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Archiviazioni mensili: novembre 2011

Ci sono notizie che devono essere diffuse, fatte girare. Ci sono cose sulle quali bisogna rimanere vigili, più che su altre. La demagogia e il populismo anticasta non mi piacciono, ma i cetrioli volanti mascherati da colombe mi piacciono ancora meno. Ad esempio: qualche giorno dopo l’insediamento di Monti, il presidente Super Partes della Camera dei Deputati, profondamente partecipe del clima di sobrietà che improvvisamente era stato portato sulla Terra a rinnovare le vite dei poveri Comuni Mortali, proclamava da Verona che “L’ufficio di presidenza [della Camera dei Deputati, la sua, n.d.A.] ha deciso di dare mandato al collegio dei questori per fare una riforma sull’abolizione del vitalizio degli ex parlamentari a partire dalla prossima legislatura”.

Mentre alcuni Comuni Mortali, quelli che hanno la sventura di possedere un neurone un minimo funzionante, a queste parole si son chiesti: “E perché non da questa, di legislatura?” (cari Comuni Mortali dal neurone funzionante, ma siete scemi? A Montecitorio stanno facendo i salti mortali per rimanere incollati alla poltrona e godersi la meritata pensione, Finavil in testa, e voi volete l’abolizione dei vitalizi da mo’? Suvvia…), la maggior parte dei Comuni Mortali, quella che ama farsi infinocchiare, ha invece molto applaudito alle sobrie parole da statista di livello del Super Partes. Sia lì a Verona, sia un po’ dappertutto per lo Stivale bagnato su tre lati dal mare. Ma si sa: il Super Partes adora gli applausi…

Ecco, tornando ai fatti di oggi, la notizia è che i Presidenti di Camera e Senato hanno annunciato la riforma delle pensioni dei Parlamentari. E’ solo un annuncio, il lavoro deve essere ancora tutto fatto e approvato, ma la magagna – a leggere i due post che linko qui sotto in ordine alfabetico di blogger - sembra già esserci tutta.

Daw – Il taglio delle pensioni ai parlamentari? E’ già pronto il trucco

Il Jester – Camera e Senato fanno la loro riforma delle pensioni parlamentari. Una riformina per la verità

Aggiornamento del 1 dicembre 2011: Eccoli qui che stanno già a fà cagnara. Tutti.

A ‘sto giro hanno chiamato una persona competente e non hanno pescato (sembra) nel borsellino dei compagnucci della parrocchietta, anche se pare che c’abbiano provato, visto che Umberto Croppi, ex assessore della Giunta Alemanno poi dimessosi, e oggi Fli, nei giorni passati era dato in pole position per l’incarico (per carità: ottima persona, ma un altro che di beni culturali da Ministero non è che ne sappia molto). L’appena nominato sottosegretario è un architetto, ma all’architettocrazia nei beni culturali ci si è abituati: almeno Roberto Cecchi è uno bravo, con esperienza da vendere e che conosce l’ambiente, perché ci lavora da tempo e perché è al momento il Direttore Generale per i Beni Storico, Artistici ed Etno-antropologici del Ministero per i Beni Culturali. E quindi: buon lavoro!

Esiste solo una categoria di persone che provoca la mia più totale e assoluta invidia: quella composta da chi dorme poco e gli basta. Tanti anni fa conobbi una ragazza, restauratrice, che sosteneva di dormire solo un paio d’ore a notte e di stare comunque una favola durante il giorno; aveva uno sguardo sereno, non si drogava di caffé, aveva modi pacati e, soprattutto, un sacco di tempo a disposizione. Quello che io e le persone normali come me trascorrono invece a dormire. Giocandoselo irrimediabilmente. Quante altre vite non ho vissuto mentre ero (sono) impegnata a dormire? Ormai, quindi, la mia unica speranza è raggiungere quanto prima la terza età: si dice che gli anziani dormano poco, dormano meno rispetto a quanto facevano da non-anziani: forse così la Natura vuol regalare loro una dose in più di Vita. Per ora, in ogni caso, non ho speranza di cambiare andazzo, visto che se non dormo poi sto realmente male. Essì che sono una che le ammazzate lavorative non se le nega, una che a volte tra le 2 e le 4 di notte ha dato il meglio creativo di sé, e che poi senza dormire si è preparata, ha preso la metro e se ne è andata a discutere il lavoro appena terminato per 5 ore rimanendo lucida. Però, insomma: infliggersi veglie lunghissime per lavoro e dovere è una cosa (sempre pagata con stati comatosi nei giorni a seguire), avere un monte-ore da viversi è un’altra. Ecco perché invidio profondamente chi dorme poco e gli basta: loro sono i vincenti. Se senti qualcuno che fa duemila cose e le fa bene, stanne certo: è uno che dorme poco e gli basta.

