede in due staffe. Dirige un partito che si definisce di Destra e gioca a tennis con la Sinistra. Fa il vice di Berlusconi e non sogna altro che detronizzarlo, mandarlo in pensione. Va a Gerusalemme, con la kippah in testa, piange lacrime di coccodrillo allo Yad Vashem, e poi fornica nel modo più sgomentevole coi figli di Allah. Vuole dargli il voto, dichiara che “lo meritano perché pagano le tasse e vogliono integrarsi anzi si stanno integrando”.

Quando ci sbalordì con quel colpo di scena ne cercai le ragioni. E la prima cosa che mi dissi fu: buon sangue non mente. Pensai cioè a Mussolini che nel 1937 (l’anno in cui Hitler incominciò a farsela col Gran Muftì zio di Arafat) si scopre «protettore dell’Islam» e va in Libia dove, dinanzi a una moltitudine di burnus, il kadì d’Apollonia lo riceve tuonando: “O Duce! La tua fama ha raggiunto tutto e tutti! Le tue virtù vengono cantate da vicini e lontani!”. Poi gli consegna la famosa spada dell’Islam. Una spada d’oro massiccio, con l’elsa tempestata di pietre preziose. Lui la sguaina, la punta verso il sole, e con voce reboante declama: “L’Italia fascista intende assicurare alle popolazioni musulmane la pace, la giustizia, il benessere, il rispetto alle leggi del Profeta, vuole dimostrare al mondo la sua simpatia per l’Islam e per i musulmani!”. Quindi salta su un bianco destriero e seguito da ben duemilaseicento cavalieri arabi si lancia al galoppo nel deserto del futuro Gheddafi.

Ma erravo. Quel colpo di scena non era una reminiscenza sentimentale, un caso di mussolinismo. Era un caso di togliattismo cioè di cinismo, di opportunismo, di gelido calcolo per procurarsi l’elettorato di cui ha bisogno per competere con la Sinistra e guidare in prima persona l’equivoco oggi chiamato Destra.

Signor Vicepresidente del Consiglio, nonostante la Sua aria quieta ed equilibrata Lei è un uomo molto pericoloso. Perché ancor più degli ex democristiani (che poi sono i soliti democristiani con un nome diverso) può usare a malo scopo il risentimento che gli italiani come me esprimono nei riguardi dell’equivoco oggi chiamato Sinistra. E perché, come quelli della Sinistra, mente sapendo di mentire. Pagano-le-tasse, i Suoi protetti islamici?!? Quanti di loro pagano le tasse?!? Clandestini a parte, spacciatori di droga a parte, prostitute e lenoni a parte, appena un terzo un po’ di tasse! Non le capiscono nemmeno, le tasse. Se gli spiega che servono ad esempio per costruire le strade e gli ospedali e le scuole che anch’essi usano o per fornirgli i sussidi che ricevono dal momento in cui entrano nel nostro paese, ti rispondono che no: si tratta di roba per truffare loro, derubare loro. Quanto al Suo vogliono-integrarsi, si-stanno-integrando, chi crede di prendere in giro?!?

Uno dei difetti che caratterizzano voi politici è la presunzione di poter prendere in giro la gente, trattarla come se fosse cieca o imbecille, darle a bere fandonie, negare o ignorare le realtà più evidenti. Più visibili, più tangibili, più evidenti. Ma stavolta no, signor mio. Stavolta Lei non può negare ciò che vedono anche i bambini. Non può ignorare ciò che ogni giorno, ogni momento, avviene in ogni città e in ogni villaggio d’Europa. In Italia, in Francia, in Inghilterra, in Spagna, in Germania, in Olanda, in Danimarca, ovunque si siano stabiliti. Rilegga quel che ho scritto su Marsiglia, su Granada, su Londra, su Colonia. Guardi il modo in cui si comportano a Torino, a Milano, a Bologna, a Firenze, a Roma.

Perbacco, su questo pianeta nessuno difende la propria identità e rifiuta d’integrarsi come i musulmani. Nessuno. Perché Maometto la proibisce, l’integrazione. La punisce. Se non lo sa, dia uno sguardo al Corano. Si trascriva le sure che la proibiscono, che la puniscono. Intanto gliene riporto un paio. Questa, ad esempio: “Allah non permette ai suoi fedeli di fare amicizia con gli infedeli. L’amicizia produce affetto, attrazione spirituale. Inclina verso la morale e il modo di vivere degli infedeli, e le idee degli infedeli sono contrarie alla Sharia. Conducono alla perdita dell’indipendenza, dell’egemonia, mirano a sormontarci. E l’Islam sormonta. Non si fa sormontare”. Oppure questa: “Non siate deboli con il nemico. Non invitatelo alla pace. Specialmente mentre avete il sopravvento. Uccidete gli infedeli ovunque si trovino. Assediateli, combatteteli con qualsiasi sorta di tranelli”. In parole diverse, secondo il Corano dovremmo essere noi ad integrarci. Noi ad accettare le loro leggi, le loro usanze, la loro dannata Sharia. Signor Fini, ma perché come capolista dell’Ulivo non si presenta Lei?».
New York, gennaio 2004

ps: se volete farvi due risate (o avvelenarvi ancora di più, dipende dai punti di vista) andate a curiosare sul profilo Twitter del Super Partes

