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Archivi Categorie: coglioni

Il titolo del post è brutale, ma è preso paro paro dalla scritta che questa donna sfoggiava sulla sua maglietta, stamattina, in Piazza Colonna. Le sue simpatie politiche si riconoscono dalla persona che si è fatta fotografare con lei, al di là della transenna che delimita lo spazio di sicurezza davanti a Palazzo Wedekind: Oliviero Diliberto, segretario del Partito dei Comunisti Italiani.

Oliviero Diliberto, cosa dici? Anche tu ti sei fatto fare qualcosa (in questo caso la fotografia con una matta furiosa) a tua insaputa? Perché mica sarai d’accordo con quanto la tua fan si aspetta, vero?

Aggiornamento delle 16.20: La signora – dice- s’è fatta la foto con lui perché la figlia è stata sua (sua di lui) studentessa all’università. E lui, cioè Diliberto, non si era ovviamente accorto della scritta sulla maglietta. Dice. Ovviamente… (e altrettanto ovviamente non ha pronunciato una sola parola di condanna né ha preso le distanze dalla frase scellerata).

Aggiornamento del 24 marzo, ore 21.30 (grazie ad Elly): La signora che ha inventato la maglietta - dice – è pentitissima. Piange tanto e ha scritto svariati biglietti di scuse alla Fornero. E’ stata influenzata da Facebook, dice… Povera mentecatta (che è il minimo che si possa dire a una che si fa quella maglietta, ci va in giro, e che ci si fa fotografare con Diliberto tutta bella sorridente. Mentecatta al cubo)

Raramente ho visto un vigliacco più vigliacco di quello a sinistra nel video. La quintessenza dello stronzo. Le palle, è ovvio, ce l’ha quello a destra. Ma l’imbecille completo a sinistra, quello che parla, non lo sa: è troppo impegnato a sentirsi figo, mentre invece è solo un povero, ma poverissimo coglione.

Il primo pensiero che mi è venuto a leggere il titolo di questo articolo sul Corsera online:

Per lo stupro di gruppo misure cautelari alternative al carcere

è stato: Quali misure cautelari? Il taglio delle palle? Poi però, siccome non è che su queste cose si possa scherzare (anche se io non scherzo e agli stupratori le palle gliele taglierei sul serio, seduta stante), ho cominciato a desiderare fortemente che a rimanere vittime di un bello stupro di gruppo siano coloro che hanno partorito una simile sentenza.

Non ho ancora smesso, e non credo che smetterò.

*Quando parlo di “gene algebrico” intendo questa roba qui, e cioè la conformazione nascostamente islamodiretta delle menti maschili, e non solo, della nostra Nazione. Perché tanto è inutile girarci intorno: una sentenza come questa sarà stata pure causata dal fatto che le carceri scoppiano, e la Costituzione, e il terzo grado di giudizio e blablabla (ti pare che non abbiano una bella scusa pronta?), ma a me puzza tanto di talebanesimo, misoginia e pedofilia (praticamente la sentenza applica agli indagati per stupro di gruppo lo stesso trattamento che viene applicato a chi è indagato per violenza e atti sessuali su minori) . Non credo serva aggiungere altro.

Sto qui inchiodata alla sedia/scrivania/computer causa consegna imminente lavoro. Tengo Twitter acceso per farmi un po’ compagnia e, soprattutto, per avere notizie immediate sul disastro del Giglio. Nel frattempo, arriva la notizia che Fruttero, pace all’anima sua, è morto. Su Twitter si scatena all’istante quel rito osceno e insopportabile del necrologio social. Tutti a dire la propria. A dare al mondo la notizia della dipartita. A fare citazioni. A ricordare e far vedere quanto sono dotti e saputi. A rimandarsi commenti e giudizi (ma l’hai letto quello? e che dire di questo? meraviglioso! fantastico! strepitoso!). I più isopportabili sono quelli che piazzano accanto al nome del defunto uno scontatissimo R.I.P.

