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Archivi Categorie: essere zitella

Premessa: non ho mai comprato scarpe che costassero tanto. Sono una persona estremamente tirata nello spendere e figurati se mi brucio 400 o quanti sono dollari/euri per un paio di sandali. Non saprei nemmeno dove andarci.

Però oggi che è la Festa della Mamma mi viene da pensare a questa immortale puntata di “Sex and The City” e a tutte quelle mamme mie coetanee grancacacazzi che Tu non capisci perché non hai figli, e Io non ho tempo, e Tu hai mamma che ti fa la spesa, e Nella vita ci sono priorità, e Io non ho tempo per studiare, sai quando si ha un bambino… E penso al tono saccente che assumono mentre te lo dicono, e alla mancanza di pietà che mostrano, e pure alla mancanza di tatto. E all’immensa prosopopea. All’assoluta mancanza di delicatezza. Come se tu le priorità non le avessi mai considerate, valutate e subite (e loro lo sanno). Come se tu non avessi mai messo piede in un supermercato (e loro lo sanno). Come se, per il semplice fatto che vivi a casa con i tuoi (perché sei costretta dalle contingenze economiche e familiari e non hai trovato un marito che ti mantiene, e loro sanno bene la prima e la seconda cosa) tu sia una perfetta imbecille parassita della società. Come se la solitudine e il non aver messo su famiglia non ti pesasse (e loro lo sanno). Come se tu non fossi una che si è sempre sacrificata per tentare di raggiungere i propri scopi (e loro lo sanno). Se studi per un concorso è perché hai tempo da buttare, mica perché magari ti sei organizzata bene per farlo e ti stai spaccando la schiena di fatica. E che tu abbia tempo da buttare è ovvio: non hai una famiglia da accudire. Mentre la perfetta organizzazione della casa e degli orari compete solo loro: tu non hai niente da organizzare.

Entrano nel tunnel marito-bambini, e te le sei giocate. Di botto dimenticano quando erano peggio di te e facevano cose allucinanti. Prima predicavano l’anticonformismo, ora fanno invidia alle madri islamiche per quanto si sono irrigidite. Sembra che non aspettino altro per farti pesare la loro superiorità sociale di mogli-madri, e chissenefrega se poi ti vengono a confidare che hanno messo le corna al marito o se desiderano mollare tutto e andare a ricominciare la loro vita in Nuova Zelanda. Se un giorno, dopo averti riversato per anni addosso la loro superiorità antropologica di donne sistemate e inquadrate nella società, ti confessano fra le lacrime che manca loro da pazzi la libertà e che non pensano ad altro che ai bei tempi andati, che sono esaurite morte e insoddisfatte,  e piene zeppe di problemi (che tanto tu non capisci, a parte il fatto che tu sei una delle poche amiche e forse l’unica che le ascolta, ma forse solo perché ha un sacco di tempo libero) allora tu vedi il momento della tua rivincita e vorresti piazzargli in faccia un bel  fottiti! Io sono un essere inferiore, ricordi? Non ho un uomo, non ho messo su famiglia e non ho bambini. Ho la lettera scarlatta sulla fronte: Z di zitella. E se sto sola forse è perché me lo merito, mentre tu che sola non sei e hai un marito che ti regala macchine per il compleanno e lo cornifichi pure proclamando ai quattro venti che lo ami e che con lui va tutto bene (m’è capitato anche questo) cosa sei, meritandotelo?

Poi però non lo fai, perché la Sorte è in questi momenti che ti fa splendidi regali mettendoti alla prova: verifichi la tua superiorità e ne godi. Sei forse una piccina come loro? Nooooooooo!

E poi, soprattutto, pensi alle altre. Quelle veramente fighe. Quelle che con i bambini e il marito, e mille lavori trovano pure il tempo di studiare e fare e fare e fare ancora. Quelle che non dimenticano mai un sorriso per te. Quelle che si incazzano quando ti azzardi a dire Io ho la “fortuna” di non avere una famiglia… e che non ti fanno nemmeno finire la frase (… da mandare avanti…), frase nella quale credi perché le vedi sbattersi da mattina a sera sempre col sorriso e con risultati eccellenti e non puoi non riconoscere loro che hanno una marcia in più. Sono quelle che sanno, che non si appuntano la coccarda moglie-madre sul petto, ma che rimangono donne e persone, e non si trasformano in categorie.