Oppure è un moscerino della frutta.

E’ stato istituito finalmente il numero solidale per aiutare le popolazioni della provincia di Messina colpite dall’alluvione del 22 novembre scorso: è il 45590. Se ne sta parlando molto poco, e lo si sta pubblicizzando ancora meno. Non va bene, non è giusto: come ci siamo mobilitati per le Cinque Terre e Genova, dobbiamo farlo anche per il Messinese. Info qui.

Dal blog di DestraLab apprendo che il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto ha aperto un conto corrente bancario di solidarietà per raccogliere fondi a favore degli alluvionati, intestato a Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, contributo di solidarietà per gli alluvionati. Codice Iban: IT 16 Z 01030 82071 000001 328303

Altre info (e notizie) sono qui.

Mi sono chiesta a lungo se partecipare qui sopra alla Giornata Internazionale contro la violenza sulle Donne che si celebra oggi. Avrei voluto, lo confesso, scrivere un post circostanziato, magari legandolo ai fatti di attualità e a qualche riflessione, che al momento – causa neuroni spremuti e stanchi e tempo carente – non sono in grado di fare. Queste Giornate poi hanno sempre quel sottofondo femminista e da “odiatrici di maschi” che non mi convince. Però tacere no, tacere non si può… Alla fine è stata la Vita a suggerirmi la soluzione: sulla mia pagina FB una cara amica ha postato la fotografia che ho messo qui accanto; non so chi l’abbia creata, e l’immagine stessa non aiuta visto che non presenta sigle. Lo slogan però mi ha colpito, e mi ha fatto riflettere. E’ stato un attimo, e ho pensato a certi esemplari d’uomo che un po’ tutte noi abbiamo incontrato sul nostro cammino: quelli che ti devono sminuire per riuscire a trattare con te. Quelli che si divertono a rilevare gli errori che fai, e mai a riconoscerti un pregio, a farti un complimento, nemmeno se cammini a testa in giù e intanto parli aramaico. Perché tu, fuor di metafora, quelle cose magari le fai e loro no, e allora per trattare (uso di nuovo il termine, volutamente) con te questi uomini qui devono ridurti al loro piccolo orizzonte mentale e visivo. E ridurti vuol dire umiliarti, farti piccola. Renderti piccola come loro sono, perché altrimenti non saprebbero vederti. Tutti i passi successivi, con simili premesse, sono superflui (tipo: relazionarsi con te come sei, interagire con te, apprezzarti, disprezzarti…). 

E poi ho pensato a quegli altri uomini, quelli con la U maiuscola, come si dice: quelli che invece hanno il cuore grande, l’intelligenza splendente, quelli che brillano di luce propria. Quelli che non hanno paura, quelli che sanno la vita e la vivono. Quelli senza i quali noi donne siamo meno donne. Pure quando questi uomini unici sono i nostri amici gay: non è questione di orientamento sessuale, perché se sei Uomo: sei Uomo. E sono gli uomini così ad essere la peggiore pubblicità per quegli altri: gli uomini con la U minuscola, quelli del manifesto. Quelli piccoli che ti vogliono piccola. Quelli che ti umiliano, e ti fanno star male, e che godono nel farlo, perché così pensano di poterti dominare, chiudendoti nei confini angusti del loro misero e piccolo mondo: questa è la violenza. Se io potessi, farei un bel manifesto con quelli (gli Uomini Splendenti), invitando questi (gli uomini piccoli) a prendere esempio e a sentirsi quella meschinità che sono al confronto.

