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Archiviazioni mensili: dicembre 2011

Sì, lo so. Ci sono andata pesante. Ma era da settimane che volevo farlo. Mettere questa foto, intendo.

Insomma: finisce un anno. Un pezzo di vita in cui ho fatto solo la centesima parte di quello che avrei voluto e potuto. Centesima forse è troppo. Decima è più giusto (sono molto indulgente con me stessa, oggi). Tempo che nessuno mi ridarà mai indietro.

Perso.

Sparito.

Per sempre.

E cosa avrei quindi da festeggiare? Perché dovrei farmi prendere dalla smania dionisiaca d’ordinanza per salutare l’anno che se ne va con botti e tricchettrac? E chi lo conosce quello che sta per arrivare? Io a questo anno c’ero affezionata. Forse perché è venuto dopo quello prima di lui: l’anno più orribile che io abbia mai attraversato. E ritengo che il tempo del 2011 non sia ancora compiuto. Per questo vorrei tanto tenerlo qui con me, ché abbiamo ancora un sacco di cose da fare insieme.

Invece no.

Qualcuno domani notte se lo porterà via, e a me rimarrà l’amarezza per non averlo saputo amare abbastanza, per non essere riuscita a restituirgli indietro come fiamme tutte le scintille che lui mi ha donato. Pensavo di avere più tempo. Ma non è così.

Devo mettermi in testa che ormai sono nella seconda metà della vita, dovessi pure campare cent’anni. Quella in cui gli anni vanno veloci, il tempo scappa che manco lo vedi quando ti passa accanto, e tutto è accelerato verso la fine. Io questo lo so, ma poi nella realtà faccio come se non fosse. Come se avessi ancora vent’anni e tutta la vita davanti. Ma non è così: per questo il mio cuore e la mia testa coi primi capelli bianchi (loro sì che lo sanno, e pure bene…) alla fin fine stanno lì che si chiedono: ma che cavolo ci sarà mai da festeggiare? Il tempo che corre? La fine che s’avvicina? Sì sì, lo so che l’augurio che ci si fa è quello di un anno migliore di quello passato: un monumento alla speranza che si rinnova a ogni San Silvestro. Ma parliamoci chiaro: è stato così? E’ statisticamente e scientificamente provato che ogni anno è migliore di quello precedente?

Ve lo dico io: no.

E allora? Allora io domani non avrò niente da festeggiare. Almeno quest’anno. Il 2011 mi piace e non voglio che mi lasci. Non sono affatto felice che se ne stia andando, e non capisco perché lo si debba essere tutti e sessanta milioni quanti siamo in questo strafottutissimo Paese. Non capisco come si posta festeggiare il trascorerre del tempo e la sua inesorabilità. E’ come festeggiare la propria condanna a morte! Ma si può essere più folli?

Dal Giornale dell’Arte, notizia di oggi:

Niente otto per mille, i finanziamenti per l’arte dirottati sulle carceri. Con l’entrata in vigore del decreto legge del 22 dicembre saltano oltre 57 milioni di euro destinati ai beni artistici

Roma. Saltano oltre 57 milioni di euro dell’otto per mille destinati ai beni artistici: sono stati dirottati sull’emergenza carceri. Bloccati tutti gli interventi sui beni culturali, compresi quelli al patrimonio comunale ed ecclesiastico. Quest’anno erano state 1.600 le domande di contributo arrivate alla Presidenza del Consiglio, il 30% in più rispetto al 2010. Tutto fermo. Lo stabilisce il decreto legge del 22 dicembre scorso.  La distribuzione dei fondi dell’otto per mille è regolata dalla legge del 20 maggio 1985 che assegna ai beni culturali una quota privilegiata dell’incasso totale; è prevista tuttavia dalla legge la possibilità di destinare questi fondi ad altri scopi «per far fronte ad esigenze impreviste e assolutamente straordinarie».  E proprio l’emergenza carceri è stata giudicata tale dal Governo. Ora sono a rischio l’apertura e la manutenzione di molti musei, aree archeologiche, biblioteche, edifici storici: dalla Certosa di Padula alla Biblioteca dell’Istituto di studi Storici di Palazzo Filomarino di Napoli e a molte altre realtà culturali «minori» che riescono a sostenersi soltanto grazie alle sovvenzioni aggiuntive dei fondi dell’otto per mille.