Confesso che è in momenti come questi che l’idiosicrasia che provo per certo tipo di utenti di socialnetwork (e di Twitter in particolare, che secondo me è quello che dà alla testa più di tutti) raggiunge vette sublimi. Improvvisamente, si sente puzza di necrofilia e saccenza: le vedi andare a braccetto di tweet in tweet. E mentre loro, zompettando, si allontanano, ti viene incontro un’ondata di conformismo da nausea, di tweet in tweet. Tutti a rimandarsi la notizia del morto fresco.

Qualcuno l’avrebbe chiamata la prevalenza dei cretini.*

* Giuro che il post linkato l’ho stanato per puro caso cercando qualcosa da aggiungere a quella frasetta messa in corsivo… Non è colpa mia se ho trovato qualcuno che la pensa come me…

Ce li avete presente quelli di Spinoza.it (sì, con .it alla fine, che a scrivere Spinoza e basta si offende il filosofo)? Quel sito di satira che va tanto di moda tra i fighetti autoreferenziali che infestano la rete? Quelli che si credono intelligenti mentre sono solo tanto, ma tanto omologati, allineati e conformi? Quelli che infatti una volta ebbi la conferma della cretineria di un tipo nell’esatto momento in cui scrisse sulla sua bacheca Facebook una battuta idiota al cubo aggiungendo che questa è talmente intelligente che nemmeno quelli di Spinoza? Ecco, bene: sul forum di Spinoza.it sta andando al momento in onda questo. Sbrigatevi a leggerlo, perché ho come il sentore che a breve cancelleranno le prove.

Forse.

Simon Vouet, La Buona Ventura - 1617 (clicca sull'immagine se vuoi saperne di più sul quadro e perché l'ho scelto per illustrare il post)

Io mi chiedo, ancora e di nuovo, continuamente: ma Andrea Riccardi dove vive? Oh, be’, sì: in fondo casa sua è la Comunità di Sant’Egidio, la testa di ponte del multiculturalismo cieco. Quindi, a ben vedere, è parecchio consequenziale nelle proprie affermazioni e nelle proprie esternazioni.

Allora riformulo la domanda: ma Andrea Riccardi era necessario? Era necessario in un governo tecnico che è stato formato per risolvere i problemi, a quanto ci viene detto, soprattutto economici  dell’Italia? Era necessario metter su un bel Ministero per l’Integrazione e la Cooperazione? Ovvio che no! Solo i ciechi ne vedono l’utilità, l’importanza e, soprattutto, la coerenza col progetto del Governerrimo Monti. Già: perché quel ministero lì, e il suo ministro, sono uno sfregio costante, l’evidente marchio della presa per il culo a tutti gli Italiani. E tra questi c’è chi mostra le chiappe, felice di farsi prendere in giro (ed uso un eufemismo). Pensate! C’è ancora gente imbecille in giro che crede che Monti e i suoi siano stati messi lì per salvare l’Italia! Come no! Infatti s’è visto con la bella manovra approvata ieri alla Camera quanto questi pensino a salvare l’Italia. E nel salvare l’Italia, voi capite, un passo fondamentale qual è? Stabilizzare rom e sinti. Dare loro case e lavoro. Integrarli. Investire sui loro figli e sulla scolarizzazione. Aiutare i rimpatri assistiti per chi vuole tornare in patria… (Volete finire di incazzarvi? Non mi credete? Leggete qui e qui, e può bastare).

Certo, Ministro Riccardi. Certo… Infatti è notorio che rom e sinti abbiano da sempre una gran voglia di integrarsi. Di avere una casa stabile e un lavoro altrettanto stabile. Pagare le tasse. Rispettare le regole della società che li accoglie. Che non siano provvisti di macchine con le quali tornarsene a casa loro, dove tutti li aspettano a braccia aperte. I bambini rom, poi, sono così adorabili! Lei sicuramente avrà parlato con le maestre che se li ritrovano in classe, o con gli autisti che guidano i pullman che li vanno a prendere al campo e li portano a scuola, e poi dalla scuola di nuovo al campo… Ecco perché dice queste cose. Certo, Ministro Riccardi. Certo…

ps: non m’è sfuggita l’altra bestialità di giornata, e cioè l’apertura della Ministra della Giustizia all’indulto, oltre che l’approvazione del cosiddetto “Pacchetto svuota carceri”. Così si salva l’Italia: idiota chi non lo capisce. In fondo, non sono queste liberalizzazioni? Più libertà di così… Però, dovendo decidere per cosa avvelenarmi la giornata, ho optato per Riccardi: Riccardi nun se batte. Mai.