Un pensiero a tutte le donne, di ogni età, vittime di questi uomini dalla u minuscola. Di quelli ben confezionati, che mascherano la propria piccolezza in un involucro magari affascinante, e che la tirano fuori solo quando sanno che tu hai il cuore aperto e sei vulnerabile; e che godono nel farti piccola. E di quelli che sono bestie e basta, e che ritengono che la violenza sia un loro diritto. Un loro dovere. Quelli che colorano il mondo di rosso, quando il mondo dovrebbe essere verde.

Mi scuso: post un po’ lungo, ma la ciccia era tanta e ha marinato nella mia testolina bacata per giorni e giorni…

Questo qui di lato è un dipinto di Luca Giordano: Il Capomastro, meglio noto come Cratete. E’ conservato nella Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma. Si tratta del ritratto immaginario del filosofo cinico Cratete, raffigurato come un uomo del popolo: un capomastro muratore, come si capisce dagli strumenti che porta appesi alla cinta. Quella di realizzare serie composte da ritratti immaginari di filosofi aventi le fattezze di uomini comuni appartenenti alle classi povere fu una moda che percorse tutta l’Europa tra Sei e Settecento, e che ebbe a Napoli uno dei centri maggiori di sviluppo. Non a caso, Luca Giordano è uno dei più grandi pittori napoletani di sempre. Ora, colpiscono nel ritratto due elementi: il viso paciocco di Cratete e il gesto della mano sinistra. Sul viso paciocco è facile dare spiegazioni: Cratete era uno zucchero d’uomo, nonostante fosse un cinico. Ma era un cinico sui generis: gioviale, positivo, allegro, disincantato. Lo chiamavano “Apritore di porte” perché era adorato da tutti, nessuno gli chiudeva la porta di casa e, soprattutto, ovunque egli arrivasse portava pace e ricomposizione di liti, anche incancrenite da anni. Insomma: un mito vero. Ma la mano? Ecco… quella mano… Quando mi trovo a dover spiegare il significato di quella mano, così sollevata con il palmo verso lo spettatore (e il pittore), mi piace immaginare che esso sia collegato all’Oscurità, che era una delle virtù predicate da Cratete e che consiste – grosso modo – nel contrario della Fama. In sostanza: il filosofo, il vero cinico, colui che mira a cose più elevate rispetto a quelle terrene, deve ambire all’Oscurità. Deve fuggire le trombe squillanti della Fama. Capite che l’Oscurità di Cratete è qualcosa di molto più forte e deciso della semplice Umiltà. Quindi, con quel gesto, Cratete si schermisce, ci dice: “No no no! Nun ce provà! Se stai per dire qualcosa di bello e buono su di me: FERMO LA’! NON FARLO!”. E ce lo dice sorridendoci senza mostrarci i denti, perché forse i denti nemmeno ce li ha più. Il massimo del bonaccione, insomma. Puoi prendertela con uno così? Come non amarlo?