In attesa che i tifosi del Prof ci vengano a dire che in realtà si trattava di una decisione già presa dal Governo Berlusconi che la stampa serva e codarda cerca di appioppare a Monti il Perfetto. E in attesa che quelli che operano nel campo, che al 99% il 12 novembre scorso hanno festeggiato in vari modi, se ne accorgano e si incazzino come se la decisione l’avesse presa Sandro Bondi.

Qualcosa però mi dice che posso risparmiarmi l’attesa e dormire tranquilla…

Riapro bottega. Poco prima di Natale sono finita in un frullatore di cose inaspettate. Non si poteva stare dietro a tutto. Ho avuto bisogno di salvare energie, che già sono ridotte al lumicino di loro. E qui si stavano affacciando – da giorni e con troppa insistenza - visite non gradite. Ho così chiuso il castello e ho tirato su il ponte levatoio, che tempo da sprecare appresso ai frustrati non ce n’è, e non sempre si può avere lo spirito di starli ad ascoltare senza rimanerne infastiditi. Tanto, contro l’idiozia umana non c’è medicina. Però, a volte, funziona l’indifferenza. E a me non mi paga nessuno per fare da sfogatoio a chi non sa come buttar via i minuti della propria già inutile vita.

Qui, e fuori di qui.

Lascio parlare il CorSera

ROMA – Un vandalo ha danneggiato il portone della basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma. L’uomo ha scavalcato la cancellata ed ha colpito ripetutamente con un sasso le porte in bronzo e legno. Il vandalo è stato sorpreso e arrestato dalla polizia: è un 32enne romeno, senza fissa dimora. 

PATTUGLIA DI RONDA – Lo ha colto sul fatto, intorno alle 4 della notte tra domenica e lunedì, una pattuglia di agenti del commissariato Esquilino, di ronda nella zona. I poliziotti lo hanno bloccato e arrestato in flagranza di reato. Da quanto emerso nel corso della ricostruzione effettuata dagli agenti, lo straniero, scavalcate le recinzioni e raggiunto il portale, ha danneggiato ben nove oggetti in bronzo, parte dei quadri raffiguranti l’Annunciazione, scardinandoli dalla Porta Santa.

ALTORILIEVI BUTTATI A TERRA – Sul posto i poliziotti hanno rinvenuto gli altorilievi ornamentali divelti, di cui uno, che l’uomo aveva ancora in mano quando gli agenti sono arrivati sul posto, è stato buttato a terra dal vandalo nel tentativo di disfarsene. Dai successivi accertamenti è risultato che gli stessi oggetti sono stati poi utilizzati dal romeno per provocare ulteriori danneggiamenti. All’arrivo della polizia, lo straniero, che non ha dato spiegazioni sul suo gesto, si è scagliato contro un agente, nel tentativo di scappare. È stato bloccato e accompagnato presso gli uffici del commissariato Viminale. Al termine dei riscontri, è stato arrestato per danneggiamento aggravato.

Loro lo chiamano vandalo. Vandalo lo è per quello che ha fatto e per il senso che la lingua comune dà alla parola: colui che devasta un’opera d’arte o un bene pubblico. Nella realtà lui non è un vandalo, ma un rumeno. Ma tant’è. In fondo, i barbari che hanno invaso l’Impero Romano da quelle parti venivano, quindi di che stupirsi? Chissà quali sono state le sue motivazioni profonde. Chissà quanta galera si farà. Tanto poi ci pensa la Severino a tirarlo fuori, Riccardi e i suoi adepti a presentarcelo come campione per ottenere la cittadinanza italiana, e noi a pagargli tramite tasse il (breve, se mai ci sarà) soggiorno in galera: vitto, alloggio e reinserimento sociale e lavorativo. Che cosa vuoi di più dalla vita?

Simon Vouet, La Buona Ventura - 1617 (clicca sull'immagine se vuoi saperne di più sul quadro e perché l'ho scelto per illustrare il post)

Io mi chiedo, ancora e di nuovo, continuamente: ma Andrea Riccardi dove vive? Oh, be’, sì: in fondo casa sua è la Comunità di Sant’Egidio, la testa di ponte del multiculturalismo cieco. Quindi, a ben vedere, è parecchio consequenziale nelle proprie affermazioni e nelle proprie esternazioni.

