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Archivio mensile:aprile 2012

Intelligentissimi e astutissimi prof italiani avere pensato che con soldi famiglie pescatori di India morti ammazzati stare buoni, ritirare loro accuse e così prof di Italia portare a casa prigionieri. Ma gente di India non avere anello al naso!

Infatti, qualcosa nel vomitevole piano degli intelligentissimi e astutissimi prof italiani è andato storto. E già, perché poco adusi a concetti come onore, orgoglio e fermezza, ma al contrario imbevuti di un nauseante complesso di superiorità (poggiata su cosa lo sanno solo loro…), i prof con la valigetta piena di quei soldi che avrebbero dovuto comprare il silenzio, si sono trovati sbattuta in faccia la porta proprio da chi, invece, in concetti come onore, orgoglio e fermezza ancora ci crede, di chi è convinto delle proprie ragioni e ha deciso di andare fino in fondo per difenderle e farle valere. E così, con tutti i loro titoli accademici, le loro lauree, i loro master e i le loro specializzazioni, la loro spocchia, la loro cadenza nordissima nel parlare, i prof hanno ricordato a tutto il mondo che l’Italia è la patria della Mafia, che il silenzio se lo compra coi soldi e con le offerte che non si possono rifiutare. E infatti le famiglie dei pescatori mica avevano rifiutato: c’ha pensato la Corte Suprema del Kerala a spedire al mittente i soldi dell’accordo extragiudiziale.

Ecco che succede a trattare la gente come “selvaggi”, a volerne comprare il silenzio con qualche specchietto e un paio di collanine. Ma forse i nostri prof devono aver letto qualcosa a proposito del colonialismo inglese nelle Indie e delle imprese dei Conquistadores spagnoli in altre Indie - quelle Occidentali - e presi da grande invidia hanno pensato di emularne le gesta. Qualcuno dica loro che da quell’epoca e da quei fatti vergognosi sono passati svariati secoli e che con specchietti e collanine oggi non ci compri più nessuno, soprattutto da quelle parti…

Tanto domani piove, quindi niente scampagnate.

O stavate forse progettando di chiudervi a casa e di sintonizzarvi su RaiTre per guardare il Concertone?

(info qui).

E’ una notizia vecchia, ma stamattina ci sono incappata gironzolando in rete:

Pensioni gratis agli stranieri: è boom

 Ogni volta che leggo cose come questa mi torna in mente quella badante romena con cui parlai tanti anni fa, in una mattina d’estate sul trenino Roma-Ostia. Mi (ci, in realtà: ero con un’amica) raccontò che con i soldi che percepiva qui e che mandava regolarmente in Romania stava facendo laureare tutti i figli (“perché l’istruzione è la prima cosa”: la ammirai per questa affermazione) e, soprattutto, si stava costruendo una splendida villa e stava mantendendo ad alti livelli la famiglia tutta. Le brillavano gli occhi mentre lo diceva: era orgogliosissima di quello che stava facendo per i suoi. C’era però qualcosa che mi distrurbava profondamente nelle sue parole: era l’immagine di questo fiume di denaro che da qui prendeva la strada dell’estero e che andava a fare ricche persone lontane. E quando io le chiesi se lì c’era davvero tanta povertà come ci dicevano, lei sorridendo mi disse: “No no! I miei stanno benissimo!”. Ora, per carità: se lavori e ti dai da fare, se ti sacrifichi è tutto sacrosanto. Però l’idea che una villa fosse costruita in Romania con i soldi di un vecchietto morente mi dava fastidio, così, d’istinto: il vecchietto risparmia qui per una vita, e i suoi risparmi si trasformano in ville altrove. Mi chiesi: “Ma se questo meccanismo verrà moltiplicato per n-mila volte, che accadrà?”.

