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Tra le cose che ho letto a salita al Quirinale calda di ieri sera, ho trovato un post di La Torre Normanna, che linko qui. Esprime esattamente i miei pensieri e il mio sentire. La chiusa, poi, è semplicemente sublime:  

La cultura politica che purtroppo è alla base di mezza italia è questa. Sognano non la vittoria alle Elezioni, ma la presa del Palazzo d’Inverno. Sognano non un Premier che si dimette perchè sfiduciato, ma Piazzale Loreto. Sognano non un Paese che viene governato nell’alternanza, ma una Cambogia da rieducare. Sognano non un avversario che finalmente viene democraticamente sconfitto e si ritira, ma un Tribunale del Popolo. I loro sogni sarebbero un incubo per il Paese, che loro svenderebbero ai poteri forti stranieri pur di realizzarli. Perfino Pannella e Matteo Renzi se ne sono accorti.

La “mezza Italia” meno uno, però. Quella che per questo “meno uno” ha perso le elezioni nel 2008 e non l’ha accettato, perché non sa cosa siano le regole della democrazia e del rispetto dell’avversario. Quella erosa dal razzismo etico, sperimentato personalmente ieri sera: c’è stato chi, godendo come un riccio, ha pensato bene di sfracassarmi le ovaie via telefono. Ma che gusto ci provano? Io non mi comporterei mai così, mai… mai, porca pupazza! Perché alla fine, cari miei sinistrorsi, voi siete e rimarrete sempre quelli che

Hanno fischiato l’unico che potrebbe dare loro qualche chances di rilancio e di vittoria, liquidandolo come un “berlusconiano” e un “provocatore”.
Hanno sorriso, invece, a tutta quella tradizionalissima platea di volti e pensieri scolpiti nel tempo.
Sempre e solo di un colore solo.
Hanno usato, sempre, le solite parole. Per le solite orecchie.
Avide, appunto, di tradizione.
Hanno detto, infine, che loro sono “pronti” a governare il Paese. Dimenticandosi però di dire quale.
Quello vero? O invece quello che hanno in testa da sempre, e di cui parlano. E parlano. E parlano. Da sempre.
Costantemente sospesi tra un responsabile idealismo, una responsabile rassegnazione e un manifesto olistico che racconta l’impegno; la rabbia; la serata su Raitre per crederci; il culto approssimativo dell’indignazione; la gioia della pressione fiscale; il “se non la pensi così allora sei berlusconiano”; “…allora sei fascista”; “…allora sei democristiano”; “…allora sei stronzo”; la questione morale; la piazza; l’orgoglio della piazza; l’orgoglio delle minoranze; la parità di genere; la parità, in genere; l’ambiente, in genere; il futuro, in genere; il lavoro, in genere; l’Italia, in genere; noi, in genere.
E infine loro, in genere.
La stessa piazza, in genere.
Le stesse facce, in genere.

Dal blog di Gabriele Molinari, via Il Mango di Treviso, sulla manifestazione del PD a Roma di sabato 5 novembre. Meravigliosamente detto.

Ed è in momenti come questi che sono fiera ed orgogliosa di non far parte di questa muffa ipocrita.

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