Bella e ficcante (come quelli smart amano dire) la nuova campagna per-cosa-non-si-sa della Benetton, vero?

No.

Il tono ironico no. Oggi non sto in vena e l’argomento non lo merita.

Quindi, ricomincio il post…

Ma ce n’era bisogno? Bisogno di fare ‘ste foto? La Benetton ha rotto le palle. E non perché ora manda in scena due uomini che si baciano in bocca per attirare l’attenzione. Sai che scandalo! O perché ci mette in mezzo il papa. Sai che novità! Ma perché ha proprio rotto. Rotto con questo sensazionalismo a tutti i costi. Rotto con queste immagini oltre il buongusto. Questa è volgarità. Punto. Qual è il messaggio che dovrebbe arrivare con questi pucci-pucci di alto livello? L’Unhate, dicono a Treviso… Il DisOdio, a dirla come mangiamo. Se ne volete sapere di più, il delirio da comunicato stampa è qui. Le altre foto della campagna sono qui. Giusto per la cronaca: le immagini con Benedetto XVI sono state ritirate dopo le proteste; la Benetton s’è detta dispiaciuta che la foto abbia urtato la sensibilità dei fedeli.

A Treviso il signor Alessandro Benetton e i suoi geniali creativi ritengono evidentemente che il disodio si possa propagare grazie alla volgarità. Stanno indietro di non so quanti anni-neurone a ragionare così, ma non ditelo loro che sono intelliggggentissimi e acutissimi e smartissimi. Non dite loro che così otterranno solo visibilità (che è quello che in realtà cercano), proteste da destra e manca (che è quello che in realtà cercano), qualche bella polemica (che è quello che in realtà cercano), il gusto di poterci dare dei bigotti a tutti mentendo sapendo di mentire (che è quello che cercano oltre ogni altra cosa).

Poi, però, su queste foto inutili e brutte calerà il giusto oblio che si riserva alle cose inutili e brutte. Nessuno disodierà chi odiava fino al giorno prima. Chi si ammazza oggi continuerà ad ammazzarsi. Chi metteva bombe continuerà a metterle. Ma questo a Treviso non lo sanno. E, in fondo, non credo che gliene freghi poi tanto.

Che poi… La Merkel e Sarkozy che si “odiano”? Ma chi ce crede? Ma sono aggiornati a Treviso? Ma le leggono le notizie su quello che accade in Italia? Quei due si adorano… Chi glielo dice a quelli di Treviso?

“Accompagnavo un mio amico alla Sapienza che doveva pagare un bollettino e poi abbiamo trovato il corteo e ci siamo uniti. Mi sono trovato in mezzo agli scontri per caso e ho perso la testa. Non faccio parte dei Black Bloc, non condivido le loro azioni e la loro violenza. E non hanno il coraggio di manifestare a volto scoperto. Non portavo cappucci, solo una   sciarpa ed ero riconoscibile facilmente. Infatti mi hanno arrestato (…) Non ho un orientamento politico. Vado a votare ma non dico per chi. Non frequento centri sociali e a Roma conosco poche   persone”.

Così ha detto Fabrizio Filippi, al secolo Er Pelliccia. E ha trovato chi ci ha abboccato. O ha voluto abboccarci. Io manco commento prese per il culo tipo:

- uffici aperti alla Sapienza (la principale università i Roma, per chi non lo sapesse) il sabato mattina/necessità di venire a Roma a La Sapienza per pagare un bollettino, che in teoria può essere pagato in un ufficio postale in qualsiasi angolo d’Italia;

- trovare per caso il corteo e unircisi;

- sempre, beninteso per caso, ritrovarsi in mezzo agli scontri e…

- … ancora solo per caso, perdere la testa, caricare un estintore (da dove?) e tirarlo addosso alle forze dell’ordine.

Tutto avvenuto per caso. Che certe cose avvengano per caso il Filippi deve averlo imparato sui libri di psicologia (studia psicologia il fanciullo, ve lo siete dimenticato, per caso?).