Ecco. Quando qualche giorno fa, prima che si formasse il Governerrimo Monti e si vociferava di un possibile Andrea Riccardi quale Ministro dei Beni Culturali, io ho osato scrivere qui sul mio Coso un post nel quale mi chiedevo come fosse possibile anche solo partorire una simile proposta, soprattutto quando sull’altro piatto della bilancia c’era Salvatore Settis. I feedback sono stati inaspettati. Innanzitutto, sono piovute visite in numero eccezionale (più di 400, giuro!) provenienti da utenti internet che cercavano notizie su tale nomina. Ma, soprattutto, il post ha scatenato delle reazioni singolari: sono infatti arrivati alcuni zelanti commentatori a difendere il Riccardi, vantando le sue credenziali di perfetto uomo di cultura. L’uomo giusto al posto giusto, ma soprattutto: l’Uomo. Integerrimo. Buonerrimo. Ha vinto il Premio Carlo Magno per la Pace! Tu capisci che questo è garanzia di perfetta gestione, che so: di un museo, di un’area archeologica, di un festival della letteratura. Settis non sarebbe statio capace di fare queste cose. Riccardi sì. Riccardi, in effetti, gestisce qualcosa: la Comunità di Sant’Egidio. L’ente, che ha sede a Trastevere presso la chiesa di Santa Maria e il vecchio convento di Sant’Egidio, è stato fondato nel 1968 ed è soprannominato “l’ONU di Trastevere” poiché cerca di portare, più o meno riuscendoci (e mi riderisco a quanto accaduto in Algeria), un messaggio di pace e tolleranza in tutto il mondo. Altra caratteristica della Comunità, la più evidente, è la cura dei poveri e dei bisognosi. E questo è il punto, e stavolta intendo essere dura e non voglio sentire lagne da parte di chi capiterà qui: la Comunità farà pure del bene, lo fa sicuamente, ma la sua presenza ha trasformato Trastevere con le sue mense dislocate nel rione che attirano ogni forma di disperati. Nel rione, infatti, ci trovi il fighetto che s’è comprato casa, i sopravvissuti del rione (i romani del tempo che fu), gli stranieri intesi come inglesi e americani che ormai l’hanno invasa. E poi quelli di Sant’Egidio: ubriachi, poveracci, disperati, immigrati, drogati che si raccolgono a Trastevere perché Sant’Egidio li coccola. Ora, sia chiaro: la Carità è una virtù, che ci sia chi la esercita è commendevole e lungi da me criticare questo. Ma, mi chiedo: un altro modo no? Perché se m’avvicino alla Piazza di Santa Maria in Trastevere ci devo trovare gente strana di ogni tipo (spesso molesta), gente che dorme sulle scale della fontana o per terra, l’immancabile zingara che mi chiede l’elemosina davanti alla porta della basilica, sacchi e monnezza ovunque? Chi è che attrae queste persone? Parliamo pure del famigerato Pranzo di Natale (nel vecchio post mi ci scappò una battuta ironica sopra, non compresa: un altro po’ venivo messa al muro e fucilata!): a me va bene, benissimo che si organizzi un pranzo per chi non ha con chi passare le Feste, e il pranzo in basilica è di grande impatto, fortifica il messaggio. Ma, cribbio: Santa Maria in Trastevere è chiesa del XII secolo, tra le più preziose di Roma. I Beni Culturali dove stanno? Come si è potuto ottenere un permesso per attrezzare una cosa del genere dentro un tale edificio storico? Ora, permettete che se da una parte io apprezzi una tale iniziativa (tanto da aver pensato più di una volta di andare a dare una mano), dall’altra mi ponga – anche un po’ infastidita e perplessa – qualche domanda? Elly comprese benissimo e al volo il senso del mio post, e commentò egregiamente in un suo post quella che voleva essere la mia intenzione (esprimere un’idea personale) e la reazione di quelli che poi son venuti a lasciare un commento qui in difesa del Riccardi (quelli che ti devono insegnare come pensare): Tu come ti permetti di criticare il Pranzo di Natale? Offendi la tua intelligenza... Fai mostra di ignoranza... Ma, soprattutto: Riccardi non ha mai chiesto per sé il posto di Ministro. Andate a vedervi i commenti lasciati dai suoi difensori ben informati. A seguire, qualche frase:

Francesco da Rieti (commento 15 novembre, 00:28): “E’ un evidente desiderio di inserire un uomo di “statura” nel nuovo governo….ma è un desiderio che in molti hanno da decenni (anche agli esteri qualche legislatura fa) e da ancor più anni Riccardi ha sempre declinato. Fai torto alla tua intelligenza perché sono altri che lo vogliono…..e non lui che ambisce. (…) Insisto, Riccardi non vuole entrare nel governo, è quindi inutile la tua ironia nei suoi confronti, ancor più su una “signora iniziativa” che rende il Natale una festa per quelli che non hanno nessuno con cui festeggiare, e sono migliaia. Perdonami il finale ma, tanto fai bene a “sponsorizzare” Settis, quanto ti “commenti da sola” scegliendo quell’ironia tipica da “Il Giornale””.

