Salta la navigazione

E’ il gossip politico del giorno. L’uscita improvvida di Michel Martone, viceministro del lavoro, il quale ha osato affermare in questa Nazione di figli viziati e mantenuti due concetti fondamentali:

1. se a 28 anni non sei ancora laureato, sei uno sfigato

2. secchione è bello

Apriti cielo!

Ora, premesso che la prima uscita è un po’ forte considerato il livello di sopportazione delle italiche giovani orecchie, che già mal sopportarono in passato la parola “bamboccione” (sapete? Abitiamo un paese di mammolette, e non puoi rivolgerti così ai bamboccioni parassiti che si fanno mantenere dalla famiglia e intanto fanno finta di studiare – ché se studiassero sul serio, col livello infimo dell’università attuale, si laureerebbero altro che in tre anni), Martone ha ragionissima. Se a 28 anni, studiando e senza impedimenti di alcun tipo (lavoro, malattia, vita personale…) non ti sei ancora laureato, allora vuol dire che sei uno sfigato, parola sicuramente infelice, ma che voleva semplicemente dire una cosa: incapace. Il che è la pura e semplicissima realtà. Ora, però, il povero Martone (a modesto parere di chi scrive), poiché forse non ha avuto le palle per dire incapace, l’ha voluta buttare un po’ in caciara, e ha detto sfigato, pensando di stemperare con una parola da slang romano un concetto ovviamente duro da far digerire ai suddetti bamboccioni parassiti. Che – forse è il caso di dirselo una volta per tutte – costituiscono una delle zavorre nascoste allo sviluppo di questa Nazione.

Sul secondo punto, poi, io a Martone farei la standing ovation. Secchione è bello! E io ce voglio la maglietta!

C’è però qualcosa che non torna in tutta la storia all’ex secchiona che scrive qui: come può Martone affermare queste sacrosante verità mentre il governo di cui fa parte si appresta ad abolire il valore legale della laurea e, soprattutto, a rendere ininfluente il voto di laurea? A renderlo succube di un sistema di valutazione dell’università che lo ha emesso, sistema che sarà sicuramente farlocco? E che, se pure non sarà farlocco, non sembra comunque tanto democratico? Come ci si può riempire la bocca di merito e meritocrazia, e poi segare le gambe a tutti quelli che si sono ammazzati di studio per ottenere voti brillanti sperando che un simile sforzo un giorno sarebbe tornato loro utile nel mondo del lavoro? O a quelli che, semplicemente, prendono voti più alti semplicemente perché sono più brillanti? Come intendono farla la scrematura i cari professoroni che ci governano, che pure il mondo dell’università lo dovrebbero conoscere bene? Non sarebbe forse il caso di mettere mano all’offerta formativa e ai docenti, piuttosto che punire ragazzi bravi, studiosi e tenaci, e che vedranno la loro laurea declassata solo perché hanno avuto la sfortuna di nascere nella città sbagliata e/o in una famiglia meno abbiente?

12 Comments

    • Anonimo
    • Inviato il 24 gennaio 2012 alle 18:37
    • Permalink

    Ma ‘sta cosa l’ho letta anche io e sai cosa mi ha davvero irritata? Che lo dice uno i cui meriti sono più che dubbi. Tutto qui. L’avesse detto chessò, uno che s’è fatto da solo senza alcun aiuto, bhe, avrebbe completa ragione… così no.

    Elly

    • rerummearumfragmenta
    • Inviato il 24 gennaio 2012 alle 18:45
    • Permalink

    Su questo ti do pienamente ragione.
    Il punto è la reazione dei bamboccioni e la solita ipocrisia che esce fuori ogni volta che qualcuno dice le cose come stanno, che i bamboccioni non si toccano! Meglio tenerli sempre appesi alle gonne di mammà e renderli animali da consumo.
    E poi, in realtà, è che da ieri mi ronzava nelle dita la voglia di scrivere qualcosa su un governo che si riempie la bocca di meritocrazia e poi ammazza il valore legale del titolo di studio: se io prendo 110 e lode vuol dire o no che sono un po’ meglio di chi ha preso 95? Poi l’uscita odierna di Martone mi ha convinto a scrivere qualcosa ;)

    • Anonimo
    • Inviato il 24 gennaio 2012 alle 19:08
    • Permalink

    Eh ma mi pare che non abbia ancora detto niente nessuno sulla abolizione del valore legale della laurea. Probabilmente, i cittadini addormentati dall’effetto monti penseranno sia cosa buona e giusta. E questo è grave.