Allora riformulo la domanda: ma Andrea Riccardi era necessario? Era necessario in un governo tecnico che è stato formato per risolvere i problemi, a quanto ci viene detto, soprattutto economici  dell’Italia? Era necessario metter su un bel Ministero per l’Integrazione e la Cooperazione? Ovvio che no! Solo i ciechi ne vedono l’utilità, l’importanza e, soprattutto, la coerenza col progetto del Governerrimo Monti. Già: perché quel ministero lì, e il suo ministro, sono uno sfregio costante, l’evidente marchio della presa per il culo a tutti gli Italiani. E tra questi c’è chi mostra le chiappe, felice di farsi prendere in giro (ed uso un eufemismo). Pensate! C’è ancora gente imbecille in giro che crede che Monti e i suoi siano stati messi lì per salvare l’Italia! Come no! Infatti s’è visto con la bella manovra approvata ieri alla Camera quanto questi pensino a salvare l’Italia. E nel salvare l’Italia, voi capite, un passo fondamentale qual è? Stabilizzare rom e sinti. Dare loro case e lavoro. Integrarli. Investire sui loro figli e sulla scolarizzazione. Aiutare i rimpatri assistiti per chi vuole tornare in patria… (Volete finire di incazzarvi? Non mi credete? Leggete qui e qui, e può bastare).

Certo, Ministro Riccardi. Certo… Infatti è notorio che rom e sinti abbiano da sempre una gran voglia di integrarsi. Di avere una casa stabile e un lavoro altrettanto stabile. Pagare le tasse. Rispettare le regole della società che li accoglie. Che non siano provvisti di macchine con le quali tornarsene a casa loro, dove tutti li aspettano a braccia aperte. I bambini rom, poi, sono così adorabili! Lei sicuramente avrà parlato con le maestre che se li ritrovano in classe, o con gli autisti che guidano i pullman che li vanno a prendere al campo e li portano a scuola, e poi dalla scuola di nuovo al campo… Ecco perché dice queste cose. Certo, Ministro Riccardi. Certo…

ps: non m’è sfuggita l’altra bestialità di giornata, e cioè l’apertura della Ministra della Giustizia all’indulto, oltre che l’approvazione del cosiddetto “Pacchetto svuota carceri”. Così si salva l’Italia: idiota chi non lo capisce. In fondo, non sono queste liberalizzazioni? Più libertà di così… Però, dovendo decidere per cosa avvelenarmi la giornata, ho optato per Riccardi: Riccardi nun se batte. Mai.

Evento organizzato da due mesi. Impegno (mio) di lavoro. Cibarie e beveraggi comprati dall’associazione che quell’evento ha voluto. Direttrice di storico istituto romano di cultura che con grande liberalità ha dato il permesso perché l’evento si svolgesse nelle sale della sede (tanto per intenderci: sede tanto bella e importante che ci girano le fiction, pure se ambientate a Vigata).  E a gratis, perché donna di molta gentilezza oltre che benevola nei miei confronti. Custode allertato. Soci dell’associazione tutti felici e contenti, iscritti all’evento da settimane. Tutto pronto. Si fa: venerdì 16 dicembre 2011 alle 16.

Io, per questo impegno di lavoro, avrei preso dei soldi. Io, per questo impegno di lavoro, ho dovuto dir di no a un’amica-collega che mi aveva chiesto di presentare il suo libro, visto che la presentazione era stata organizzata dalla casa editrice oggi pomeriggio e lei mi ha contattato solo una decina di giorni fa, quindi a impegno preso e inviti stampati.

Poi TuFilt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugltrasporti, Orsa, Faisa-Cisal e Fast hanno deciso di scioperare. Oggi. Appena si è saputa la notizia, dapprima le iscrizioni all’evento di oggi pomeriggio si sono bloccate, poi quelli che si erano iscritti hanno cominciato a dare la disdetta. Del resto, cosa volete che facciano persone per lo più anziane, che si muovono con in mezzi pubblici? Cosa volete che si faccia, quando nel posto in cui l’evento è stato organizzato è praticamente impossibile trovare parcheggio per l’automobile? Prendi la metro, o il bus, e poi ti fai pure una discreta camminata a piedi, visto che lassù, sul cocuzzolo di uno dei sette colli, non ci arrivi diversamente. Quindi, alla fine, ieri sera tardi s’è deciso col presidente dell’associazione che ha organizzato l’evento di annullare tutto. Grazie ai sindacati e al loro sciopero, tutto è andato a ramengo.