Ecco, io a queste meravigliose mamme penso oggi. Donne e persone, prima che mamme: per queste la festa è tutti i giorni. Le altre, le frustrate, si prendessero pure i loro baci e i loro auguri: io le aspetto al varco, tutte. Non c’è n’è una che fino ad ora si sia salvata. Continuate a recitare la vostra parte di madri e mogli perfette: a un certo punto il film finirà. E a voi dedico quest’altra immortale puntata di Sex and The City: The Baby Shower (prima serie, 10 episodio). E ricordatevi: non siete uniche e non avete inventato niente. Il vostro personaggio è vecchio come il mondo (l’ho trovato solo in spagnolo, ma è uguale ;) ).

 

Per me è tardi: sto fuori dai giochi (a ben vedere non ci sono mai stata) e ho il cuore nero e indurito. Però la canzone è romanticissima, nel senso che certe cose nella realtà non accadono ma ci si può sognare sopra. Io ormai non sogno più. Fine dei giochi (quelli di cui sopra).

Classe. Eleganza. Altri tempi.

Concetti immortali.

… io non pensavo a te…

Ecco: questa canzone è sempre stata per me una bella prova in note di quanto gli uomini (solo alcuni o tutti?) possano essere stronzi e privi di consistenza. Vuoti a perdere.

… e d’improvviso lei sorrise…

E di quanto considerino, alle volte, le donne (tutte o alcune?) zoccole.

…e ancora prima di capire mi trovai sottobraccio a lei, stretti come se non ci fosse che lei…

E di quanto mai si prendano responsabilità. Manco quando fanno cornuta quell’imbecille che li aspetta a casa. Loro, del resto, son sempre vittime di streghe maliarde, e mai pensano che Madre Natura li ha dotati di un organo chiamato “cervello”, posizionato nella scatola cranica, che avrebbe lo scopo di farli riflettere e ragionare prima di agire. Ma loro… loro non capiscono, preferiscono riflettere e ragionare con le parti basse e si sa: le donne sono tutte zoccole e maliarde (l’ho già scritto?), ed è giustamente colpa di quelle.

… mi son svegliato e sto pensando a te… ricordo solo che ieri non eri con me… il sole ha cancellato tutto…

E pure di quanto siano maestri nel rivoltarsi le frittate… credendoci! Facendo fesse te e quella con cui t’hanno messo le corna… Tanto ormai quello che volevano l’hanno ottenuto, no? Perché darsi pena? Che sei matto? Meglio tornare nella tana, dove c’è una cogliona che è tanto spaventata all’idea di perderti che ti si riprende subito, senza fare domande (pure se sente uno strano peso in testa e non passa più sotto le porte…).

… parlo, rido e tu… tu non sai perché…

E questa canzone dimostra pure quanto gli uomini sappiano coglionare le donne, che infatti poi – cornadotate –  se li riprendono, non chiedendosi il perché di certi incomprensibili (solo in apparenza) attacchi isterici. Che agli uomini però non si addicono, perché l’isteria è naturlich cosa da donne.

Se un uomo fa l’isterico c’è quindi, evidentemente, qualcosa che non va.

O no?

Tutte noi zitelle abbiamo la paura fottuta di fare questa fine qui.

La paura di morire sole dentro casa.

Per non dire della paura di morire sole dentro casa mentre stiamo facendo qualcosa che possa essere giudicato imbarazzante da chi ci ritroverà. Magari mentre stiamo sedute in bagno, come è successo alla signora francese di Macon. L’articolo non specifica di quale tipo di seduta si trattasse… Il che fa pensare che fosse proprio quella seduta là. Ma ti rendi conto?

Il problema è che la signora non era zitella. Aveva dei figli, che non avevano con lei rapporti da almeno otto anni. Otto anni che, tolti i tre passati da lei seduta e in stato di mummia, fanno cinque. Cinque anni senza contatti con i figli.

I figli… Più d’uno, quindi. Svariati stronzi figli che per cinque anni non si sono chiesti che cazzo di fine avesse fatto la madre.

Poi dice che una rimane zitella…

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