    Elly

    • rerummearumfragmenta
    • Inviato il 24 gennaio 2012 alle 19:20
    • Permalink

    Vedremo, Elly. I liberisti/liberali ne sono ovviamente entusiasti (in fondo anche loro hanno le loro forme di bolscevismo: via i voti che ti sei meritato sgobbando sui libri e che si sia tutti uguali!). Sono curiosa di vedere gli studenti come la prenderanno…

  1. Abbastanza d’accordo su quello che hai detto, ma c’è un però! :D
    Sul rendere ininfluente il voto di laurea ci metto la firma per il semplice fatto che è oggettivo che in alcuni atenei i voti li regalano e in altri no. Quando si è in lizza per un posto di lavoro e “quelli là”, che bevendo birra e ruttando stravaccati su un divano hanno preso 30 e lode in ogni corso, passano avanti (mentre altri si sono fatti il culo 10 volte tanto per voti più stretti) la cosa mi fa un po’ incazzare. Quindi direi che la cosa non solo è giusta ma pure sacrosanta.

    Per l’abolizione del valore legale della laurea… boh! Da laureato mi fa un po’ senso, ma se la cosa è accompagnata da una vera rivoluzione del sistema dell’istruzione non la vedrei male, soprattutto se come cappello finale della propria preparazione (interamente destatalizzata per la gran parte dei corsi) si dovesse affrontare un VERO esame di Stato (non quella cosa ridicola, il più delle volte, che si fa adesso). E comunque affronterei alcuni corsi in modo separato per le alte responsabilità che questi comportano (medicina, ingegneria edile, civile, architettura, per dirne alcuni). Onestamente credo che la maggior parte delle lauree sia inutile se si potenziassero gli istituti tecnici e per il resto mi pare che un laureato brocco lo si riconosca subito, anche se ha preso 110 e lode. L’importante è che gli si possa dare un calcio in culo se dimostra la sua incapacità. Anche nella p.a., anzi, soprattutto nella p.a.

    • rerummearumfragmenta
    • Inviato il 26 gennaio 2012 alle 12:30
    • Permalink

    Premesso che io ancora devo capire cosa intendono questi con abolizione del valore legale della laurea, nello specifico, intendo, perché di cazzate in questi giorni se ne stanno sentendo tante (tipo: “pure se sei laureato in lettere puoi dirigere un ufficio postale”, che è una cazzatona, perché io ho una cara amica laureata in lettere, che ha meno di 40 anni per inciso, e che già dirige da anni un ufficio postale…), tu pensi che quelli che ruttano etc etc abbiano preso 30 e lode? Io, per esperienza (e ti parlo come una che ha fatto per 12 anni l’assistente universitaria alla Sapienza di Roma e che ne ha viste un po’ di tutti i tipi, e che s’è fatta un percorso universitario di laurea + specializzazione + dottorato concluso a 35 anni, lavorando in contemporanea; lo scrivo solo per darti un’idea del “pulpito” da cui predico :D ), non ho mai visto scene del genere. Normalmente, il voto di laurea, come i voti degli esami, riflettono abbastanza bene il percorso di laurea degli studenti. O lo riflettevano, almeno prima, prima di questa scellerata riforma del 3+2 e dei crediti. Insomma: se io mi sono sbattuta per avere tutti 30, per avere un 110 e lode, per essermi specializzata con 70 e lode, perché il mio voto deve essere equiparato a chi – stavolta veramente – se ne è stato tutto il tempo stravaccato a bere birra e a ruttare etc etc, e che di solito un 110 e lode a casa non lo porta? Dal mio punto di vista questo è un ennesimo passo per livellare la preparazione verso il basso, strada intrapresa ormai da anni, perché il messaggio che passa è: ma che ti frega di studiare e di prendere buoni voti? Tanto poi il voto di laurea non conta!

    Il punto è che bisognerebbe rivoluzionare veramente il sistema universitario, come dici nel commento. Bisogna garantire uguale livello di formazione a tutti, dalla Normale di Pisa all’Università di Macerata (per dirne una tra le meno famose e tra le più chiacchierate), e solo questo vuol dire garantire a tutti di avere le stesse possibilità in partenza. Tanto poi è il mondo del lavoro che sceglie, di solito. E i figli di papà somari andranno purtroppo sempre avanti. Anzi, guarda: con l’abolizione del valore legale dei voti di laurea saranno avvantaggiati. Ecco (anche) perché mi fa incazzare questo provvedimento.