Ma il capolavoro dell’Impellicciato è il giudizio sui black bloc, che lui non stima, anzi disprezza ”perché non hanno il coraggio di manifestare a volto scoperto. Non portavo cappucci, solo una  sciarpa“. Capite? Lui, Er Pellicciotto, è un eroe! Manifesta (sempre per caso) con una sciarpa tirata su a coprirgli la faccia. Sciarpa che si doveva essere portata per caso, visto che a Roma quel giorno si schiattava di caldo… però forse a Barbarano Romano, paese natio del Cavalier Pelliccia no, ora che ci penso bene… la mattina che s’è mosso dal paesello doveva far fresco e mammina gli deve aver fatto prendere la sciarpetta per coprirsi la gola, che non si sa mai! E lui è stato così bravo e ubbidiente che la sciarpetta se l’è tenuta su pure quando s’era tolta la maglietta per il gran caldo patito mentre a Roma giocava a Tiriamoci l’Estintore Addosso… che ragazzo d’oro!!!

Salvo poi calarsela per farsi fotografare a doppio dito alzato. Er Cojone.

Capite? Lui, Er Pelliccia da Barbarano Romano, non solo nega e rinnega, ma ma dall’alto della propria dirittura morale si permette pure di dare giudizi, di criticare quei teppisti organizzati a mo’ di esercito che si chiamano black bloc, additando loro la giusta via alla protesta: la guerriglia per caso. Quasi un’azione futurista.

Poi, ovviamente, non ci fa sapere per chi vota. Perché lui vota, giustamente. E lucido com’è, avrà esercitato perfettamente il diritto/dovere democratico del voto. Un esempio di civiltà, il Filippi. Però facciamoci passare la curiosità: lui, il Probo, si alza nuovamente la sciarpetta di mamma sulla bocca, come il 15 ottobre, e per caso non ci dice per chi.

Questa è l’Italia.

Abbiamo speranze di salvarci?

Se volete farvi del male: questa è l’intervista der Pelliccia a La Repubblica di oggi. La Repubblica, l’organo ufficiale dei teppisti per caso. Nel caso.

Aggiornamento delle 16.20: Coscienza vuole che io precisi che Fabrizio Filippi non è libero, tecnicamente, ma a casa in attesa del processo con l’obbligo di firma tre volte a settimana. Coscienza vuole che io specifichi che il post è stato da me scritto perché non ne posso più dell’andazzo. E l’andazzo, nella figura di Fabrizio Filippi e delle sue gesta è: “Ho tirato l’estintore per spegnere l’incendio… Passavo lì per caso… Ero venuto a Roma per accompagnare un amico a pagare un bollettino all’università… Tiro estintori a volto scoperto perché non sono vigliacco come i black bloc…”. E perché simili stronzate finiscono su Repubblica. E perché ce le vogliono far bere. E perché c’è qualcuno che se le beve. Perché è grave che qualcuno chiamato Fabrizio Filippi si muova da Barbarano Romano per venire a far casino a Roma, ma è ancora più grave che qualcun altro – sempre chiamato Fabrizio Filippi – si muova da Barbarano Romano a Roma per accompagnare un amico a fare qualcosa di pacifico e si ritrovi per caso a tirare estintori in mezzo alla guerriglia. E che ci sia chi ritenga l’una cosa e l’altra assolutamente possibile e reale.

 

Alla fine era Guido Crosetto. Quello della Telefonata. Quello che ha negato fino alla fine. Quello che ieri a La Zanzara ha pure specificato il particolare che lui non usa quasi mai l’espressione testa di ca**o, ma più frequentemente testa di siluro: “Quindi non posso essere io” (il link va al mio cervello: me lo ricordo, l’ho sentito).

Già… Non poteva essere lui. Un ca**o mica è un siluro!