Francesco da Rieti, again (commento delle 8:40): “Qualche dubbio e precisazione di contenuto: Anch’io non credo che sia adatto a quel ministero, ma insisto : 1) Non ci andrà (e non lo so perché sono “addentro” ma semplicemente perché seguo e mi interesso del mondo come te; l’ha dichiarato mille volte, la questione non è “sua” ma è di chi la propone, di chi lo spera). Quindi 2) perché tirare in ballo le sue attività? con quell’approccio che sa un po di “tanto sono tutti uguali! (…) Voglio dire, diciamo che Monti (o chi per lui) ha sperato in questo nome, ma non affermo il mio parere contrario insidiando dubbi sulla persona indicata. (…)”.

Fingoli (commento delle 12:00): “Sono sincero, ho letto il tuo post (e solo quello) perché cercavo notizie sulla possibile nomina a ministro di Riccardi. Ne approfitto per dirti che, io che lo conosco e stimo, preferirei di gran lunga Settis a ministro dei Beni culturali.  (…) In ogni caso, l’argomento espresso da Francesco di Rieti è il più forte: il nome di Riccardi è fatto da altri, le pressioni per una sua candidatura non vengono dalla sua persona, e credo che anche in questo caso il suddetto declinerà l’offerta. Se così non dovesse essere, sarà comunque una cosa positiva che nel governo ci sia un elemento di livello, cattolico ma non di CL, che saprebbe sicuramente avvalersi delle competenze migliori. Ciao e grazie dell’ospitalità.”

Capito? Riccardi non avrebbe accettato una eventuale nomina a ministro. Loro, i commentatori, lo sapevano bene. Riccardi come Cratete: entrambi paladini dell’Oscurità. Riccardi aveva ben altro a cui dedicarsi che un ministero!

Poi cos’è successo? E’ successo che le cose sono andate oltre ogni immaginazione: ai Beni Culturali è andato Ornaghi, e amen. Invece per Riccardi-Cratete, quello che non avrebbe accettato, è stato creato un ministero ad hoc: il Ministero della Cooperazione e dell’Integrazione. Ora, io vorrei proprio sapere cosa ne pensano i commentatori che si sono affrettati a difenderlo, non si sa per altro bene da quali accuse infamanti da me mosse. Quello che non avrebbe accettato, il cultore dell’Oscurità, si è invece beccato un ministero fatto su misura per lui. Ma guarda. Un ministero, tra l’altro, di cui si sentiva davvero il bisogno. Ma è tutto ok, no? Le cose come sono andate a finire? Che non solo lui, il vostro eroe è stato fatto ministro (ma non doveva rifiutare?), ma pure ministro di un ministero fatto a sua immagine e somiglianza e del quale davvero non si sentiva la mancanza considerando come stiamo messi. Non ho voglia di aggiungere altro che qualche osservazione finale, perché i fatti parlano da soli e non serve commentarli oltre: avevo in testa questo confronto tra il Cratete di Luca Giordano e il Riccardi dei commentatori già dai giorni immediatamente successivi a quelli in cui avevo pubblicato il post, e quando Riccardi è stato fatto ministro ho cominciato a pensare a un altro post in cui mi sarei divertita a prendere un po’ in giro quei commenti proprio giocando sul confronto. Io offendevo la mia intelligenza da sola secondo Francesco da Rieti: i miei commentatori che cosa hanno offeso da soli, di proprio, a lasciare qui quei commenti e di fronte all’evolversi dei fatti? Poi, un po’ per mancanza di tempo, un po’ perché volevo aspettare qualche giorno e vedere il neoministro all’opera, ho atteso. Ma l’attesa è stata breve, perché tra ieri e oggi sono arrivate due belle notizie, ad hoc anche queste:

Il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittima l’emergenza rom

Il Presidente della Repubblica si è espresso oggi circa la cittadinanza italiana ai figli di immigrati nati qui in Italia

Eccoli i problemi dell’Italia, le nostre urgenze. E quindi non posso che dire: hanno fatto davvero bene (chi???) a istituire un Ministero della Cooperazione e dell’Integrazione e ad affidarlo a Andrea Riccardi. Andrea Riccardi, che ai Beni Culturali sarebbe stato sprecato: forse per questo i miei commentatori erano così certi che avrebbe rifiutato quell’incarico, qualora fosse arrivato.

