Roma. Basilica di Santa Maria Maggiore. La mia basilica: un 29 settembre di qualche annetto fa ci sono stata battezzata. Santa Maria Maggiore è una delle basiliche patriarcali di Roma, il che vuol dire una delle principali. E una delle più belle e delle più antiche (risale all’inizio del V secolo). Una delle più visitate dai turisti. Ha avuto la sfortuna di venirsi a trovare, dopo l’Unità di Italia, nel cuore di quello che poi sarebbe diventato l’Esquilino, ossia Piazza Vittorio, ossia China Town. Ossia, vicino la Stazione Termini e quel reticolo di strade piene di alberghi e pensioni anche equivoche. Da quando poi sulla piazza di Santa Maria Maggiore hanno aperto una SMA (qualche anno fa), la zona è diventata ricetto di disperati che alla SMA vanno a comprarsi la birra e le patatine, che poi consumano tranquillamente all’aperto: sui marciapiedi, sulle scale della fontana che orna la piazza, sulle scale della basilica. Anni fa, la sera, dopo la chiusura alle 7, la scalinata antistante la basilica accoglieva immigrati, la più parte nordafricani, che lì fumavano, bevevano e liberavano la vescica direttamente sulle colonne della facciata (opera insigne di Ferdinando Fuga: vale ricordarlo ai nostri amanti della cultura? Quelli che la cultura avanti tutto ma guai a chi tocca chi delle nostre opere d’arte fa una latrina a cielo aperto?). Poi, una sera, questi simpatici ospiti si accesero direttamente un focaraccio, contro quelle colonne… Sai? Faceva freddo e bisognava riscaldarsi… Peccato che il fuoco abbia il potere di rovinare il travertino, di cui le colonne sono fatte: lo scioglie. Insomma, per farla breve: si decise (non posso dire chi perché di preciso non lo so: il Vaticano direttamente? Il Capitolo di Santa Maria Maggiore? Il Vicariato di Roma? Non conta: la decisione fu presa dalle autorità vaticane) di mettere una bella cancellata a recintare la zona di sagrato che pertiene allo Stato Vaticano (per chi non lo sapesse: tutte le basiliche patriarcali sono zona extraterritoriale, non più Italia ma Vaticano), così da impedire i bivacchi e i falò. La stessa operazione era stata fatta anni dietro sul retro della basilica, su Piazza dell’Esquilino (vedi foto sopra), dove è la monumentale scalinata sulla quale noi – bambini e poi ragazzetti della zona - andavamo a goderci il primo sole di primavera e i tramonti (guarda dritta a ovest), ci incontravamo, giocavamo, chiacchieravamo… era un po’ il nostro muretto. Niente, nada, nicht: un bel giorno fu recintata anche lei, perché era occupata da gente non proprio raccomandabile, che non amava mischiarsi con noi, e che beveva, si ubriacava, liberava la vescica contro i muri della chiesa e accendeva falò… Via! Un pezzo di città tolto ai suoi abitanti. E ancora sta recintata, con le transenne. I simpatici e graditissimi ospiti che ci hanno rubato la scalinata, ora, si riuniscono nella piazza, intorno all’obelisco messo lì da Sisto V alla fine del ’500, contro il quale continuano a liberare la propria vescica…
Io vedo la basilica dalle finestre di casa mia. Le sue campane scandiscono i quarti d’ora della mia giornata. La strada su cui abito porta il suo nome. Eppure, ormai e da tempo, passarle davanti mi provoca dolore. Perché mi sembra un fortino assediato da tutte le brutture che stanno invadendo la nostra Città come radici di una pianta mortifera, che vanno sempre più giù, sempre più giù, e che senza che nessuno le estirpi (in fondo guarda che belle le foglie che danno! Le piante piangono se le tagli, non lo sai?), ci stritoleranno. Radici contro le quali nessuno fa niente. Mi hanno tolto la scalinata su Piazza dell’Esquilino, e amen. Mi hanno tolto la scalinata davanti alla facciata, e amen. Sono costretta a mandar giù veleno ogni volta che vedo qualcuno che piscia contro l’obelisco di Sisto V. E amen. Se vado a fare la spesa alla SMA e attraverso la piazza antistante la basilica, mi tocca passare davanti a un suk da terzo mondo: camioncini dei Tredicine ben piazzati, banchetti di souvenir, e gli immancabili cingalesi che ti si fiondano addosso come api attratte dal miele per venderti la loro roba. Si ferma un gruppo di turisti con la guida che spiega la facciata, la piazza, la chiesa, la colonna tolta alla Basilica di Massenzio e messa lì da Paolo V Borghese? Zum! Eccoli che ti aggrediscono: compra compra. Figuriamoci chi vuol fare una foto… Mi fanno tenerezza i turisti che cercano l’inquadratura giusta per evitare tutto questo: è impossibile, e quando mostreranno le foto ai loro amici, dovranno forse anche dire due parole per spiegare che si trovavano a Roma. E diranno che ovunque, per la città, si sono ritrovati addosso quella fauna invadente e fastidiosa: camioncini di Tredicine, cingalesi e cinesi che si avvicinano per venderti la loro roba, cingalesi che ti vogliono fare la foto (accade a Fontana di Trevi), cingalesi che ti vendono le rose, zingari che ti chiedono l’elemosina o che, non veduti, ti sfilano il portafoglio, e ragazzoni americani che ti vengono a raccogliere all’uscita dalla metro offrendo visite guidate tenute da società e guide non autorizzate, cioè abusive. Racconteranno che sulla metropolitana, a tutte le ore, salgono zingari che suonano; e che questo ormai lo fanno pure sugli autobus.* Spiegheranno che tutta questa commedia si svolge sotto gli occhi dei vigili ubani, dei carabinieri, dei finanzieri, che se ne strafottono e non vedono. Quando ci sono. Anche questa, in fondo, è l’immagine dell’Italia all’estero, quella che sta tanto a cuore ai nostri parrucconi sinistri. O no?
Alemanno, t’avevamo votato perché ci liberassi di questo. Non lo hai fatto. E Roma sta andando sempre più giù. Fai qualcosa, finché puoi. Perché con chi verrà dopo di te (mica crederai di venir rieletto?), le cose andranno sempre peggio. Fai qualcosa e onora le promesse elettorali: chi ti ha votato, lo ha fatto perché voleva una città vivibile e non ce la faceva più a campare in contesti da terzo mondo, non ce la faceva più a vedere la propria città invasa e umiliata in questa maniera. Non ce la faceva più a sentirsi assediato a casa propria. Che poveri illusi che siamo stati.
*Questa però mi sa che la racconto un’altra volta, perché i turisti sono gli unici che li pagano a questi, e qualcosa non torna.
Ed ecco quello che accade in una mattina di settembre su Piazza di Santa Maria Maggiore…