Irresistibile! :mrgreen:

(L’ho trovata sulla pagina fans di Krancic su Facebook. Magari, poi, leggersi questo)

Gianfrà, ma non ti pare arrivato il momento di farla finita? Ma sei un uomo o che?

Che disgusto

(E che disgusto che, nella Giornata della Memoria, i principali giornali online d’Italia siano tutti interessati solo ed esclusivamente alla patonza, mentre nel Mondo sta accadendo di tutto… Per non dire di quello che è accaduto a Palazzo Madama stamattina. Ma si sa: tira più… Che schifo…)

Quello che era super partes

E i coglioni che ci credevano. E che ci credono ancora. E che vedono in un giuda così il simbolo dell’onestà.

Se questa è l’Umanità (e questa è l’Umanita, purtroppo) come si può pensare che ci sia Speranza di Bene?

Qualcuno potrebbe spiegare a Fini il significato del termine lapidazione e, soprattutto, gli effetti di tale azione? Lo scopo per cui si applica e s’è sempre applicata? Tra tutti gli intelligentissimi che lo circondano ce ne sarà uno in grado di farlo, no? Di spiegargli che il fine della suddetta lapidazione è la morte… E’ semplice: trattasi della MORTE.

Gianfry, di’ un po’: lo conosci il significato della parola morte?

Ecco: il fine della lapidazione è la morte. Una morte atroce. Non è “Se sei bello ti tirano le pietre”… No: è proprio la morte.

Qualche mese fa girava in rete un video che riprendeva la lapidazione di una donna (eh sì: la lapidazione è privilegio femminile! Almeno questo lo saprai, Gianfry caro??). Mi feci coraggio e lo guardai… Sono stata male per giorni. Sto male ancora adesso se ci ripenso. Quella morte allucinante, e poi la cosa più inumana (ammesso che ci possa essere una gradazione di inumanità): i lapidatori che si accanivano a calci e pestoni sul corpo della povera vittima, ormai evidentemente senza vita, mirando in particolare alla testa allo scopo di sfondargliela. Hai visto mai  non fosse andata al Creatore dopo il gentile trattamento a pietre… Alla fine, quando la povera stava riversata in un lago di sangue che le usciva dal cranio (quindi tanti dubbi sul fatto che fosse morta e schiattata non ce ne dovevano essere), l’amorevole suggello finale: quei galantuomini ne hanno ricoperto il corpo di sputi, spesso conditi a calcetti di ulteriore, ribadito disprezzo.

Ecco cosa essere lapidazione islamica.

Confesso che avrei voluto cercare quel video e metterlo qui, giusto per rammentare cosa voglia dire lapidazione. Ma poi, al ricordo di simili immagini, non me la sono sentita: il rispetto per quella creatura martoriata ha prevalso. Che riposi in pace.

E io devo sentire un signore piacente, abbronzato, ben messo e pasciuto usare a ogni pie’ sospinto e in ogni dove tale termine per definire ciò che è stato fatto alla sua famiglia, per quanto criticabile? Mi sembra che stiano tutti bene a casa Fini, no? Vivi, belli, piacenti, pasciuti e abbronzati. Soprattutto: vivi. E anche liberi di agire liberamente, senza paura di essere giudicati per questo, condannati e  quindi sepolti vivi nella parte inferiore del corpo, mentre la parte superiore – quella che comprende la testa (giusto per essere chiari) – viene lasciata libera e svettante per essere presa a sassate. Fino alla morte.

Ecco: io vorrei un po’ più di rispetto. Un po’ più di proprietà di linguaggio. Che non si parli di lapidazione islamica a cazzo di cane. A maggior ragione da parte di uno che con le parole ci fa camminare i treni (come si dice dalle mie parti). E mi si scusi il francesismo, ma certi paragoni, certi riferimenti lessicali mi mandano il sangue al cervello.

Soprattutto nei giorni in cui non si fa che parlare di una certa Sakineh Mohammadi Ashtiani.

Li leggi i giornali, Gianfry?

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