E allora io mi chiedo, e vi chiedo: cui prodest, l’anima de li mejo antenati vostri?

Ieri mi sono trovata a percorrere Via Ettore Rolli, scendendo da Via Carlo Porta. Era una vita che non passavo di lì. E’ una parte di Roma, quella, che non mi è mai piaciuta, esteticamente parlando: è brutta, devastata da orribili palazzoni anni ’70 (a sinistra nella foto se ne vedono alcuni) che hanno distrutto la poesia di Porta Portese. Uno scempio alla Città operato in un’area di enorme valore storico e paesaggistico nel bel tempo che fu, nell’epoca d’oro dei palazzinari. L’unica parte bella, diciamo carina e accettabile, è quella delle palazzine inizio Novecento che si vedono a destra nella foto. Ma ieri, venendo giù da Via Carlo Porta e sbucando in quell’orribile piazza in cui una decina di anni fa il Comune di Roma fece sistemare una fontana progettata da Massimo Fagioli (il quale – va precisato – è uno psichiatra col pallino dell’architettura e con amici che evidentemente gli hanno permesso di dilettarsi in questo campo. Ma si sa: la Roma rutel-veltroniana è stato questo e altro; magari l’idea della fontana poteva essere pure divertente, ma il punto è che  quella fontana ha smesso praticamente subito di funzionare, trasformando le coppe che la compongono in tazzone di acqua putrida, ricettacolo di manco voglio sapere cosa), ho trovato che il panorama urbano era cambiato.

Insomma, si sperava che per un posto praticamente irrecuperabile al buon gusto e al decoro urbano fossero finite le intelligenti e argute trovate di amici degli amici che si divertono a fare gli architetti coi soldi pubblici. Invece no: sui Via di Porta Portese, all’angolo con Via Nicolò Bettoni, dove Via Ettore Rolli termina (o comincia, a seconda di da dove vieni) campeggia un orripilante palazzone di otto piani in puro stile cittadina di mare. Deve stare lì da poco, perché è tutto bello pulito e non sembra abitato. Ed è bianco. Schifosamente bianco. Vomitosamente bianco in un contesto in cui, per lo meno, s’era rispettato fino a ieri quel marroncino di base che accomuna le palazzine inizio Novecento ai colombai anni ’70. Davanti a quella vista sono rimasta basita. Ma davvero per questa Città al peggio non c’è mai fine? Ma chi è l’autore di questo mostro? Perché sta lì? La soprintendenza dove stava? Chi ha permesso questa ennesima porcata che solo gli imbecilli possono chiamare modernizzazione e architettura?

Io qualche notizia l’ho trovata qui. Che riprende questo. E poi qui, dove sono da leggere anche i commenti (guardate un po’ la colpa dello scempio a chi viene data?). Folle tutta la situazione. Folle che abbiano demolito un edificio storico per far spazio a questo obbrobrio.

Perché il presidente della Camera, Gianfranco Fini, non si è dimesso dopo che lo ha fatto l’ex presidente del Consiglio Berlusconi? A porre la domanda a bruciapelo al presidente della Camera, durante un incontro con gli studenti di Scienze Politiche della Luiss, è stato uno studente che ha rammentato la promessa a suo tempo fatta dal leader di Fli. «Io lo dissi quando Berlusconi disponeva di una solida maggioranza – ha risposto Fini – ma Berlusconi si è dimesso quando questa stessa maggioranza è venuta meno».

La motivazione data dal Super Partes durante l’intervento di stamattina alla Luiss è cibo per imbecilli, ché tanto lui pensa che gli Italiani quello siano. Certo, a considerare la levatura intellettiva di chi gli va dietro, qualche dubbio viene… Lui, del resto, sa bene di sparare stronzate, e pensate un po’ che effetto deve fare alla sua mente vedere tutti i boccaloni che, più lui la dice consapevolmente grossa, più quelli abboccano: non ha poi ragione a farsi l’idea che dall’altra parte ci sia un gregge di idioti pronti a farsi perculare da lui? Possiamo dargli torto, alla fin fine a e a rigor di logica? Purtroppo no. Quindi c’è poco da lamentarsi se si rigira le frittate come ha fatto stamattina alla Luiss (e non solo).

