
Mi scuso: post un po’ lungo, ma la ciccia era tanta e ha marinato nella mia testolina bacata per giorni e giorni…
Questo qui di lato è un dipinto di Luca Giordano: Il Capomastro, meglio noto come Cratete. E’ conservato nella Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma. Si tratta del ritratto immaginario del filosofo cinico Cratete, raffigurato come un uomo del popolo: un capomastro muratore, come si capisce dagli strumenti che porta appesi alla cinta. Quella di realizzare serie composte da ritratti immaginari di filosofi aventi le fattezze di uomini comuni appartenenti alle classi povere fu una moda che percorse tutta l’Europa tra Sei e Settecento, e che ebbe a Napoli uno dei centri maggiori di sviluppo. Non a caso, Luca Giordano è uno dei più grandi pittori napoletani di sempre. Ora, colpiscono nel ritratto due elementi: il viso paciocco di Cratete e il gesto della mano sinistra. Sul viso paciocco è facile dare spiegazioni: Cratete era uno zucchero d’uomo, nonostante fosse un cinico. Ma era un cinico sui generis: gioviale, positivo, allegro, disincantato. Lo chiamavano “Apritore di porte” perché era adorato da tutti, nessuno gli chiudeva la porta di casa e, soprattutto, ovunque egli arrivasse portava pace e ricomposizione di liti, anche incancrenite da anni. Insomma: un mito vero. Ma la mano? Ecco… quella mano… Quando mi trovo a dover spiegare il significato di quella mano, così sollevata con il palmo verso lo spettatore (e il pittore), mi piace immaginare che esso sia collegato all’Oscurità, che era una delle virtù predicate da Cratete e che consiste – grosso modo – nel contrario della Fama. In sostanza: il filosofo, il vero cinico, colui che mira a cose più elevate rispetto a quelle terrene, deve ambire all’Oscurità. Deve fuggire le trombe squillanti della Fama. Capite che l’Oscurità di Cratete è qualcosa di molto più forte e deciso della semplice Umiltà. Quindi, con quel gesto, Cratete si schermisce, ci dice: “No no no! Nun ce provà! Se stai per dire qualcosa di bello e buono su di me: FERMO LA’! NON FARLO!”. E ce lo dice sorridendoci senza mostrarci i denti, perché forse i denti nemmeno ce li ha più. Il massimo del bonaccione, insomma. Puoi prendertela con uno così? Come non amarlo?
Ecco. Quando qualche giorno fa, prima che si formasse il Governerrimo Monti e si vociferava di un possibile Andrea Riccardi quale Ministro dei Beni Culturali, io ho osato scrivere qui sul mio Coso un post nel quale mi chiedevo come fosse possibile anche solo partorire una simile proposta, soprattutto quando sull’altro piatto della bilancia c’era Salvatore Settis. I feedback sono stati inaspettati. Innanzitutto, sono piovute visite in numero eccezionale (più di 400, giuro!) provenienti da utenti internet che cercavano notizie su tale nomina. Ma, soprattutto, il post ha scatenato delle reazioni singolari: sono infatti arrivati alcuni zelanti commentatori a difendere il Riccardi, vantando le sue credenziali di perfetto uomo di cultura. L’uomo giusto al posto giusto, ma soprattutto: l’Uomo. Integerrimo. Buonerrimo. Ha vinto il Premio Carlo Magno per la Pace! Tu capisci che questo è garanzia di perfetta gestione, che so: di un museo, di un’area archeologica, di un festival della letteratura. Settis non sarebbe statio capace di fare queste cose. Riccardi sì. Riccardi, in effetti, gestisce qualcosa: la Comunità di Sant’Egidio. L’ente, che ha sede a Trastevere presso la chiesa di Santa Maria e il vecchio convento di Sant’Egidio, è stato fondato nel 1968 ed è soprannominato “l’ONU di Trastevere” poiché cerca di portare, più o meno riuscendoci (e mi riderisco a quanto accaduto in Algeria), un messaggio di pace e tolleranza in tutto il mondo. Altra caratteristica della Comunità, la più evidente, è la cura dei poveri e dei bisognosi. E questo è il punto, e stavolta intendo essere dura e non voglio sentire lagne da parte di chi capiterà qui: la Comunità farà pure del bene, lo fa sicuamente, ma la sua presenza ha trasformato Trastevere con le sue mense dislocate nel rione che attirano ogni forma di disperati. Nel rione, infatti, ci trovi il fighetto che s’è comprato casa, i sopravvissuti del rione (i romani del tempo che fu), gli stranieri intesi come inglesi e americani che ormai l’hanno invasa. E poi quelli di Sant’Egidio: