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Archivi Categorie: dose quotidiana di bellezza

Mi metto un po’ in pausa. Devo. Ci sono cose della Vita che chiamano. Anche questa qui fatta di pixel e tastiera è Vita, ma ora quella fuori fatta di altre cose grida più forte e reclama tutto il mio tempo e le mie energie. E io sono solo una. E pure molto stanca. Quindi: pausa.

Il 25 aprile è passato, con il suo consueto carico di schifezze: è solo l’autocelebrazione di una parte del Paese che è sempre rimasta sulle montagne, ma che fa finta di no e che ha bisogno di riti collettivi come quelli di ieri per sentirsi viva. Sempre uguali, sempre prevedibili. Un copione trito e ritrito, scritto da mani prive di fantasia e ricche di conformismo, di immobilità mentale che puzza di morto e di muffa. E allora via quel post dalla cima del Coso: mi infastidisce non poco che chi arriva qui si trovi subito quella foto spennellata di rosso. Non ho tempo, ahimè, per scrivere qualcosa, e allora ci metto il video di una canzone che mi piace tanto: si torna al Bello.

Ok, lo confesso. Nel 1998 anche io ho pianto come una disperata al cinema. Anche io sono tornata a vedere il film. Due volte solo. E credo che sia andata così perché l’ho visto tardi la prima volta e quindi sono entrata tardi nella follia collettiva. E chi se lo dimentica quanto prendevo per il culo quelli che andavano a vedere e rivedere il film innumerevoli volte? Poi, eccola lì… Una sera un’amica mi fa (con tono strafottente e perculatorio): “Ma ci vogliamo andare a vedere Titanic? Ma che cavolo c’avrà mai ‘sto film che la gente è impazzita?”. Ci andiamo, e ci ritroviamo a piangere come due fontane tutto il secondo tempo. Qualche giorno dopo ci si mette mio fratello: “Eh… ma tu l’hai visto… però io vorrei tanto andarci…”. Detto fatto, e fu la mia seconda volta, che cadde pure nella sera dell’anniversario: nell’occasione, il film lo piansi tutto perché già sapevo come andava a finire. E poi l’estate al mare ci portai pure mia nonna.

Sono passati tanti anni da quel 1998. Io, se vedo il video di Celine Dion, mi commuovo ancora oggi. Sono certa che se avessi visto il film la prima volta come tutti gli altri confratelli nella follia non ad aprile ma, che so, a febbraio, lo avrei rivisto chissà quante altre volte. E da quel 1998 la domanda della mia amica rimane ancora senza risposta. Ma tanto a  me che mi frega? Cosa mi cambia sapere perché la gente, me compresa, era impazzita per Titanic? Io da quella sera con lei al cinema sono passata dall’altra parte della barricata, fra quelli che perculavo (stronza!), e non ho alcuna intenzione di tornare indietro. E stasera mi rivedrò il capolavoro, penserò a Jack e Rose un secolo fa, e piangerò tutte le mie lacrime.

Per chi sta a Roma, magari in vacanza per le feste, e per chi vuole viversi l’arte e la bellezza della Città facendo qualcosa di bello e di utile. Perché l’Epifania tutte le feste si porta via, ma le cose belle e buone bisogna farle tutto l’anno. E godersi il Bello, pure.

Le visite alla splendida chiesa di Santa Maria Sopra Minerva e al Pantheon si terranno nell’intera giornata di sabato 7 gennaio. Il costo è di 5 euro a persona e il ricavato sarà interamente devoluto alla Casa Amso che ospita gratuitamente malati oncologici non residenti a Roma e in cura presso l’Istituto Nazionale dei Tumori Regina Elena a Mostacciano. Info qui.