La risposta ce l’abbiamo oggi. Ma quel che è peggio è che la badante straniera che si fa la villa coi soldi italiani ci può pure stare: la questione pertiene le persone private e se al momento le badanti straniere sono più numerose e a buon mercato di quelle italiane, ci si può fare poco. Il dramma è quando ci si mette pure lo Stato ad aggravare la cosa e non solo non controlla il flusso e la presenza di lavoratrici illegali, ma si mette anche a fare il patrigno di quei figli che dovrebbe proteggere e tutelare, soprattutto i momenti di disperata crisi come questa. Questa è la tragedia vera, altro che le ville in Romania con i soldi dei vecchietti italiani e delle loro famiglie, col beneplacito di chi ci governa…

Aggiornamento delle 19.10: Poi, a proposito di colf italiane, di badanti straniere e quant’altro capita di leggere questo: Io colf italiana, sono l’ultimo gradino della società. Mi verrebbe da dire alla signora che con lei ci stanno anche gli storici dell’arte (ho colleghi che di giorno facevano le badanti e i camerieri, e di notte studiavano o lavoravano per quello che avevano studiato: non racconto frottole…), ma questa è un’altra storia. E poi il mal comune mezzo gaudio mi fa ribrezzo e sono piuttosto orientata a pensare che il mal comune ci dovrebbe far incazzare tutti di più di quanto non siamo già incazzati.

Il 25 aprile è passato, con il suo consueto carico di schifezze: è solo l’autocelebrazione di una parte del Paese che è sempre rimasta sulle montagne, ma che fa finta di no e che ha bisogno di riti collettivi come quelli di ieri per sentirsi viva. Sempre uguali, sempre prevedibili. Un copione trito e ritrito, scritto da mani prive di fantasia e ricche di conformismo, di immobilità mentale che puzza di morto e di muffa. E allora via quel post dalla cima del Coso: mi infastidisce non poco che chi arriva qui si trovi subito quella foto spennellata di rosso. Non ho tempo, ahimè, per scrivere qualcosa, e allora ci metto il video di una canzone che mi piace tanto: si torna al Bello.

Maestri della mistificazione, dell’offesa, dell’insulto, degli arzigogolamenti mentali e comportamentali, della prepotenza. Violenti, esclusivisti e arroganti. Ipocriti e convinti di essere la parte migliore del Paese, una spanna sopra tutti gli altri, compreso quel popolo di cui si riempiono la bocca. I comunisti sono questo, e cosa ti vuoi aspettare? Il 25 aprile è roba loro, e loro escludono chi ritengono fascista e indesiderato, pure se si tratta del Sindaco della loro Città e della Presidente della loro Regione. E quando poi quest’ultima avanza qualche lamentela, si deve pure sentir rispondere questa frase, vero capolavoro di presa per il culo:

«Il 25 Aprile è la festa di tutte le antifasciste e gli antifascisti italiani e nel nostro caso in particolare di Roma. Noi non abbiamo fatto inviti alle autorità e a nessuna istituzione, perché essendo una festa di tutti non c’è bisogno di invitare specificamente nessuno. Tutti gli antifascisti e le antifasciste sono benvenuti, chi non si riconosce come tale o non viene vistosamente riconosciuto come tale ovviamente non è invitato, questo è assolutamente ovvio».

Peccato che stamattina sembrava che Alemanno e la Polverini non fossero stati invitati per per evitare «le contestazioni che già ci sono state negli anni passati».

 

La statua di Giulio Cesare ai Fori Imperiali, stamattina

Mentre noi Romani ci dedicavamo a quella cosa tutta e solo nostra che è il 21 aprile e ci auguravamo buon Natale, i barbari si davano da fare, more solito, nell’offesa continua a Roma. Che però ieri faceva gli anni e che forse meritava di essere lasciata in pace, almeno per un giorno – il giorno della sua festa - da quelli che si permettono pure di blaterare, vantandosi di esserne figli: Anche noi discendiamo dai Romani!!! Parliamo una lingua neolatina, mica slava!!!

Sì, certo. E io sono etrusca.

(Posso apparire qualunquista, lo so e non me interessa niente. Sto facendo di tutta l’erba un fascio. Ok, e allora? Io sono stufa, strastufa e arcistufa dello scempio continuo che si fa di Roma. I sofismi non servono, ed è finito il tempo della comprensione e dei distinguo. Roma deve essere solo per chi la ama. Gli altri: via, a calci in culo. In queste cose non ci possono essere vie di mezzo: o stai da una parte, o dall’altra. Tertium non datur).