E che sia chiaro: questo post vuole solo essere una riflessione sui commenti lasciati qui e di cui si fa menzione nel testo. Io non ce l’ho con Riccardi. Non ho interesse a parlare male di lui o a gufargli contro, semplicemente perché mi aspetto che faccia il bene della mia Nazione, anche se francamente non ci credo tanto. Non ci credo perché l’istituzione del suo Ministero mi puzza. Mi puzza che lo si sia voluto a tutti i costi nel Governo. Mi puzza che per inserirlo al Governo si era pronti ad affidargli l’Istruzione o i Beni Culturali già in partenza. Mi puzza il silenzio di tutti quelli che erano sempre pronti a sbraitare se Bagnasco, Ruini, la CEI e ogni personaggio sapesse di Vaticano osavano mettere bocca nelle questioni di Stato. Mi ha fatto sorridere, e molto, il modo in cui i commentatori del mio post si sono affrettati a difendere Riccardi – da che non si sa. Come si sono affrettati a dire che lui se ne sarebbe tenuto fuori, che loro lo sapevano. Che bastava leggere i giornali per sapere che Riccardi non aveva alcuna intenzione di accettare un ministero. Quali giornali, non è dato sapere: quando ho chiesto un link su tale affermazione, non l’ho ottenuto. E quando mi sono messa, seguendo il consiglio di uno dei commentatori, a cercare da me cose su Sant’Egidio, ne ho trovate di non proprio edificanti. Non le linko qui, perché a me non interessa parlare male di Sant’Egidio o di Riccardi: chi vuole, le trova facilmente. Di fronte a questo Governo, per ora molto di facciata e poco di sostanza, ti passa la voglia di capire che cosa stiano facendo: hai la sensazione che loro decidono, e che tu saprai quello che loro hanno deciso quando loro vorranno che tu sappia. Spero di sbagliarmi, ma la sensazione che ora io ho è questa. Quindi, per chiudere: il post è dedicato ai commenti e ai commentatori, e vuole prendersi un po’ gioco di quel loro spirito zelante di difesa. Che è stato smentito poi dai fatti.

In attesa di capire - poiché sapere cosa il nuovo Governerrimo abbia in testa di fare per salvarci dalla Catastrofe mi pare una pretesa eccessiva: del resto i Salvatori della Patria stanno lavorando per noi e non vanno importunati con stupide domande da parte nostra - mi diverto a vedere cosa accade dalle parti della galassia cultural/intellettual/televisiva. Bisogna infatti comprendere che, fatto fuori B, ci sono frotte di personaggi che rischiano di rimanere disoccupati. Io, sinceramente, mi aspettavo qualcosa di diverso, tipo che per un po’ avrebbero ballato le loro danze di gioia da trenino al Quirinale sulle rovine del Governo B, continuando a perculare Silvietto e compagnia cantante e godendosi così la loro vittoria (meritatissima!) attraverso l’ironia, la comicità, la satira di cui si proclamano purissimi portatori per il bene dell’Umanità. Ma poiché la realtà supera sempre la fantasia, questo passo è stato saltato – mi sembra – e si è passati direttamente a qualcos’altro.

Il Sospetto e l’Accusa - I protagonisti qui sono Michele Santoro e Corrado Formigli, con l’aiuto di Alessandro Sortino per il secondo. I fatti, noti, sono il presunto boicottaggio ai ripetitori di Servizio Pubblico, del quale Santoro avrebbe accusato i soliti nemici. Tutta una bufala, ma intanto il veleno è schizzato un po’ dappertutto. Bella prova. Fatto sta che, inevitabilmente, Sant’Oro deve riservare a qualcuno le sue paranoie da perenne perseguitato: B non c’è più, e allora si passa ai ripetitori e ai nemici del programma.