Qualche pomeriggio fa su La7 è andato in onda Amore mio aiutami, con Alberto Sordi e Monica Vitti. Mentre lo vedevo, insieme a mia nonna, a un certo punto ho pensato a voce alta: “Nonna, vedrai che un giorno ci diranno che la Vitti se ne è andata… Così… In silenzio…”. Nonna ha annuito, e ci siamo continuate a vedere il film. Ma io non ho interrotto i miei pensieri. Pensavo a quello che avevo appena detto e a quanto ami e ammiri questa donna meravigliosa. Una signora inarrivabile: classe, bravura, gentilezza, grazia, ironia e bellezza sublime. Bellezza che quasi sparisce rispetto a tutte le altre qualità: Monica Vitti è forse l’unica donna (dovrei scrivere “attrice”, ma mi sembra così riduttivo…) che, pur possedendo una bellezza assoluta, è riuscita a far passare questo dono di Madre Natura in secondo piano rispetto all’arte di cui era (è) portatrice. Monica Vitti s’è ritirata dalle scene anni fa, per malattia. Non la si vede più. Intorno a lei è stato eretto un muro di silenzio dalla famiglia, e questo è sacrosanto. Per questo un giorno ci diranno che lei se ne è andata, quando tutto sarà successo e a noi non resterà che prendere atto della notizia.

Oggi Monica Vitti compie 80 anni. Dei giornali online, trovatemene uno che la celebri in prima pagina. E’ più interessante dare notizie (scelgo a caso) sul nuovo uomo della Knox, sulla colite di Anna Valle, sul libro di Vasco Rossi o sulle offese di Ibrahimovic a Pepe Guardiola. Se si deve parlare di cinema, allora vanno alla grande Zingaretti che dice che fa il papà, e la Lollobrigida leopardata sul red carpet del Festival del Cinema di Roma: questo sta andando in onda a quest’ora sull’homepage del Corsera online (per dirne una). Gli occhi color d’acqua di Monica non ci sono, nemmeno in un angoletto. Oggi, se noi fossimo un Paese e un Popolo che ha memoria e contezza di cosa sia il Bello e di quelli che sono i propri monumenti, dovremmo celebrare Monica e renderle omaggio. Ma poiché così non è, e poiché questo è un Paese dove stravincono a mani basse volgarità e rumore, allora sì: meglio la colite di Anna Valle e Amanda Knox che ha trovato subito l’uomo. Per non parlare dell’attesa messianica per la prima puntata del nuovo programma di Sant’Oro, manco dovesse comunicarci a reti unificate la cura per qualche grave malattia.

Che poi forse, alla fin fine, è meglio così, che ci sia questo silenzio, questa indifferenza. Nel silenzio l’Arte e la Bellezza si apprezzano meglio, e si lasciano trovare solo da chi realmente le cerca. Senza illudersi che questa possa essere ancora una terra in cui Arte e Bellezza (e Signorilità) abbiano cittadinanza.

Stasera su Rai5, ore 22.45, prende il via Questa non è una pipa, programma di Pietrangelo Buttafuoco, da lui condotto. Io sto praticamente già davanti alla tv.

Qui una bella intervista a Il Giornale di oggi in cui Illo presenta il programma.

Breve annotazione - Il titolo del programma è volutamente pretenzioso e snob, richiamando un quadro di Magritte per giocare sull’apparenza delle cose, ciò che esse sono e – soprattutto – ciò che esse significano e i mondi che nascondono: questo è lo spirito del programma stesso. Roba tosta per la massa. Ora, il problema è che a Roma la parola pipa si dice doppiando la seconda p, con evidente immediato richiamo a ben altra parola e conseguente stravolgimento del significato della parola stessa. E’ anche probabile che l’atto di fumare una pipa a Roma sia stato all’origine di quell’altra parola, che col tabacco non ha molto a che fare, e nemmeno col fumo. Ci siamo capiti, no? Altro che significato delle cose e quadri di Magritte. Ecco, diciamo che ai miei occhi di romana il titolo del programma (e del mio post, a seguire) vira pericolosamente verso lidi semantici molto poco culturali. Insomma, in conclusione: l’augurio al mio Pietrangelo è che il suo non sia l’ennesimo programma da onanista cerebrale e autoreferenziale. Di gente che si parla addosso, si capisce da sola e che si piace e si eccita al suono delle proprie castronerie ne abbiamo sin troppa in tv. Pietrangelo mio, non mi deludere, che il cuore mio che t’ama se ne potrebbe andare in frantumi.

Giusto per non passare da menefreghista: lo so che stiamo ballando sull’orlo del precipizio, lo so. Ma io che devo dire? Non capisco niente di economia, ma proprio zero. Mi occupo di Bello, io, e di frivolezze. Intanto, sto qui, e guardo, e aspetto. Pronta al peggio.