ubriachi, poveracci, disperati, immigrati, drogati che si raccolgono a Trastevere perché Sant’Egidio li coccola. Ora, sia chiaro: la Carità è una virtù, che ci sia chi la esercita è commendevole e lungi da me criticare questo. Ma, mi chiedo: un altro modo no? Perché se m’avvicino alla Piazza di Santa Maria in Trastevere ci devo trovare gente strana di ogni tipo (spesso molesta), gente che dorme sulle scale della fontana o per terra, l’immancabile zingara che mi chiede l’elemosina davanti alla porta della basilica, sacchi e monnezza ovunque? Chi è che attrae queste persone? Parliamo pure del famigerato Pranzo di Natale (nel vecchio post mi ci scappò una battuta ironica sopra, non compresa: un altro po’ venivo messa al muro e fucilata!): a me va bene, benissimo che si organizzi un pranzo per chi non ha con chi passare le Feste, e il pranzo in basilica è di grande impatto, fortifica il messaggio. Ma, cribbio: Santa Maria in Trastevere è chiesa del XII secolo, tra le più preziose di Roma. I Beni Culturali dove stanno? Come si è potuto ottenere un permesso per attrezzare una cosa del genere dentro un tale edificio storico? Ora, permettete che se da una parte io apprezzi una tale iniziativa (tanto da aver pensato più di una volta di andare a dare una mano), dall’altra mi ponga – anche un po’ infastidita e perplessa – qualche domanda? Elly comprese benissimo e al volo il senso del mio post, e commentò egregiamente in un suo post quella che voleva essere la mia intenzione (esprimere un’idea personale) e la reazione di quelli che poi son venuti a lasciare un commento qui in difesa del Riccardi (quelli che ti devono insegnare come pensare): Tu come ti permetti di criticare il Pranzo di Natale? Offendi la tua intelligenza... Fai mostra di ignoranza... Ma, soprattutto: Riccardi non ha mai chiesto per sé il posto di Ministro. Andate a vedervi i commenti lasciati dai suoi difensori ben informati. A seguire, qualche frase:
Francesco da Rieti (commento 15 novembre, 00:28): “E’ un evidente desiderio di inserire un uomo di “statura” nel nuovo governo….ma è un desiderio che in molti hanno da decenni (anche agli esteri qualche legislatura fa) e da ancor più anni Riccardi ha sempre declinato. Fai torto alla tua intelligenza perché sono altri che lo vogliono…..e non lui che ambisce. (…) Insisto, Riccardi non vuole entrare nel governo, è quindi inutile la tua ironia nei suoi confronti, ancor più su una “signora iniziativa” che rende il Natale una festa per quelli che non hanno nessuno con cui festeggiare, e sono migliaia. Perdonami il finale ma, tanto fai bene a “sponsorizzare” Settis, quanto ti “commenti da sola” scegliendo quell’ironia tipica da “Il Giornale””.
Francesco da Rieti, again (commento delle 8:40): “Qualche dubbio e precisazione di contenuto: Anch’io non credo che sia adatto a quel ministero, ma insisto : 1) Non ci andrà (e non lo so perché sono “addentro” ma semplicemente perché seguo e mi interesso del mondo come te; l’ha dichiarato mille volte, la questione non è “sua” ma è di chi la propone, di chi lo spera). Quindi 2) perché tirare in ballo le sue attività? con quell’approccio che sa un po di “tanto sono tutti uguali! (…) Voglio dire, diciamo che Monti (o chi per lui) ha sperato in questo nome, ma non affermo il mio parere contrario insidiando dubbi sulla persona indicata. (…)”.
Fingoli (commento delle 12:00): “Sono sincero, ho letto il tuo post (e solo quello) perché cercavo notizie sulla possibile nomina a ministro di Riccardi. Ne approfitto per dirti che, io che lo conosco e stimo, preferirei di gran lunga Settis a ministro dei Beni culturali. (…) In ogni caso, l’argomento espresso da Francesco di Rieti è il più forte: il nome di Riccardi è fatto da altri, le pressioni per una sua candidatura non vengono dalla sua persona, e credo che anche in questo caso il suddetto declinerà l’offerta. Se così non dovesse essere, sarà comunque una cosa positiva che nel governo ci sia un elemento di livello, cattolico ma non di CL, che saprebbe sicuramente avvalersi delle competenze migliori. Ciao e grazie dell’ospitalità.”
Capito? Riccardi non avrebbe accettato una eventuale nomina a ministro. Loro, i commentatori, lo sapevano bene. Riccardi come Cratete: entrambi paladini dell’Oscurità. Riccardi aveva ben altro a cui dedicarsi che un ministero!
