Sì, lo so. Ci sono andata pesante. Ma era da settimane che volevo farlo. Mettere questa foto, intendo.
Insomma: finisce un anno. Un pezzo di vita in cui ho fatto solo la centesima parte di quello che avrei voluto e potuto. Centesima forse è troppo. Decima è più giusto (sono molto indulgente con me stessa, oggi). Tempo che nessuno mi ridarà mai indietro.
Perso.
Sparito.
Per sempre.
E cosa avrei quindi da festeggiare? Perché dovrei farmi prendere dalla smania dionisiaca d’ordinanza per salutare l’anno che se ne va con botti e tricchettrac? E chi lo conosce quello che sta per arrivare? Io a questo anno c’ero affezionata. Forse perché è venuto dopo quello prima di lui: l’anno più orribile che io abbia mai attraversato. E ritengo che il tempo del 2011 non sia ancora compiuto. Per questo vorrei tanto tenerlo qui con me, ché abbiamo ancora un sacco di cose da fare insieme.
Invece no.
Qualcuno domani notte se lo porterà via, e a me rimarrà l’amarezza per non averlo saputo amare abbastanza, per non essere riuscita a restituirgli indietro come fiamme tutte le scintille che lui mi ha donato. Pensavo di avere più tempo. Ma non è così.
Devo mettermi in testa che ormai sono nella seconda metà della vita, dovessi pure campare cent’anni. Quella in cui gli anni vanno veloci, il tempo scappa che manco lo vedi quando ti passa accanto, e tutto è accelerato verso la fine. Io questo lo so, ma poi nella realtà faccio come se non fosse. Come se avessi ancora vent’anni e tutta la vita davanti. Ma non è così: per questo il mio cuore e la mia testa coi primi capelli bianchi (loro sì che lo sanno, e pure bene…) alla fin fine stanno lì che si chiedono: ma che cavolo ci sarà mai da festeggiare? Il tempo che corre? La fine che s’avvicina? Sì sì, lo so che l’augurio che ci si fa è quello di un anno migliore di quello passato: un monumento alla speranza che si rinnova a ogni San Silvestro. Ma parliamoci chiaro: è stato così? E’ statisticamente e scientificamente provato che ogni anno è migliore di quello precedente?
Ve lo dico io: no.
E allora? Allora io domani non avrò niente da festeggiare. Almeno quest’anno. Il 2011 mi piace e non voglio che mi lasci. Non sono affatto felice che se ne stia andando, e non capisco perché lo si debba essere tutti e sessanta milioni quanti siamo in questo strafottutissimo Paese. Non capisco come si posta festeggiare il trascorerre del tempo e la sua inesorabilità. E’ come festeggiare la propria condanna a morte! Ma si può essere più folli?