No a questo tempo d’ira e di cemento

Mille volte no.

E intanto mi prende voglia di tornare a Venezia…

Il troppo relax di ieri deve avermi dato alla testa, e forse pure la vittoria della Roma sull’Atalanta all’Olimpico (finalmente!) con tre gò uno più bello dell’altro: non ero più abituata né all’uno né all’altra. Fatto sta che oggi mi sento come se ieri, invece di andare al mare, mi fossi presa una sbornia galattica, e questo è molto male, perché io oggi devo lavorare…

Però ieri, ieri… 1 ottobre a Ostia. Da non credere. Sono anche riuscita a sbruciacchiarmi la faccia… Era strano. Strano quel mare così piatto, pulitissimo, coi pesciolini a riva. Strano che ci fossero pochi bambini. Strano che ci si potesse fare il bagno. Strano che alle 5 la spiaggia si fosse svuotata di botto perché bisognava correre a casa a vedere Roma-Atalanta, e questo d’estate non accade: il campionato non c’è. Strane le ombre lunghe lunghe che il sole faceva alle sei, quando me ne sono andata. Strane, e belle, le confidenze dell’amico con cui mi sono goduta la giornata, che a qualche anno dai 50 è come se si stesse svegliando e si stesse rendendo conto di quante cose semplici e preziose s’è negato da un po’ di tempo: tra queste, una tranquilla giornata di sole, aria e chiacchiere sulla riva del mare di casa. Strano tornare a Roma alle 7, prendere la metro a Laurentina e uscire a Cavour che ormai era buio: a quell’ora d’estate stai in spiaggia a goderti il momento forse più bello. Strano buttare l’occhio sui calendari digitali (della macchina, delle farmacie, della metro, della segnaletica stradale) e leggere quella data: 1 ottobre 2011.

1 ottobre 2011 col costume, il sole sulla pelle, i piedi nella sabbia e il mare negli occhi.

Indimenticabile.

Avrei voluto postare Amarsi un po’, ma poi mi sono accorta di averla postata l’anno scorso. Vento nel vento l’ho postata due anni fa.

E allora ci mettiamo questa, che in fondo con le altre due ci va a meraviglia e dice cose di una verità disarmante.

Sono stanca. Da una settimana sto passando le mie giornate a combattere l’influenza, con l’ansia di non riprendermi per il 12, per il mio aereo per Monaco e per i miei miseri 10 giorni di vacanza. Quando la jella mi punta, ci va pesante. Del resto, se una arriva spremuta a inizio agosto, il minimo è che si becchi il microbo cacacazzi e rovinavacanze che gira per la sua città: accadde anche due anni esatti fa, e quando mi ripresi non partì per le vacanze, ma aprì il Coso. Nella testa pensieri che mi vengono dalle notizie che ogni tanto ho raccattato, ma nessuna voglia di scrivere. E tanta rabbia dentro… chiamiamolo rammarico (suona meno duro) per tutte quelle cose che avrei dovuto fare in questi primi 10 giorni di agosto: lavori da sbrigare ai quali non ho potuto star dietro e che troverò qui a darmi il bentornato non appena aprirò la porta di casa il 23 sera con un bel: “Ti credevi che ti saresti potuta godere qualche giorno di mare a settembre? E mica lo sappiamo… Di noi quando ti occupi?”.

Vabbe’, non pensiamoci. Intanto lo scopo primario è riprendersi per venerdì, poi si vedrà. Intanto, per togliere un po’ di polvere al Coso, pensando alle stelle che non vedrò cadere stanotte e all’istante di malinconica tristezza che ciò mi darà, posto questo video: ne ho ritrovato la canzone qualche giorno fa.

In attesa di mollare la testa, i pensieri, il cuore. Di lasciare spazio ai sogni. Di trovare un po’ di pace. E di riposare un po’.

Io l’autunno

Io il crepuscolo

Sono stata un’eco

 Sarò un’onda

Sarò la luna

Sono stata tutto, sono io

 Io l’estate

Io l’ebano

Sono la sognatrice

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