    Infine: Martone dice una sacrosanta verità quando invita i giovani a cercarsi un lavoro, invece che inseguire la chimera della laurea. Le università, ormai, sono dei parcheggi a tempo indeterminato. Una volta un mio collega osò dire durante un esame a una tipa che non sapeva nemmeno esprimersi in italiano e che pretendeva di laurearsi in lettere: “mi scusi, ma se non le piace quello che studia, perché non si trova un lavoro e lascia stare l’università? Tanto una laurea in lettere non fa guadagnare…”; fu linciato per giorni perché “non doveva permettersi”. Era il 1994, se non ricordo male. Come vedi, non è cambiato niente ;)

  2. Beh, è pure vero che in alcuni atenei e in alcune facoltà le lauree sono sostanzialmente “facili”. Comunque il tizio ha ragione nel concetto. Ha detto “28 anni” che significa essere al quarto anno fuori corso. Ora, un anno fuori corso ahimè ci son finito pure io. Uno-due anni fuori-corso è la norma (all’università di Padova mediamente ci si laurea in sette anni) però quando è troppo è troppo. Ciò che da fastidio è che il tizio, come ha detto Elly è un raccomandato. Insomma il tizio è uno che fa la morale senza averne i titoli. Si lamenta dello sfascio dell’università, ma lui e quelli come lui sono tra quelli che lo sfascio l’han causato.

    • rerummearumfragmenta
    • Inviato il 29 gennaio 2012 alle 11:00
    • Permalink

    Giovanni, il punto che io volevo mettere in evidenza nel post era che le parole di Martone erano giuste verso quei parassiti che riempiono le università, che bivaccano tra un’aula e l’altra a spese della famiglia e dello Stato. Che non si impegnano. Che hanno preso l’università come prosecuzione del liceo: fanno vita sociale (vanno a lezione e in biblioteca per stare insieme agli amici e vedere gente, insomma), si sentono eterni studenti, se vanno male è sempre colpa dei prof, non prendono resposabilità, non raggiungono mai la fine, e così non entrano nel mercato del lavoro e nella vita da persone adulte. Si parla dei famosi bamboccioni. Stanno fuori, ovviamente (ed erano fuori anche nel discorso di Martone) i ragazzi che lavorano, che hanno una famiglia, che hanno problemi di qualsiasi tipo, in primis quelli di salute. Ci mancherebbe! E il punto è che spesso è inutile prendersi una laurea, ma molto più utile e produttivo imprarare un mestiere, che può anche economicamente rendere di più; che non è obbligatorio laurearsi, se non si ha la vocazione a questo o quel lavoro da laureato. Martone intendeva questo, e ha ragionissima. Che poi l’abbia detto male, perché le orecchiuzze dei bamboccioni non devono rimanere offese, è un altro discorso.
    Nell’università, ormai da anni, c’è uno spaventoso livellamento verso il basso, ed abolire il valore legale del titolo di studio o del voto di laurea significa esattamente a parer mio continuare in quel verso. Mi fa ridere che un governo che si riempie la bocca di meritocrazia e porta avanti la propria presunzione ad applicarla “perché noi siamo professori e non politici” (bella razza, mi verrebbe da aggiungere: quella dei professori, per inciso), poi sega le gambe per legge a chi si è fatto il culo e ha perseguito un curruiculum di studi eccellente, di cui il voto di laurea è espressione.
    Se ci sono università dove la laurea te la regalano (e questo è verissimo, tu hai ragione), vanno eliminate le università suddette, perché di esse è la colpa. E dei professori che quelle lauree facili le hanno date. E tutto il sistema che quelle università le tiene in piedi.
    Quanto poi al fatto che Martone sia un privilegiato, non ci sono dubbi, e aggiungo che lo sfascio l’hanno causato più che quelli come lui, quelli che hanno permesso storie come la sua e che poi sono della stessa schiatta di quelli che oggi sono al governo e che ci vengono a fare la morale sul merito ecc. ecc.

