Il naufragio della Concordia. Ormai sembra una vita fa. L’Italia litigiosa sembra esserselo dimenticato, presa da neve, farfalline e cazzate dilaganti in bocca a uno che farebbe meglio a cantare, o farsi prete se proprio ci tiene tanto a predicare. Un’Italia che non si preoccupa di due figli suoi che rischiano la pelle in India, e si appecorona a un popolo che solo gli imbecilli possono ritenere civile. Le responsabilità di Schettino, da quel 13 gennaio, ormai sono evidenti anche ai ciechi, e allora le sofisticherie garantiste ora tacciono, e i guru del pensiero nazional-popolare (ignari di esserlo, puzza-sotto-al-naso come sono) non hanno più motivo di parlare di quella che è stata e che resta una tragedia immane. Perché tragedia è ogni volta che si perdono vite umane, anche se questo ai garantisti è sempre interessato poco, o niente. Loro, del resto, su quella nave non c’erano, né ad affogare, né a non prendere decisioni. E come si suol dire: son tutti bravi a fare i…
I garantisti, esseri vigliacchi, tacciono: il teorema che il naufragio della Concordia serviva a dimostrare è già stato dimostrato. Ma i morti restano. E questi non sono teoremi. Sono sorrisi e vite che non ci sono più. E questi vanno ricordati. Oggi, di quei sorrisi interrotti ne sono stati ritrovati otto. E fra di loro quello della piccola Dayana.
Non so se si nota, ma mi rode parecchio: io, in questa Italia, in chi la governa e in chi crede di saperla interpretare con la presunzione di spiegarmela, mi ci riconosco sempre meno…

Ecco, quoto in pieno la tua ultima frase… ‘in quest’italia mi ci riconosco sempre meno’… anch’io, non ho altro da dire.
Già, Kizzy, ed è una gran brutta sensazione…