Sarebbe stato bello se per oggi, almeno solo per oggi, ti fosse stato risparmiato questo. Sarebbe stato il regalo di compleanno più dolce e prezioso.

Ci sono stati 21 aprile felici nella mia vita, e oggi non posso che ricordarli e sentirne la mancanza. Erano i 21 aprile che si passava a festeggiare dalla mattina alla sera, di solito con quella pazza insostituibile che è stata la mia ex migliore amica (alla terza ferita inferta, o porcheria agita – fate voi - è stata gentilmente dalla sottoscritta sfanculata, e spero che non ci sia un terzo ritorno-coda-fra-le-gambe, perché i miei vaffanculo sono preziosi e non mi piace abusarne e sprecarli così, senza che sortiscano effetto). Erano giornate assurde, che non può capire chi non ama Roma come la amiamo noi che qui ci siamo nati e cresciuti e, soprattutto, noi che abbiamo deciso di dedicarle la nostra vita. Noi, traviati dai papà che ci portavano al Foro Romano e al Colosseo nelle domeniche mattina di quasi quarant’anni fa, quando lì si entrava gratis e con le macchine si passava sotto l’Arco di Costantino. Ci sono andata a fracicarmi le scarpette belle della Prima Comunione nelle pozzanghere del basolato sotto l’Arco di Costantino, trentacinque anni fa: non erano ancora stati fatti gli scavi della Meta Sudans, l’Arco non era ancora stato restaurato con i ponteggi-show (ci si saliva, era il 1988 e la gente faceva file interminabili… l’ho fatta anche io e non lo dimenticherò mai quel marmo visto tanto da vicino…), e non c’era la recinzione che ora isola l’Arco e lo protegge dai turisti e dai vandali. Non c’erano i finti centurioni (a proposito: io tifo per voi!!!), non c’erano i camion-bar di Tredicine, non c’erano truppe infinite a autogenerantesi di cingalesi a venderti ogni cosa in ogni dove.

Ecco: 21 aprile sono gli auguri che questi matti che si chiamano Romani si fanno la mattina dicendosi “Buon Natale!”. Sono i fiori che si portano alle statue di Giulio Cesare e di Ottaviano Augusto ai Fori Imperiali, rigorosamente gialli e rossi. Sono il cielo luminoso e limpido di oggi (oggi, come 2765 anni fa, che sennò Romolo gli uccelletti svolazzanti dal verso giusto nel verso giusto lassù sul Palatino come li vedeva?). Sono le scampagnate ai tempi della scuola fra le rovine dei palazzi degli imperatori, fra le pratoline dei prati magici intorno alla casa di Nerone e nell’aria che ormai parla già di vera primavera e di addio all’inverno. Erano i 21 aprile che poi, visto che la sorte è stata benevola con me, ho avuto la fortuna di festeggiare nei luoghi più magici di questa Città, fra le rovine sue più preziose, e spesso con chi però oggi nella mia vita non c’è più. 21 aprile è un legame folle che si ha con Qualcosa di grande e di solo nostro, che zompa secoli e secoli e si va ad accucciare nell’epoca in cui tutto era sogno, era perfetto e in cui la Storia era ancora di là da venire. Ci si nasce, col 21 aprile dentro.

21 aprile, oggi 2012, è anche e soprendentemente soprattutto, giornata di bilanci. Penso a chi oggi non mi ha fatto quegli auguri e non ha ricevuto i miei. Tutto secondo copione. Penso ai pazzi che invece me li hanno fatti. A quelli che hanno fatto gli auguri a Roma. Grandi, grossi e fregnoni… uomini di quasi 50 anni, madri di famiglia e professionisti affermati (categorie qui citate perché conformisticamente abitate da persone serie) che scrivono parole d’amore per la loro Città sulla loro bacheca di Facebook, collezionando auguri e commenti di passione per Lei. Penso all’ultimo 21 aprile che ho festeggiato coi santi crismi, ormai tre anni fa: tutta la giornata a fare su e giù per Roma, da un evento all’altro. C’era il sole… lo ricordo come ora: i Fori Imperiali, il Circo Massimo e poi i Musei Capitolini, all’inaugurazione di non so quale mostra col sindaco, al suo primo 21 aprile, che parlava a due metri da me… Che entusiasmo che c’era tre anni fa… La vita si ferma , il 21 aprile, e la si dedica a Lei, a Roma, Amore infinito.