Veleno e Spocchia – Qui i protagonisti sono invece Sabina Guzzanti e Fiorello. La storia la sappiamo tutti ed è riassunta nella foto in apertura. Lei spocchiosa e aggressiva come il suo solito. Lui inelegante, ok, ma sapete che vi dico? Ha fatto bene. Bene, perché c’è gente che si crede intoccabile e che intoccabile non è. E’ solo presuntuosa, da morire: a lei, la Divina Sabina, basta qualche secondo per giudicare lo show di Fiorello noioso. Poi, non soddisfatta (ed è qui il bello), acchiappa il suo attrezzo telematico e tuitta (Twitter, sappiatelo, è l’acquario dei presuntuosi) la ormai celeberrima frase: “Ogni tanto passo su #Fiorello, noiosissimo”. A parte la vigliaccheria di mettere l’hashtag e non l’indirizzo Twitter di Fiorello (che l’account Twitter ce l’ha), a parte che non se ne può più di vedere la virgola usata al posto dei due punti, quello che conta è il succo del tuit: Lei ogni tanto ci passa (la immaginiamo annoiata sul divano a casa a fare zapping costruttivo da un canale all’altro), si ferma un po’ su Rai1 e storce la bocca ad effetto di noia… E allora che fa? Acchiappa l’attrezzo telematico e tuitta tutta la sua noia sovrana. Mica che magari si limita a pensarlo, a commentarlo magari con chi le siede vicino o con qualcuno via telefono e via sms. No: lo tuitta, acciocché i suoi followi, che è gente che pur di guardare Fiorello si farebbe ammazzare, possano adorarala ancora di più. E il solito giochetto conformista, in fondo. Solo che Fiorello l’ha sgamata, e le ha risposto, vivaddio! Quello che colpisce in questa storiella è che la Guzzanti deve comunque schizzare veleno e spocchia, comunque, solo che che la Carfagna non c’è più, si passa ad altro genere e altri target. Meraviglioso.

Espatrio – Questa me la sono lasciata per ultima, perché secondo me è la migliore. Saviano… Saviano l’Intoccabile ora che il Mafioso Number One è stato disarcionato che t’ha fatto? E’ andato a  predicare il suo verbo oltreoceano, a Zuccotti Park, quartier generale degli Occupy Wall Street. Poteva mancare? Ma nooooooooo! Vuoi mettere con quei quattro gatti di Indignati locali che ancora dormono in tende di infima qualità a Santa Croce in Gerusalemme (parlo per Roma, a Napoli o dovunque Saviano abiti non so che accada)? No di certo: si va nella glamorousissima NYC, a Zuccotti Park! Dove è andata così (il post di Christian Rocca è semplicemente sublime) e così (idem).

Ah, dimenticavo!!

Riciclaggio – Ve la ricordate? Quella che non avrebbe più lavorato? Quella che la Rai matrigna? Quella che pareva un affronto alla Madonna di Fatima? Tranquilli: Serena Dandini da gennaio avrà la sua trasmissione su La7. Mi chiedo solo con che cosa la riempirà.

E anche stavolta è arrivata l’incredibile sensazione che si prova quando si termina un lavoro lungo e faticoso. Adrenalina a mille e senso di vuoto. Ci si sente rinascere, e intanto si prova una stanchezza feroce. Invia. Click! E l’ultimo testo è partito via email. Il committente lo vedrà solo lunedì, e quindi io oggi avrei potuto divagarmi, chiudere tutto, sospendere un po’ il pensiero attivo e riapplicarmi domani, con calma. Magari dedicarmi agli altri lavori che scalpitano in attesa. Invece no: avevo voglia di finire questo lavoro qui.

E l’ho fatto.

Si è così concluso un cammino lunghissimo e faticoso, iniziato più di un anno fa. E cammino è proprio la parola esatta, visto che ho camminato anche io, in ispirito, con tutti i pellegrini e viaggiatori che secoli fa scendevano a migliaia dall’Europa e puntavano alla mia meraviglisa Città per fede, e non solo. Ho visto la strada con i loro occhi, ho provato a sentirla con le loro anime. Ho visto e imparato cose splendide. Ho attraversato città, paesi, boschi, pianure, fiumi, laghi, montagne. E li ho invidiati. Da morire. Ne ho invidiato il coraggio, l’iniziativa, la forza. Anche la follia. Ne ho invidiato, soprattutto, la meraviglia continua che dovevano provare di fronte a ogni cosa essi vedessero, con i loro occhi bambini e sempre impreparati. Quella meraviglia che faceva chiamare le guide medievali di Roma Mirabilia Urbis: le cose meravigliose di Roma. Roma, piena di cose per cui meravigliarsi. Città magica e santa.