Solo che poi ieri a tarda sera – toh! - è venuto fuori che era proprio lui. Il galantuomo. Galantuomo lui e quell’altro piemontese di Franco Bechis, che ha negato pure lui sulla vera identità dell’interlocutore sulla propria pagina Twitter, e che non mi pare che oggi abbia detto… twittato, pardon, qualcosa in proposito. Glissare, del resto, è l’arma degli ipocriti e di chi ha la coscienza lurida. Piemontesi falsi e cortesi? Cortesissimi! E giù a scuse e spiegazioni, il Crosetto:

“A caldo pensavo fosse più semplice liquidare tutto negando, esclusivamente per non ferire una persona alla quale sono affezionato ed a cui voglio bene, con un termine che mi capita di usare con molti amici, non contestualizzando in un dialogo in libertà. Riflettendo con calma preferisco la verità. Non è mia abitudine mentire e, non voglio iniziare a farlo”.*

Ma che gran signore! Onesto! Leale! Schietto! Bella gente, lui e il suo compare Bechis. Non mi venite a dire che la menzogna è stata a fin di bene, per cortesia… Non mi venite a dire che tanto queste cose si fanno 365 giorni all’anno. Perché c’è una forma, e la forma è sostanza. Se si deve finire, che si finisca con onore e con dignità. Perché non è questa la fine che noi meritiamo.

Per il resto: oggi alla Camera la maggioranza è andata sotto. Berlusconi dovrebbe essere ora al Quirinale. Lui dice che non si dimetterà. C’è chi ha già messo lo champagne in frigo (pure Bechis sulla sua pagina Twitter ha una boccia di champagne pronta… che curioso, neh?). Poverini! Pensano che basterà mandare nonno Silvio ad occuparsi dei nipotini perché d’incanto tutti i problemi dell’Italia spariscano. E pensano che noi crediamo che loro abbiano a cuore il bene della Nazione. Io non so quale possa essere il bene per noi, ora. So però che il bene per l’Italia non è lasciarla in mano alla sinistra, a questa sinistra. E so molto bene che questa che sta andando in scena è una fine che non mi piace.

Incrociamo le dita e speriamo. Resta solo questo.

*Gli vuole bene Crosetto a Silvio, come quell’altro bell’elemento di Gabriella Carlucci, che ha festeggiato il pasaggio all’UDC di domenica con un bel: “A Silvio non l’ho detto. Gli voglio bene“.

Eccoli qui gli Intellettuali. Gli Attori. Gli Artisti, ma con la A maiuscola. Quelli che hanno a cuore l’Arte, il Teatro, la Cultura. Quelli che condividono ogni istante della propria giornata con le Muse, tutte insieme o una a caso fra le nove. Quelli che sono la Parte Migliore del Paese. Quelli che vorrebbero farci tutti uguali a loro, e mandare in rieducazione quelli che non cedono. Nel frattempo, siccome i gulag ancora non sono stati introdotti in Italia, attuano il proprio progetto educativo così: o ti fanno fuori dai loro circuiti di Esseri Eletti, oppure usano la forza: quella degli insulti e dell’aggressione. Tutto il resto è un parlarsi addosso a margine.

La Parte Migliore del Paese… Non ne siete invidiosi? Non vorreste essere tutti come loro?

Notarella: al momento il video che riprende gli ultimi istanti dell’aggressione subita sabato sera da Bruno Vespa nei pressi del Teatro Valle (non aggiungo Occupato manco morta) a Roma non è presente sia nella pagina Facebook che nel canale Youtube degli oKKupanti, dove invece gli articoli qui linkati la danno. Il giornalista è stato insultato come “venduto”, al grido di “la Rai è un servizio pubblico” e “servo di Berlusconi”, più varie altre amenità. E’ inutile stare a rammentare i soliti Santoro, Fazio, Floris, Annunziata, Berlinguer, Dandini ecc. ecc. (a petto dei quali Vespa è un agnellino): che ‘ste scimmie urlatrici e chi dà loro credito vivano in un mondo parallelo e distorto è cosa ormai acclarata a chi abbia ancora qualche neurone funzionante. Io vorrei solo chiedere loro: Ma l’esercizio della magistratura, ad esempio, non è servizio pubblico? Anzi: più servizio pubblico di ogni altro, visto che coi soldi nostri si pagano personaggi che dispongono poi della libertà altrui? E poi vorrei invitarli a essere coerenti, e portare i loro insulti ovunque un uso distorto della Cosa Pubblica venga messo in atto. Che dite? Avrò successo?

Per quel che può valere, tutta la mia solidarietà a Bruno Vespa.

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