    • Deogratias
    • Inviato il 21 febbraio 2012 alle 16:59
    • Permalink

    Martone ha detto una sciocchezza. A prescindere dal fatto che non ha pubblicazioni rilevanti da giustificare un suo ruolo da ordinario, le raccomandazioni, ecc. che già lo rendono “in potenza” poco adatto a dare lezioni del tipo “sei uno sfigato”, ha generalizzato in maniera poco intelligente: sono troppe le eccezioni che fanno sì che una persona si laurei dopo i 28 anni, non si tratta soltanto di bambagioni.

    • rerummearumfragmenta
    • Inviato il 21 febbraio 2012 alle 17:06
    • Permalink

    Deogratias, benvenuto/a.
    Che l’uscita di Martone sia stata infelice, sono d’accordo con te. Sul fatto che questo sia uno di quei figli di papà dalle carriere fulminanti e poco credibili, credo se ne sia parlato nei commenti, e anche qui siamo d’accordo. Io però penso che lui con “sfigato” volesse dire qualcosa tipo “nerd”, o “incapace”, e comunque rimango dell’avviso che la stragrande maggioranza di chi si laurea dopo una certa età (28 anni può andare), e se per laurea si intende una triennale, non avendo impedimenti (le tue “eccezioni”?) di alcun tipo (e l’ho scritto anche nel post) sia uno “sfigato”. Nel senso che sarebbe meglio lasciasse stare. Se non fai altro nella vita che studiare, non ci metti quasi dieci anni a laurearti… E’ un discorso di buon senso ;)

    • Deogratias
    • Inviato il 21 febbraio 2012 alle 17:19
    • Permalink

    Mi fa piacere costatare il tono cordiale della tua risposta, sebbene non la pensi proprio come te, ma nemmeno troppo diversamente. Penso anch’io che parcheggiarsi all’università sia sbagliatissimo e sarei, anzi, più contento se fosse resa più impegnativa (ormai si laureano tutti), per esempio come avviene in altri paesi. All’epoca dei miei primi studi universitari un mio collega belga, in Italia per l’erasmus, mi spiegò come si svolgeva da loro da laurea: con mia sorpresa era tutto molto differente. Dovevano superare tutti gli esami previsti nell’anno accademico dal loro piano di studi entro la sua fine, ottenendo la sufficienza in ogni materia, pena dovere rifare l’anno: rifare non soltanto gli esami insufficienti ma anche gli altri, un po’ come avviene alle superiori da noi, si era bocciati sul serio. Ora non so se sia ancora così in Belgio, ma di sicuro un metodo simile da noi sarebbe auspicabile; se uno, infatti, dà solo due o tre esami all’anno, non progredisce mai, perché inevitabilmente viene costantemente bocciato. Il problema dei fuori corso sarebbe quasi risolto. Tornando a Martone, sì, posso concordare se inseriamo le eccezioni (coloro che hanno avuto problemi di salute, per esempio), e, probabilmente, l’antipatia verso questo personaggio mi ha dato più fastidio dell’infelice affermazione in sé.

    • rerummearumfragmenta
    • Inviato il 21 febbraio 2012 alle 17:46
    • Permalink

    Infatti le parole di Martone vanno prese per quel che sono: contro il parcheggiarsi all’università. Non sarebbe meglio andarsi a cercare un lavoro, a quel punto? L’Italia è sempre stato un grande Paese di artigiani, ma oggi quasi più nessuno sceglie quella strada e tutti puntano alla laurea. Se hai avuto modo di ascoltare il discorso di Martone e le parole prima e dopo la sua “tremenda” affermazione, lui voleva dire proprio questo. Come si può non essere d’accordo? Come non può poi far ridere la reazione dei “parcheggiati”, o “sfigati” che dir si voglia? Martone non ce l’aveva con chi ha e ha avuto difficoltà, ma con chi non si dà da fare. E io, che pure non sopporto né lui né il governo attuale, non ho potuto fare a meno di dargli ragione.
    Non oso immaginare cosa potrebbe accadere se qui in Italia si applicasse il metodo Belgio! Ossia un sistema davvero meritocratico e che ti spinge a studiare, e bene. A proposito, all’epoca del post mi fece riflettere proprio quello che ho scritto in chiusura, e che cioè mentre Martone se ne usciva con l’elogio della meritocrazia e dell’intraprendenza, tutto intorno nel suo governo si faceva un gran parlare dell’abolizione del valore legale del titolo di studio: a mio modesto parere, la tomba della meritocrazia.


Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.