La realtà, a modesto parere di chi scrive, è un filino diversa: la promessa di dimissioni fatta durante la famosa puntata di Annozero era un ricatto bello e buono. Della serie: ”Tu (Silvio) dimettiti, e poi mi dimetto anche io”. Il furbetto sapeva bene che il suo amato Silvio non si sarebbe mai dimesso allora e quindi, come tutte le persone meschine, faceva dipendere un proprio gesto da quello simile del suo avversario, provocandolo e sfidandolo: Fallo prima tu, fammi vedere se hai il coraggio di farlo, che poi lo faccio anche io. Come dire a qualcuno: Suicidati, che poi se tu mi fai vedere che hai il coraggio di farlo, lo faccio pure io.

Certo.

Peccato che lui le proprie dimissioni le avesse promesse mesi prima, per i motivi che tutti conosciamo. Silvietto suo non c’entrava niente. Ma si sa: i cazzari amano alzare sempre più l’asticella quando fanno promesse: chiamasi verifica della coglionaggine di chi mi ascolta. E’ più forte di loro, una droga bella e buona per il loro narcisismo. Il bello, però, è che c’è chi ancora crede a questo qui. Il bello è che, mentre lui prendeva per il culo gli Italiani con simili imbecillità, c’era pure chi gli credeva e lo difendeva. E che c’è pure chi lo difende oggi.

Povera Italia…

Ancora barbari all’opera. Stavolta vengono dalla civilissima Francia, dove tra galletti con le corna in testa e rivoluzionari devastatori di chiese ne sanno qualcosa di come si rispetta l’Antico e ciò che appartiene al  prossimo. Tranquilli, eredi dei celti rivoluzionari: nell’incivilissima Italia non troverete nessuno che vi farà pagare il danno che avete procurato. Anzi! C’è da stupirsi che a questi li abbiano pizzicati. Sarà, ma se potessi io a simili soggetti impedirei la possibilità di entrare nuovamente nel nostro Paese. Perché oggi hai scarabocchiato il Colosseo, e domani che torni dove sfogherai la tua verve creativa?

Aggiornamento del 12/12/11, ore 1.00: Sul Messaggero online è stata pubblicata questa lettera. Io non riesco a immaginare una guida turistica patentata che si comporti nella maniera qui descritta, ma tutto può essere, visto che di imbecilli è pieno il mondo. Il punto, drammatico, è che è vero quello che nella lettera c’è scritto, e cioè che nel Colosseo (e non solo) c’è pochissima sorveglianza. E che i turisti, spesso proprio quelli stranieri, sono estremanente maleducati e irrispettosi. La seconda cosa, purtroppo, è strettamente legata alla prima: tu, turista che entri a casa mia, sei tenuto a comportarti in maniera appropriata; se non lo fai di tua spontanea volontà, allora io ho tutto il diritto di farti comportare come è giusto che tu faccia. Elementare, eppure praticamente impossibile.

Qualche tempo fa buttai qui sopra un post sulla Castina, cioè su quella pletora di impiegati pubblici sistemati per culo o per diritto divino in posti di rilievo – Camera e Senato, nello specifico – che a parer mio son più succhiasangue della Casta propriamente detta. E’ un mondo che conosco discretamente, per motivi personali. E del quale, per gli stessi motivi, non posso parlare come vorrei. Purtroppo.

Certo, è divertente vedere come il giornalismo sia arrivato un po’ in ritardo su questo punto, e credo ciò sia per un semplice motivo: questi qui (i giornalisti, intendo) non hanno parenti o amici che fanno gli impiegati, e a volte sono davvero lontani dalla vita reale mille miglia. Non dimentichiamocelo quando poi vengono a insegnarci come si campa (fine della riflessioncina personale). Non posso che augurarmi che questo bell’articolo di Gian Antonio Stella sia solo l’inizio. Buona fortuna: di ciccia ce n’è tanta! ;)

ps: e intanto la Casta… come un sol corpo, reagisce! (e con questo post qui si inaugura la categoria “mutande in faccia”)

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