Certo, mica finisce qui. Ora ci saranno le bozze, le prove… riguarda quiinserisci ‘sta chiesama sei sicura che è così? E via cantando. Ci sarà, soprattutto, quella tiritera meravigliosa (pure lei: potrebbe essere diversamente?) per cui il committente ti pagherà chissà fra quanto, perché l’ente che gli ha appaltato il lavoro lo pagherà chissà fra quanto, e tu dovrai stargli appiccicata come un mastino da recupero-crediti chissà per quanto (ogni volta è così, ogni santa volta!). Però, intanto, sei libera. Libera di poterti dedicare a tutto il resto.

E così, siccome la Libertà mi provoca sempre Felicità, io mi godo per stasera il mio breve, brevissimo momento felice.

Vehementius igitur admirandam censeo totius Urbis inspectionem, ubi tanta seges turrium, tot aedificia palatiorum, quot nulli hominum contigit enumerare [Magister Gregorius, alla vista di Roma da Monte Mario in un anno imprecisato tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo]

Io ho una domanda da fare a chi passa di qui: ma chi lo ha scelto Mario Monti? E perché?

Cioè: a noi Italiani qualcuno ha spiegato perché è stato scelto lui come nuovo Premier? Per quali motivi ciò è stato fatto? E chi lo ha fatto perché aveva il potere/diritto/dovere di farlo, che so, perché lo dice la Costituzione? Sono giorni che mi pongo queste domande, e che non trovo risposta. Io ricordo distintamente solo due cose:

- che il nome di Monti come Salvatore della Patria girava da molto prima del giorno dei 308 voti alla Camera.

- e che una bella sera (era sera, no?) di qualche giorno fa il Presidente della Repubblica ha fatto ‘sto Monti senatore a vita. La breaking news ascoltata alla radio aveva il sapore del golpe annunciato (qui mi son concessa una nota personale, chiedo venia).

Ma Napolitano ci ha mai spiegato perché lo ha fatto senatore a vita? Lui, o chi per lui, ci ha mai detto: “Caro Italiano, ora IO decido che questo Mario Monti debba essere il tuo nuovo Premier per questo, questo e quest’altro motivo”? Non dico che avrebbero dovuto chiedere il mio parere, ma almeno informarmi del perché si è scelto lui come Grande Taumaturgo magari sì. E mi piacerebbe anche sapere qual è stata la procedura. Poi, per carità: negli ultimi giorni sono stata impegnata tanto, magari qualcosa mi è sfuggita, non ho avuto tempo per leggere approfonditamente tutto quel che si poteva leggere, e può pure essere che quel poco che ho letto non l’ho capito bene perché la mia testa è un po’ sotto stress e quindi molto poco ricettiva. Per questo torno a chiedere l’aiuto di chi legge:

1. Chi ha deciso che dovesse essere Monti il nostro nuovo Primo Ministro?

2. Esiste un comunicato ufficiale?

3. Lui, il Monti, aveva degli eventuali concorrenti. O competitors, come Lui amerebbe dire?

4. E se sì: perché alla fine è stato scelto lui?

Ecco: a me piacerebbe avere risposte semplici a queste mie domande. Perché va bene tutto: le interpretazioni di politologi, giornalisti e appassionati. Le incazzature e gli osanna. Il tifo da stadio pro e contro. Le cronache. I commenti. Le ipotesi e le cose evidenti. Ma l’Origine della Questione, quella che passerà alla Storia perché consegnata a un documento ufficiale, qual è? Si sa? Si sa come sono andate le cose? Chi lo ha scelto Mario Monti? E perché?

Grazie.

E mentre qui in Italia siamo entrati nell’Era della Sobrietà, laggiù in Giappone, la notte scorsa, le ragazze della Nazionale italiana di pallavolo sono diventate campionesse del mondo. Se ne parla poco, e non va bene.

Pertanto, io - molto sobriamente - esulto. E, altrettanto molto sobriamente, diffondo la notizia e la immortalo qui sul Coso.

Brave, ragazze!

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