Poi il 21 aprile all’ospedale (due anni fa) e il 21 aprile dell’anno scorso, che manco ricordo che ho fatto ma di certo niente di che, visto che ho il vuoto e a memoria di quei giorni ricordo solo di un tipo che s’era messo in testa chissà cosa e che mi stava infastidendo oltremisura con modi tanto aggressivi che temevo di ritrovarmelo ad aspettarmi sotto il portone per insultarmi de visu… Il 21 aprile di oggi… I tempi cambiano: l’amica per condividere la giornata non c’è più e la paura che si faccia viva con la scusa degli auguri è enorme (io oggi non voglio cavoli: è festa!). La mattina l’ho passata in Archivio, su carte di secoli fa che parlano della mia Città e dei suoi monumenti (anche dell’Arco di Costantino…), perché dell’amore per Roma io ho fatto il mio lavoro. Oggi pomeriggio avrei voluto andarmene in giro, ma c’è troppa confusione e va bene così, anche perché è stasera che si festeggia: con il mio più caro amico, il suo ragazzo (“Che il 21 aprile se non lo passo con te non è festa! Liberati da ogni impegno e andiamo ai Fori Imperiali!!”: me l’ha detto stamattina) e  con chi vorrà venire con noi.

Credo che questo post rimarrà privato per un po’…

1 aprile 2013: ho ripescato questo post, che avevo dimenticato di aver scritto… da oggi lo metto online visibile a tutti.

Silvio è tornato, e li ha mandati ai matti. E’ da tutto il giorno che non cianciano d’altro per ogni dove. Delle gare di burlesque, intendo.

Quanto gli mancava è ormai evidente pure ai ciechi (si vocifera che all’edizione delle 19 del tg3 ne abbiano parlato per oltre 10 minuti…)

L’ennesimo pasticcio. L’ennesimo inciucio. L’ennesima cosa fatta ad mentulam canis. L’ennesimo schifo. L’ennesima prova dell’inadeguatezza palese e dell’incapacità del Governerrimo Monti.

Il Governo italiano ha deciso di versare un indennizzo alle famiglie dei pescatori indiani del cui omicidio sono accusati i nostri marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. A che titolo, non si capisce. Il Ministro della Difesa Giampaolo Di Paola afferma che si tratta di un accordo extraprocessuale, “un atto di donazione, di generosità, ex gratia, al di fuori di un contesto giuridico“. E perché? In nome di cosa l’Italia deve sborsare questi soldi? Ci mettiamo adesso a fare beneficenza così? Random? Anzi, meglio: ci mettiamo a fare beneficenza a chi accusa due Italiani di omicidio di un suo parente?  Cioè, qualcuno mi spiega come cazzo sia possibile che invece di fare la voce grossa, di difendere allo strenuo i ragazzi tenuti in carcere laggiù, ragazzi che rischiano grosso, di credere nella loro innocenza per riportarceli a casa il prima possibile e di dimostrarlo coi fatti e con comportamenti fermi e inequivocabili, queste amebe senza palle e spina dorsale che ci governano non solo si piegano a 90° di fronte alle autorità indiane, ma cacciano pure dei soldi da versare nelle tasche di chi accusa Italiani che questi vermi al governo – indegni loro sì di essere chiamati Italiani – dovrebbero difendere con tutte le loro forze? Sono già convinti della colpevolezza dei nostri marò? O pensano, privi come sono di concetti come Orgoglio e Amor di Patria, di risolvere la cosa con l’unico linguaggio che conoscono? Quello dei soldi? Quello del ricco che compra il debole (o che crede di comprare quello che sembra debole ma che debole non è?)?

Che schifo…

Aggiornamento del pomeriggio: La moglie di Massimiliano Latorre chiede aiuto per la famiglia, per i figli. Ora vedremo se ci sarà qualche cacchio di ministro pronto a fare un atto di generosità.

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