Poi cos’è successo? E’ successo che le cose sono andate oltre ogni immaginazione: ai Beni Culturali è andato Ornaghi, e amen. Invece per Riccardi-Cratete, quello che non avrebbe accettato, è stato creato un ministero ad hoc: il Ministero della Cooperazione e dell’Integrazione. Ora, io vorrei proprio sapere cosa ne pensano i commentatori che si sono affrettati a difenderlo, non si sa per altro bene da quali accuse infamanti da me mosse. Quello che non avrebbe accettato, il cultore dell’Oscurità, si è invece beccato un ministero fatto su misura per lui. Ma guarda. Un ministero, tra l’altro, di cui si sentiva davvero il bisogno. Ma è tutto ok, no? Le cose come sono andate a finire? Che non solo lui, il vostro eroe è stato fatto ministro (ma non doveva rifiutare?), ma pure ministro di un ministero fatto a sua immagine e somiglianza e del quale davvero non si sentiva la mancanza considerando come stiamo messi. Non ho voglia di aggiungere altro che qualche osservazione finale, perché i fatti parlano da soli e non serve commentarli oltre: avevo in testa questo confronto tra il Cratete di Luca Giordano e il Riccardi dei commentatori già dai giorni immediatamente successivi a quelli in cui avevo pubblicato il post, e quando Riccardi è stato fatto ministro ho cominciato a pensare a un altro post in cui mi sarei divertita a prendere un po’ in giro quei commenti proprio giocando sul confronto. Io offendevo la mia intelligenza da sola secondo Francesco da Rieti: i miei commentatori che cosa hanno offeso da soli, di proprio, a lasciare qui quei commenti e di fronte all’evolversi dei fatti? Poi, un po’ per mancanza di tempo, un po’ perché volevo aspettare qualche giorno e vedere il neoministro all’opera, ho atteso. Ma l’attesa è stata breve, perché tra ieri e oggi sono arrivate due belle notizie, ad hoc anche queste:
Il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittima l’emergenza rom
Il Presidente della Repubblica si è espresso oggi circa la cittadinanza italiana ai figli di immigrati nati qui in Italia
Eccoli i problemi dell’Italia, le nostre urgenze. E quindi non posso che dire: hanno fatto davvero bene (chi???) a istituire un Ministero della Cooperazione e dell’Integrazione e ad affidarlo a Andrea Riccardi. Andrea Riccardi, che ai Beni Culturali sarebbe stato sprecato: forse per questo i miei commentatori erano così certi che avrebbe rifiutato quell’incarico, qualora fosse arrivato.
E che sia chiaro: questo post vuole solo essere una riflessione sui commenti lasciati qui e di cui si fa menzione nel testo. Io non ce l’ho con Riccardi. Non ho interesse a parlare male di lui o a gufargli contro, semplicemente perché mi aspetto che faccia il bene della mia Nazione, anche se francamente non ci credo tanto. Non ci credo perché l’istituzione del suo Ministero mi puzza. Mi puzza che lo si sia voluto a tutti i costi nel Governo. Mi puzza che per inserirlo al Governo si era pronti ad affidargli l’Istruzione o i Beni Culturali già in partenza. Mi puzza il silenzio di tutti quelli che erano sempre pronti a sbraitare se Bagnasco, Ruini, la CEI e ogni personaggio sapesse di Vaticano osavano mettere bocca nelle questioni di Stato. Mi ha fatto sorridere, e molto, il modo in cui i commentatori del mio post si sono affrettati a difendere Riccardi – da che non si sa. Come si sono affrettati a dire che lui se ne sarebbe tenuto fuori, che loro lo sapevano. Che bastava leggere i giornali per sapere che Riccardi non aveva alcuna intenzione di accettare un ministero. Quali giornali, non è dato sapere: quando ho chiesto un link su tale affermazione, non l’ho ottenuto. E quando mi sono messa, seguendo il consiglio di uno dei commentatori, a cercare da me cose su Sant’Egidio, ne ho trovate di non proprio edificanti. Non le linko qui, perché a me non interessa parlare male di Sant’Egidio o di Riccardi: chi vuole, le trova facilmente. Di fronte a questo Governo, per ora molto di facciata e poco di sostanza, ti passa la voglia di capire che cosa stiano facendo: hai la sensazione che loro decidono, e che tu saprai quello che loro hanno deciso quando loro vorranno che tu sappia. Spero di sbagliarmi, ma la sensazione che ora io ho è questa. Quindi, per chiudere: il post è dedicato ai commenti e ai commentatori, e vuole prendersi un po’ gioco di quel loro spirito zelante di difesa. Che è stato smentito poi dai fatti.