Nel mio rapido giro per giornali online di stamattina sono incappata su questo splendido articolo di Antonio Socci, pubblicato su “Libero”. L’argomento è il pazzo di Oslo, la sua fede e il modo con cui è stato etichettato dalla stampa. Più che modo, bisognerebbe dire parola: cristiano.
Ora, forse, va fatta una breve premessa: io non ho il dono della fede. Lo vorrei, ma nel profondo mi manca. E’ possibile che Dio esista, ma io non lo so. Non lo vedo. Un po’ (un po’ tanto) papalina lo sono, questo sì: ma è un fatto culturale e nient’altro, e con l’argomento di cui qui si scrive non c’entra niente. Ecco, questo giusto per dire che se torno a battere su questo punto non è perché la fondamentalista cristiana (ma che definizione è, poi?) sia io, e che voglia difendere strenuamente un pazzo solo perché questi sul proprio profilo Facebook si definiva “cristiano”. Il punto è un altro, e riguarda il modo in cui il folle è stato presentato, fotografato e spiegato sui media: m’è sembrato proprio che tutti i non-cristiani (e se non tutti, di certo molti) siano andati in brodo di giuggiole quando hanno appreso che l’assassino si dichiarava appartenente a questa fede. Improvvisamente, e finalmente, avevano qualcuno che dimostrava il loro teorema di sempre, e che cioè i cristiani, se ci si mettono, possono ammazzare in nome del proprio credo e che in questo sono esattamente come gli islamici, forse pure peggio.
Sì, certo. E io sono Monica Bellucci.
Questo fastidio lo avevo sfogato qui sopra qualche giorno fa, a caldo. Poi mi sono messa in attesa di sapere le motivazioni della strage, avendo poco tempo per leggere e approfondire le notizie come vorrei (purtroppo, ma sto in consegna di lavoro e il tempo è ridotto all’osso). Intanto riflettevo. Riflettevo che il tipo è cristiano come io sono bionda alta e con gli occhi azzurri. Mi chiedevo perché, pur passando per xenofobo e anti-islamista, avesse deciso di andare a far strage di persone del suo popolo, quelle sì alte bionde e con gli occhi azzurri. Povere cretaure immolate sull’altare della follia di un pazzo scatenato. Perché non s’era appostato davanti a una moschea? Sai quanti islamici avrebbe fatto fuori? Le moschee ci sono in Norvegia, o no? Perché, invece, ha scelto l’isola? Perché ha scelto quei poveri ragazzini inermi? Cosa c’è di cristiano in tutto questo? Cosa fanno i fondamentalisti cristiani, poi? Come organizzano le proprie giornate? E cosa c’è di islamofobo e razzista in quello che ha fatto? Cosa lo ha spinto a scegliere le sue vittime, quelle vittime?
Guardatela questa foto: guardatelo come fissa l’obbiettivo del fotografo, compiacente e soddisfatto mentre la macchina della polizia se lo porta via. Che gli fareste a uno così? Quanto parla questa foto? Anche io, insomma, sono sempre più convinta che la matrice del gesto di Breivik sia la pazzia più totale, infarcita di stronzate similculturali come i Templari (fuggire, fuggire a gambe levate e senza indugio da chi parla di Templari ad mentulam canis, e non per interesse storico e professionale! E’ provato per esperienza personale, credetemi), la Massoneria e altre boiate simili. Non ho energie neanche per sfogliare il suo memoriale, ma immagino i deliri che ci sono dentro.
Ora, in conclusione: Antonio Socci dice tutto, tutto quel che penso e lo dice come solo lui sa fare. Un unico appunto al suo pezzo: Michele Serra è un imbecille, se ha scritto quelle cose che Socci riporta. Ed è ovvio che le ha scritte. Io capisco che Socci sia un grande, grandissimo galantuomo, ma io – personalmente – mi son rotta un po’ le palle di vedere definiti da uomini di grande sensibilità e intelligenza (Socci, nel caso) come “intelligenti” uomini che non lo sono (Serra, nel caso) solo per fair play. Che sta sempre e solo dalla nostra parte. Ma questa è un’altra storia.
ps: Poi mi chiedo anche, a latere, come sia possibile che i servizi segreti norvegesi attenzionassero il macellaio Breivik fin dal 2009, e che nonostante questo gli sia stato permesso di fare quello che ha fatto. Mi chiedo come sia possibile che l’unico elicottero della polizia di Oslo ci abbia messo un’ora ad arrivare sull’isola da quando era stato chiamato, e come fosse possibile che su quell’elicottero non c’era una persona, dico una, che avesse con sé una pistola! E’ questa la civilissima Norvegia?